Il sindaco di destra di Comiso ha cancellato il nome di Pio La Torre, comunista, ammazzato dalla Mafia, al quale era stato intitolato l'aeroporto cittadino per ripristinare quello di un generale della più vergognosa guerra d'aggressione fascista, quella contro l'Etiopia. Noi ci ostiniamo a ricordare Pio La Torre, comunista, ammazzato dalla mafia.
Mostrate in televisione le prove della partecipazione di "consiglieri USA" all'attacco contro l'Ossetia
Il vicecapo di stato maggiore russo, generale Anatoly , ha mostrato alle telecamere il passaporto di un cittadino Usa - un texano di nome Michael Lee White - rinvenuto dai soldati russi in una postazione conquistata alle forze speciali georgiane a Zemonekozi, un villaggio poco a sud di Tskhinvali, in Ossezia del Sud. "Quella posizione era stata tenacemente difesa dai commando georgiani", ha detto Nagovitsyn. "Non sappiamo perché questo americano fosse lì, ma è un fatto che stava in quell'edificio, assieme alle forze speciali georgiane".
Questa scoperta aveva fatto dichiarare al premier russo Vladimir Putin, intervistato dalla Cnn: "Abbiamo serie ragioni di credere che cittadini americani fossero proprio nel cuore dell'azione militare".
Del resto non è difficile immaginare, in quei giorni, la presenza di qualche consigliere militare statunitense a fianco delle truppe d'élite georgiane addestrate e armate dagli Usa, che erano appena state aviotrasportate dall'Iraq a bordo di aerei militari statunitensi.
Cosa potrà dire, o fare, ancora Vladimir Putin perchè in Occidente, e in Europa, si capisca che sta facendo sul serio? Sarà dunque utile prenderlo sul serio, e cercare di capire perchè lo fa. Per fortuna - si fa per dire - questa volta la sua dichiarazione pubblica di un grande programma di riarmo viene il giorno dopo quella del Presidente americano che sventolava l'ipotesi della Terza Guerra Mondiale. Che ci si poteva aspettare dal Presidente Russo di fronte ad una situazione assolutamente senza precedenti, in cui il dirimpettaio dice che è pronto a mettere a ferro e fuoco il pianeta?
Non era mai accaduto, io credo, dai lontani tempi della crisi dei missili a Cuba che contrappose Krusciov e Kennedy. E l'orologio degli ultimi cinque minuti, quello degli scienziati contro l'arma atomica, si è rimesso in moto.
Vladimir Putin, con il suo ormai abituale linguaggio crudo, risponde colpo su colpo in modo e non arretra. Anche perchè non si sa dove potrebbe arretrare, salvo arrendersi. Ma è divenuto forte e una resa non è più nell'agenda della Russia. Una Russia che avrà Vladimir Putin al comando (anche questo ha detto ieri il Presidente russo, uscente e non uscente) nei prossimi cinque anni almeno. E dunque una Russia che, sempre più forte, continuerà su questa linea senza deflettere. Realismo vuole che si riparta da questa preliminare constatazione. Dunque, prima che le cose superino il limite di sicurezza, sarà utile ri-prendere le misure.
Le misure Putin, per conto suo, le ha prese. Altri sistemi d'arma strategica e nucleare, altri cacciabombardieri ultra-sofisticati, altri tre sommergibili nucleari rispetto ai quali la tecnologia del Kursk appare anti-diluviana. Né c'è da sperare che gli manchino i miliardi di rubli, di euro, per il suo programma da fine di mondo: perchè saremmo noi a darglieli, pagando ogni barile di petrolio ogni giorno di più. Il record di ieri, a ottantotto dollari a botte, è destinato a essere superato e ancora superato più volte.
E non abbiamo scelta, perchè le energie alternative sono lontane, o comunque le loro dinamiche di crescita sono molto più lente della domanda di energie non rinnovabili. Che sono poi quelle che stanno distruggendo l'ambiente e l'uomo. Certo, dovremmo cercare di convincere il leader russo a spendere meglio il surplus petrolifero e gassoso del suo paese, da qui al 2015. Ma difficilmente potremo convincerlo se appoggeremo (o lasceremo fare) il programma di scudo stellare che Stati Uniti, Polonia e Repubblica Ceca stanno costruendo ai confini della Russia.
Nel suo viaggio a Teheran - segnale che più esplicito non si poteva - Putin ha messo in guardia: non solo sarà considerato inammissibile l'uso della forza contro l'Iran, ma neppure la minaccia di quell'uso. George Bush ha risposto che il suo secondo mandato non è ancora terminato.
Resta dunque da vedere cosa intende fare nell'anno che gli resta. C'è solo da augurarsi che lui e i suoi consiglieri non commettano l'errore di scambiare il 2008 con il 2001. Allora Putin si fece da parte, in Afghanistan, e lasciò fare. Ma nel 2007, esattamente ieri, ha chiesto agli Usa di fissare una data per il ritiro dall'Iraq. Non lo aveva mai detto. Il vento ha inferto un colpo secco alla banderuola della storia. Potrebbe essere fatale per tutti non accorgersene.
Questa è una storia di espansionismo statunitense, più che di aggressione russa
La guerra nel Caucaso è il prodotto dell'imperialismo americano e non solo di conflitti locali, ed è probabile che sia solo un assaggio di eventi futuri.... (continua)
di Seumas Milne
"Un lato positivo nella mia vicenda è quello di aver contribuito a portare alla luce la crudeltà delle Ferrovie nei confronti degli otto colleghi di Genova"
Georgia . Gli Usa avrebbero aiutato la Georgia nell'abbattimento di velivoli russi
Il quotidiano Izvestia ha pubblicato una notizia secondo cui l'esercito Usa avrebbe aiutato le forze georgiane nell'abbattimento di quattro velivoli militari russi durante la crisi delle scorse settimane. Secondo fonti militari l'esercito Usa avrebbe fornito ai soldati georgiani le coordinate per abbattere gli aerei russi "partecipando direttamente al conflitto". L'ipotesi sarebbe nata dopo il sequestro in Georgia da parte russa dei famosi Hummer utilizzati dai militari di Washington.
I russi si sono ritirati dalla Georgia nel territorio dell'Ossezia meridionale e dell'Abkhazia, o nei loro pressi, rispettando le linee di peacekeeping concordate nel 1990 e tenendo avamposti nei porto di Poti e nei pressi di Senaki, a qualche chilometro da Poti, così come sulla strada principale che taglia quasi a metà il paese e collega la città con Gori. Il motivo strategico di questa mossa è semplice: il porto è il punto di ingresso più probabile per le armi pesanti (la Turchia in questo momento non farebbe mosse che potrebbero causarle problemi con la Russia, e nega di aver autorizzato il passaggio delle navi statunitensi). Senaki serve per assicurare la "linea di comunicazione" diretta tra Abkhazia e le truppe in osservazione a Poti. La postazione a nord di Gori serve a tenere d'occhio il traffico di camion e mezzi militari. ( continua )
Le conseguenze dell'aggressione della Georgia di Saakhshvili contro la Repubblica Autonoma dell'Ossezia del Sud saranno ampie, tanto da ripercuotersi a livello mondiale.
La spudorata e palesemente falsa propaganda agitata dai mass media occidentali contro Mosca, che viene presentata come l'orso imperialista della Guerra Fredda (e anche dei tempi precedenti), serve principalmente a cercare di nascondere, presso il pubblico mondiale, le responsabilità dell'inizio di questa ennesima Guerra d'Agosto, ma serve anche a capovolgere la sconfitta sul terreno, in vittoria mediatica sui video. Il virtuale, è oramai, l'ultimo campo dove l'occidente `vince' le sue battaglie. ( continua )
Afghanistan . Bombardamento Usa fa strage di civili a Herat: 76 morti
Il ministero dell'Interno afgano ha dichiarato che il bombardamento aereo Usa della scorsa notte su Shindand, nella provincia occidentale di Herat (sotto comando italiano) non ha causato la morte di 30 talebani come annunciato dai comandi Nato, ma ha ucciso ben 76 civili, in maggioranza donne e bambini.
La vicenda Georgia - Ossezia del Sud - Russia porta al pettine se non tutti una buona parte dei nodi; delle contraddizioni, degli errori della politica estera americana di questi ultimi vent'anni seguita finora, o subita, quasi supinamente dall'Europa.
Bush ha minacciato la Russia di espulsione dal G8 e dal Wto (grottesco diktat poi sfumato in un più diplomatico rischio di compromettere "l'aspirazione di essere integrata nelle strutture diplomatiche, politiche ed economiche del Ventunesimo secolo") per essere intervenuta nell'Ossezia del Sud a sua volta aggredita dalla Georgia da cui formalmente dipende e dalla quale reclama, da vent'anni, l'indipendenza? Ma quale autorità ha Bush in materia dopo che gli Stati Uniti hanno voluto, e ottenuto con la violenza delle armi, l'indipendenza del Kosovo dalla Serbia? Con differenze che rendono molto più giustificabile l'intervento russo in Ossezia di quanto non lo fosse l'aggressione americana alla Serbia. Il Kosovo infatti era da sempre territorio serbo (era anzi considerato "la culla della Nazione serba") e vi vivevano 380mila serbi (ora ridotti a 60mila nella più grande, e vera, pulizia etnica nei Balcani), l'Ossezia del Sud non è mai stata territorio georgiano e vi vivono solo osseti. Gli indipendentisti albanesi dell'Uck, foraggiati e armati dagli americani, facevano ampio uso del terrorismo, gli osseti no. Le truppe russe sono intervenute in Ossezia e hanno anche sconfinato in Georgia ma non ne hanno toccato la capitale, Tbilisi, gli americani bombardarono invece a tappeto, per 72 giorni, Belgrado. La Serbia di Milosevic non costituiva una minaccia per alcun Paese Nato (anzi non costituiva, ridotta ai minimi termini com'era dopo la guerra di Bosnia, una minaccia per nessun Paese). La Georgia in predicato per entrare nella Nato, e con una serie di "istruttori" americani sul suo territorio, sta ai confini della Russia. Ciò che ha fatto la Russia in Georgia e in Ossezia del Sud è quindi molto meno grave, e più giustificabile, di quanto hanno fatto gli Stati Uniti in Serbia e in Kossovo.
Nella vicenda kosovara l'Europa, compresa l'Italia di D'Alema, seguì supinamente e stupidamente gli Stati Uniti. Mentre infatti gli americani avevano almeno un loro piano, costituire un corridoio - Albania più Bosnia più Kosovo - di islamismo "moderato" nei Balcani a favore della Turchia, il loro grande alleato nella regione (calcolo poi rivelatosi sbagliato perché in quel corridoio si sono installate cellule di Al Quaeda che stanno contaminando proprio la Turchia), l'Europa non aveva alcun interesse a favorire la componente islamica dei Balcani a danno della Serbia ortodossa e da sempre parte integrante del Vecchio Continente (e infatti quando a Ballarò dissi a D'Alema che quella per il Kosovo era stata una guerra "cogliona", l'ex presidente del Consiglio non replicò).
Ma ora l'Europa sembra rialzare la testa. Sembra aver capito che non è suo interesse appiattirsi come una sogliola davanti all'aggressiva politica americana. La mediazione di Sarkozy va tutta in questo senso (e infatti un documento di Washington di condanna esplicita della Russia inviato ai membri del G7 non è passato). Sarkozy non ha ottenuto solo l'immediato "cessate il fuoco" ma anche la posizione giuridica dell'Ossezia del Sud e dell'Akbazia) sia discussa in una Conferenza internazionale da cui uscirà, con tutta probabilità, l'indipendenza dei due Paesi. Senza spargimenti di sangue. Che è la soluzione ottimale per i russi, ma anche per noi. L'Europa ha infatti molti motivi, di vicinanza ed economici, per tenersi buona la pur ambigua Russia di Putin. Così come ha molto motivi per avere buoni rapporti con i Paesi musulmani che circondano le sue coste (mentre l'America li ha a 10mila chilometri di distanza). Per questo sempre Sarkozy sta favorendo l'"Unione mediterranea", cioè di tutti i popoli del Mediterraneo.
E l'Italia in tutto questo cosa fa? Il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, non ha nemmeno partecipato alla riunione che i suoi colleghi della Ue hanno tenuto a Bruxelles per discutere della crisi georgiana. Sta alle Maldive. Forse ci è restato apposta, per non compromettersi. Una dimostrazione ulteriore, se ce ne fosse stato bisogno, che con la politica delle pacche sulle spalle "all'amico Bush" e all'"amico Putin" non si combina nulla e si finisce per non contar nulla.
"Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in ogni parte del mondo.
Questa è la parte più bella di un rivoluzionario."
STIAMO CADENDO SEMPRE PIU' IN BASSO!!!
Dante De Angelis, ferroviere, è stato licenziato per aver espresso la sua opinione sugli incidenti ai treni Eurostar. Due si sono spezzati in pochi giorni, il 14 e il 22 luglio, a Milano. Per mancanza di manutenzione e per usura secondo De Angelis, per errore di manovra da parte del personale secondo Trenitalia.
Dante è un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Era già stato licenziato nel 2006 per ver sottolineato l'insicurezza dei treni e reintegrato dopo sette mesi passati senza stipendio. Il giorno di Ferragosto è stato allontanato dal posto di lavoro, senza aver ricevuto neppure una lettera di licenziamento. Un trattamento che non si riserva neppure ai cani rabbiosi. Giancarlo Cimoli e Elio Catania che hanno contribuito all'attuale situazione delle Ferrovie dello Stato sono stati allontanati con milioni di euro di buonuscita
Georgia, la libertà made in Usa
di Tommaso Di Francesco e Manlio Dinucci
«La Georgia è oggi un faro di libertà per questa regione e il mondo», diceva il presidente George Bush in visita a Tbilisi nel maggio 2005. A cosa si deve un tale riconoscimento della Casa bianca? Al fatto che questo piccolo paese di 4 milioni di abitanti è divenuto un avamposto della penetrazione Usa nell'Asia centrale ex sovietica: area di enorme importanza sia per le riserve di petrolio e gas naturale del Caspio, sia per la posizione geostrategica tra Russia, Cina e India...( leggi articolo )
L'ultima di Placanica il carabiniere accusato di aver ucciso Carlo Giuliani a Genova nel 2001
L'ex carabiniere calabrese accusato di aver ucciso Carlo Giuliani durante il G8 del 2001 ha presentato denuncia contro ignoti per l'omicidio, del giovane, In seguito ad una comparazione tra le perizie di parte che indicherebbe l'assenza, nel corpo di Giuliani, di residui di camiciatura del proiettile che uccise il giovane no global. Questo secondo la denuncia di placanica dimostrerebbe che ad uccidere Carlo Giuliani potrebbe essere stato un altro membro delle forze dell'ordine , si no ad ora tenuto nascosto dalle autorità. La denuncia di Mario Placanica e' stata depositata ieri a Catanzaro e trasmessa alla procura di Genova per competenza.
Ed i soldati dissero ''ci vediamo al prossimo G8''
«Devi essere uno di quelli che manifesta col volto coperto... Ci vediamo il prossimo anno al G8». Circondato da almeno tre carabinieri e sette-otto granatieri di Sardegna, Luca s'è sentito dare questo appuntamento da uno dei militari che poco prima lo avevano invitato a seguirli mentre volantinava contro la presenza dei soldati nelle città alla stazione della metropolitana di Anagnina, a sud di Roma. Erano le 18 dell'altroieri. Luca, 21 anni, liceale, è un attivista dei collettivi giovanili contro la precarietà. Mentre gli controllavano i documenti ha chiesto ai militari il perché della loro presenza. Si sarebbe sentito rispondere: «Che diresti se tu avessi una sorella stuprata dai rumeni?».
Ieri pomeriggio Luca è tornato a volantinare nello stesso luogo con alcuni suoi compagni che denunciano l'«identificazione initimidatoria, ingiustificata e inquietante». «Normale controllo», secondo un cortese tenente colonnello dell'Arma, il più alto in grado nel punto di ritrovo"naturale" di pendolari senza automobile, cioè di immigrati. Vanno e vengono dalla città all'hinterland dove gli affitti sono meno cari. A volte il piazzale enorme della stazione diviene location di pic-nic per comunità straniere senza altri spazi per la socialità minima.
Luca non stava commettendo alcun reato. L'ufficiale conferma che non è stato denunciato. Ma il giorno dopo si troverà intorno una cinquantina tra agenti digos e carabinieri in borghese, più lo schieramento di poliziotti e militari sia carabinieri che granatieri, spilungoni col sorriso fisso e pistola a penzoloni dal cinturone. Da quando si sono insediati hanno acciuffato un minorenne rumeno, con precedenti, che aveva borseggiato una turista di Ancona. Questo è l'unico risultato tangibile.
Tuttavia, al passaggio dei ragazzoni in divisa gli sguardi dei cittadini si fanno spesso compiaciuti. Sembrano tutti favorevoli alla presenza dei militari. Il cronista si sente spiazzato nei suoi pregiudizi. Chiede lumi a un addetto alle pulizie visibilmente soddisfatto. «Che succedeva prima dell'arrivo delle truppe?». «Nun me faccia parlà... Un po' de tutto!». «Ma lei ha visto qualcuno commettere reati, violenze, stupri?». «Voci di corridoio, così dicono... Io non ho mai visto niente. Però so' tanto contento perché è più pulito. Un po' razzista, dice? Un po' tanto!». In effetti, pare che dall'arrivo dei granatieri ci siano meno cartacce e bottiglie in giro. «E' una questione di ordine e pulizia», conferma un barista. «Polizia o pulizia?». «Pulizia». Il cronista, già meno disorientato, si rassicura anche circa lo stato del suo udito. Aveva sentito bene. La minaccia che ha spinto Alemanno a spedire gli uomini di La Russa ad Anagnina era la sporcizia. Il banchista ammette la presenza di qualcuno con qualche birra in più in corpo. Il tenente colonnello non va molto oltre, non ha statistiche sui reati commessi in zona e suggerisce di cercare un servizio di Canale 5 sugli abusivi nella stessa stazione: «Qualche furto con destrezza succede, come anche l'accatonaggio per l'acquisto di una dose o del tavernello». Tanto basta perché i cittadini «si sentano vulnerabili». Viene in mente Massimo Troisi quando si chiedeva perché Mussolini non l'avessero fatto capostazione anziché capo del governo visto che faceva arrivare i treni in orario. La Russa sarebbe stato meno dannoso come assessore al decoro urbano? Però quando si chiede conto al tenente-colonnello dell'ossessione per rumeni e rom di alcuni suoi uomini, congeda brusco il cronista: «Ecco dove voleva arrivare». Dove signor colonnello?
''SAAKASHVILI HA COMMESSO UN GRAVE ERRORE POLITICO"
La Russia ha aggredito la Georgia. Così dice il presidente Mikhail Saakashvili, così le notizie che arrivano. Ma Giulietto Chiesa, che conosce benissimo la Russia, la sua storia, la storia di un impero che si chiamava Urss, nega decisamente. È stato in Ossenzia, quest'anno, ha tanti amici da quelle parti, ascolta quotidianamente i tg russi.
Siamo di fronte all'ennesima bufala mediatica? Qualcosa che ricorda le tristi armi di distruzione di massa "scoperte" in Iraq?
«Questa è una notizia falsa a cui non bisogna credere. I Russi non hanno occupato un bel niente, si sono sono attestati sulla linea del accordo del 1992 di Dagomys e non hanno nessuna intenzione di uscire da quei contorni
L'ATTENTATO DI MADRID E' STATA UNA OPERAZIONE 'FALSE FLAG'?
Sembra ormai ovvio che gli attentati di Madrid siano stati un'operazione di tipo Gladio volta a spaventare e far reagire impulsivamente l'opinione pubblica spagnola in modo da farle appoggiare la finta guerra al terrorismo
L'Agence-France Presse riporta:
"La Corte Suprema spagnola ha ribaltato giovedì [17 Luglio] le condanne per quattro delle 21 persone arrestate per le bombe ai treni di Madrid che nel 2004 hanno ucciso 191 persone. Ha anche confermato la decisione di un tribunale inferiore di assolvere una delle presunte menti degli attacchi ispirati da Al-Qaeda, Rabei Ousmane Sayed Ahmed, noto come 'Mohammed l'Egiziano'. E ha confermato una condanna di quattro anni ad uno spagnolo, Antonio Toro, che era stato assolto dall'accusa di avere trasportato esplosivi..( LEGGI L'ARTICOLO )
Morti bianche, martedì il processo sulla Thyssen. La Rai lo trasmetta in diretta e mandi in onda le migliori produzioni realizzate sul tema della sicurezza
di Cesare Damiano e Giuseppe Giulietti
Martedì prossimo a Torino inizierà il processo per la strage della Thyssenkrupp. Ci sembra l'occasione migliore perché l'intero sistema dei media, e soprattutto la Rai, promuovano non solo la ripresa in diretta dell'udienza ma soprattutto una serie di trasmissioni ed eventi legati al dramma delle morti bianche e alla diffusione di una cultura della prevenzione. Basti pensare, tra gli altri, a film come ''Morire di lavoro'', di Daniele Segre o a''Invisibili'', il documentario, tra l'altro prodotto dalla Rai e realizzato dall'emittente RaiSat Extra di Marco Giudici tratto da un'inchiesta del direttore di Repubblica Ezio Mauro proprio all'indomani della strage di Torino.
Migliaia di persone hanno chiesto, anche attraverso il sito di Articolo21, che la Rai dia la possibilità ai cittadini di poter vedere questo prodotto. Siamo sicuri che la Rai, a partire dal presidente Petruccioli, dal direttore Cappon e dai direttori di rete e di testate recepiranno questa richiesta e questa sensibilità per un tema, quello delle morti bianche, che ha trovato nel presidente Napolitano il maggior sostenitore dal primo giorno del suo mandato. Ed è proprio per questa ragione che possiamo annunciare già da adesso che nei prossimi giorni daremo vita ad una grande manifestazione nazionale sul tema della sicurezza sul lavoro.
UNA SVOLTA A SINISTRA E COMUNISTA
Determinante l'area dell'Ernesto
E' successo l'imprevedibile: una nuova maggioranza politica, di cui fa parte in modo determinante l'area dell'Ernesto, mette in minoranza Vendola e Bertinotti. Si apre la strada per la ricostruzione dell'opposizione, per il rilancio del movimento dei lavoratori, per la riunificazione delle forze comuniste. Il Pd e Sd delusi, applausi dal Pdci. Viene approvata una linea simile a quella dei congressi delle federazioni di Bologna, Torino e Roma. Si prepara in autunno una grande manifestazione come quella del 20 ottobre, con i comunisti uniti e protagonisti della mobilitazione sociale. L'esito straordinariamente positivo del congresso è stato dovuto in gran parte al fatto che nella fase conclusiva del congresso l'area dell'Ernesto ha saputo coniugare determinazione, senza cedimenti, nelle posizioni politiche e spirito unitario nei confronti delle altre mozioni diverse da quelle di Vendola.
............................................................................................
''Noi non siamo l'estrema sinistra estremista di un partito liberale, noi vorremmo essere un PARTITO COMUNISTA in grado di intervenire nelle contraddizioni sociali per provare a cambiare questa società. Ciò vuol dire una cosa chiarissima: che l'opposizione sociale e politica che è la cosa principale alla quale dobbiamo lavorare a partire dai prossimi giorni non potrà essere un'opposizione di propaganda. Non basterà dire che Berlusconi fa delle cose cattive, non basterà dire che Veltroni non fa l'opposizione che dovrebbe fare. Noi non potremmo essere un partito che si lamenta di qualcun altro, dovremo essere un partito che è capace di costruire una risposta a tutto ciò, perché questo è un PARTITO COMUNISTA..
(Dal saluto di Paolo Ferrero).
AUTUNNO CALDO
E l'11 ottobre Ferrando va in piazza: «Corteo unitario»
(31 luglio 2008)
Da il Manifesto di mercoledì 30 luglio 2008
«Il Partito comunista dei lavoratori propone di dare un seguito
concreto alle diverse disponibilità espresse a favore di una grande
manifestazione unitaria della sinistra, in autunno, contro il governo
Berlusconi». Marco Ferrando da inizio alle danze. Se il congresso
nazionale di Rifondazione comunista si è chiuso con la mozione di
maggioranza che propone un nuovo 20 ottobre, il Partito comunista dei
lavoratori ha già in testa i dettagli dell'appuntamento: «Proponiamo
pubblicamente - aggiunge Ferrando - una data possibile: l'11 ottobre. E
proponiamo l'immediata costituzione di un comitato promotore unitario
della manifestazione, aperto al coinvolgimento di tutte le forze
disponibili della sinistra, politiche, sindacali, associative». «Non
capiremmo francamente ulteriori attendismi - continua Ferrando - Quando
avanzammo la proposta di una manifestazione della sinistra contro
Berlusconi era la fine di maggio. Se fosse stata accolta allora,
avremmo tutti evitato di lasciare campo libero a Di Pietro. Ora si sono
finalmente conclusi i congressi di Pdci e Prc, che hanno rilanciato la
proposta». «Si tratta di concretizzarla - conclude - a partire dalla
definizione della data, se non si vuole regalare l'apertura
dell'autunno al Pd di Veltroni-Colaninno. In ogni caso il Pcl
promuoverà da subito i primi contatti con Prc e Pdci per preparare
insieme l'iniziativa».
Rifondazione e Comunisti italiani al momento non rispondono.
Eppure che un corteo ad ottobre si farà lo danno tutti per scontato. Di
certo Ferrando ha curato al dettaglio i rapporti col Prc: a Chianciano
è stato ospite fisso per tutto il congresso.
In un nuovo corso del Prc c'è spazio per tutti, anche per chi dissente
di Gianluigi Pegolo
su Liberazione del 29/07/2008
Per comprendere ciò che si è prodotto nel congresso di Rifondazione comunista, più delle molte interpretazioni che sono state date dei contenuti delle mozioni e degli schieramenti che si sono venuti formando, valgono le immagini della platea del congresso al momento della proclamazione del compagno Ferrero a segretario del partito. Sbaglia chi, come il compagno Vendola, dà della nuova linea emersa dal congresso la lettura di un ripiegamento nostalgico o di un arretramento rispetto al processo di innovazione a suo tempo avviato. E' vero esattamente il contrario. Le immagini di quella platea festante che intona le canzoni e gli slogan dei comunisti, indica la voglia di una parte consistente della nostra base - che a me pare vada molto oltre le percentuali della nuova maggioranza che si è formata - di riappropriarsi del partito, della sua identità, della sua carica anticapitalistica, della sua vocazione conflittuale e non subordinata. Questa riappropriazione è la reazione legittima di una base a cui in questi anni è stato tolto il senso di un'appartenenza. La vicenda della sinistra-L'Arcobaleno, con il corollario della disfatta elettorale, ne è l'emblema. Questa opzione aveva in sé la scelta del superamento del partito e della costruzione di un improbabile partito della sinistra senza il benché minimo riscontro in termini di contenuti e pratiche sociali. Il compagno Vendola rivendica quella scelta e ne ha il diritto, ma non ha ragione quando cerca di screditare la nuova linea emersa dal congresso magnificando quella che ci ha portato al disastro perché il bilancio di quest'ultima, prima ancora che da alcune mozioni congressuali, è stato tratto dai milioni di elettori che non ci hanno votato. La costituente della sinistra è stata seppellita da quel pronunciamento popolare e nulla vale a salvarla. Il congresso di Rifondazione comunista ne ha preso atto e l'ha derubricata. I compagni della mozione 2 menano scandalo, gridano al tradimento, e polemizzano sulla tenuta della nuova maggioranza. Sbagliano una seconda volta. Perché se non si mette la parola "fine" alla proposta di superamento di Rifondazione comunista non si va da nessuna parte, si dilapida semplicemente un patrimonio ideale e politico per consegnarsi ad un'avventura senza sbocco, destinata a finire nell'area di influenza del Pd. Ed è anche per questo che la distinzione dal Pd è una condizione essenziale per rilanciare l'autonomia politica del partito, per evitarne la deriva moderata e per creare le premesse per una adeguata battaglia di opposizione. La sconfitta elettorale che abbiamo subito infatti, indica che si è prodotta una cesura con la nostra base sociale e qui davvero le scelte di governo e quelle della presentazione della lista dell'Arcobaleno si intrecciano. Entrambe mettevano in discussione un'identità conflittuale e davano il senso di una deriva verso l'omologazione. Senza una svolta a sinistra di questo partito, molto proiettata sul conflitto sociale e sull'interpretazione dei bisogni espressi dal mondo del lavoro e dalle nuove fasce di disagio sociale, non vi è alcuna prospettiva. In alcuni interventi pronunciati nel corso del congresso dai compagni della mozione 2, non ho trovato questa tensione. Ma la riproposizione di un'impostazione che non ci consente di ricostruire il legame sociale che si è rotto. Chi sostiene che la nuova maggioranza è fragile e non reggerà, ovviamente ponendo speranze in una auspicata disgregazione, fa un altro errore. E' certamente vero che i numeri sono risicati, ma dietro questi numeri vi è un orgoglio che è stato restituito al partito, il ritrovarsi di una comunità, la spinta a ridare senso ad una militanza e vi è una proposta tutt'altro che asfittica e minoritaria. E' una proposta che guarda ai bisogni e ai conflitti e che nel contempo apre alle interlocuzioni con forze politiche e sociali rompendo con vecchi settarismi ma confrontandosi sui contenuti. Per alcuni compagni, a quanto pare, la "riscoperta del comunismo" è un inguaribile riflesso nostalgico, per me è un segno di vitalità. E' la riscoperta della missione storica di un partito che era nato per impedire appunto che sparisse un'opzione comunista, e che via via se ne era allontanato perdendo, come era inevitabile, la ragione stessa della sua esistenza. La maggioranza che si è formata raggruppa forze diverse, ma queste forze nel corso stesso del congresso, hanno costruito livelli di unità inimmaginabili al suo inizio. Non si è trattato, come si vorrebbe far credere, della convergenza utilitaristica di alcuni stati maggiori, ma della consapevolezza crescente da parte della base di queste mozioni, che, o si dava il via ad una svolta di sinistra al nostro partito cambiando radicalmente la linea politica, o questo sarebbe morto. Nell'emozione che attraversava la platea alla fine del congresso c'era questo sentore comune. In un nuovo corso del Prc c'è spazio per tutti, anche per chi dissente. Sono stato, insieme ai compagni che hanno dato vita alla terza mozione, all'opposizione dal congresso di Venezia in poi e ho sperimentato la pratica di gruppi dirigenti che intendevano l'applicazione del principio di maggioranza come l'emarginazione delle minoranze. Un nuovo Prc deve dare cittadinanza a tutte le posizioni e consentire loro di contribuire al meglio al rilancio del partito. Saprà la consistente minoranza di Rifondazione comunista cogliere questa disponibilità? Me lo auguro, sinceramente. Ma in ogni caso il partito non resterà fermo. Abbiamo molto lavoro da fare e molti guasti da sanare.
da comunist - Anonimo dall'ip 213.16.216.60 il 30/07/2008 18:00:27:
E io dissento! No,compagno Pegolo, nel PRC non puo' esistere spazio per tutti. All'interno di un Partito Comunista gli anticomunisti tipo Bertinotti-Vendola e compagnia brutta non possono avere nessun diritto di cittadinanza. FUORI GLI ANTICOMUNISTI-LIQUIDAZIONISTI DAL PARTITO COMUNISTA! MAI PIU' BERTINOTTISMO!
da Gianni - Anonimo dall'ip 151.89.15.211 il 30/07/2008 13:53:17:
Ciao compagni, sono contento per l`esito del congresso del nostro partito, sono contento per Ferrero segretario perche` mi sembra una persona onesta che ha fatto un`autocritica seria a differenza degli altri. Per quanto sono contento sono pero` preoccupato perche` a sentire le parole oscene di Niky Vendola ora tenteranno apertamente di sciogliere il partito aumentando il tesseramento a dismisura con l`unico obbiettivo di indebolire il partito fino a portarlo allo scioglimento alla prima occasione buona. E` la prima volta che qualcuno promuove un tesseramento non per rafforzare il partito ma per scioglierlo e questo e` davvero scandaloso oltre che viola chiaramente le regole di questo partito. Io penso che non possiamo permettere che questo accada, non possiamo stare a guardare mentre Vendola dice che fara` aumentare il tesseramento per ribaltare questa maggioranza e cioe` fare quello che ha tentato di fare in questo congresso fortunatamente senza riuscirci. Io credo che il partito si debba dare delle regole perche` questo non possa avvenire, il partito e` dei militanti e non della "sinistra diffusa", il partito e` di chi lo vuole far crescere per rafforzarlo e non per scioglierlo. Facciamo delle regole serie per savare il partito perche` altrimenti compagni questa vittoria sara` solamente l`inizio della fine del nostro Partito!
IL CAPITALISMO DEI DISASTRI: UNO STATO DI ESTORSIONE...
NAOMI KLEIN
Quando il petrolio ha superato i 140$ a barile, anche i più rabbiosi e conservatori ospiti dei media hanno dovuto provare il loro credo populista riservando una parte del loro show per colpire il Grande Petrolio. Qualcuno è pure andato oltre invitandomi a partecipare ad una amichevole chiacchierata riguardo un nuovo e insidioso fenomeno: il capitalismo dei disastri. Solitamente va bene, fino a prova contraria.
Che cosa avrebbe pensato l'opinione pubblica se, uno dei tanti esempi possibili, uno degli accusati dell'omicidio di Perugia avesse voluto visitare la tomba di Jack lo squartatore?
Cosa pensare dunque se Ottaviano del Turco tra i primi commenti dopo giorni di isolamento ci fa sapere che in questo momento la ''cosa giusta'' è portare dei fiori a Bettino Craxi?
E con chi? Con uno dell'altro schieramento (ma quale ''altro'' in realtà'), Giancarlo Lehner, vecchio compagno di merende, già condannato per diffamazione contro la giudice Boccassini nel tentativo di difendere, indovinate chi?, Previti dalle colonne de ''Il Giornale''.
Pensandoci bene, potrebbe essere la cosa giusta, dopo essere stati accusati non solo di corruzione ma di essere il capo di un'associazione a delinquere, cercare benevolenza tra chi messo all'angolo e pronto per la prigione è riuscito a godersi il sudore degli italiani in un esilio dorato in Tunisia.
E magari potrebbe anche essere accontentato e volare presto ad Hammamet con i suo mazzo di crisantemi se, guarda caso proprio il delfino di Craxi, riesce ad inventarsi qualche altra immunità oltre a quella per le alte cariche dello Stato, quella di cui godrebbero praticamente tutti i criminali prima della metà del 2002 e magari, new entry, quella parlamentare!
Il cerchio quadra perfettamente pensando all'esaltazione del Cavaliere sulla nomina ad eroe di Mangano da parte di Dell'Utri, infatti Berlusconi è stato fra i primi ad indignarsi per come sia stato svegliato all'alba il presidente abruzzese e ne approfitta per scagliarsi contro la magistratura.
L'opposizione, di cui l'accusato fa parte, che fa?
Dorme per una giornata intera, per poi dichiararsi ''stupita ed amareggiata'' per bocca di Veltroni quando si accorge dell'arresto nel telegiornale della sera. Il presidente-ombra però è sicuro che sarà fatta piena luce e ricorda che l'accusato si presume innocente fino all?ultimo grado di giudizio, e nel caso di politici vale anche per anni dopo la condanna.
Invece da quella che a questo punto sembra possiamo chiamare ''altra opposizione'' arrivano delle parole tristemente vere:.. E' tornata tangentopoli, con la differenza che chi veniva coinvolto allora si vergognava, mentre oggi questo non succede".
Quale Paese può accettare, e addirittura approvare (perché dai sondaggi sembra trasparire questo), ancora questa classe dirigente? La risposta è tristemente nota.
Fannie e Freddie sono due istituti di credito degli Stati Uniti. Vendono mutui immobiliari. Sono come Ginger e Fred, ma non ballano su un set cinematografico. Danzano sul baratro del fallimento. Le loro azioni sono crollate nel mese di luglio.
In caso di bancarotta Fannie e Freddie lascerebbero un buco di 5000 miliardi di dollari, la metà del debito pubblico americano. Dovrebbe intervenire lo Stato nazionalizzandole con un automatico aumento del costo del denaro e delle tasse. In Italia è come se fallisse contemporaneamente la maggior parte delle imprese quotate in Borsa. Fannie deve rimborsare 216 miliardi di dollari entro un anno, Freddie un po' di più, circa 291 miliardi. I soldi non ci sono. Per due motivi. Le rate dei mutui non vengono più pagate e nessuno sottoscrive nuovi mutui. In sostanza il mercato immobiliare non c'è più.
La gente non ha più soldi e il costo del denaro è salito. Inoltre, il valore delle case è crollato e le banche sono piene di case ipotecate. Nella pancia dei bilanci delle banche ci sono ancora immobili valutati al valore precedente alla crisi dei ''subprime''. Le banche non vogliono svalutare, alcune non se lo possono permettere, il loro valore azionario crollerebbe. Fannie e Freddie rappresentano uno tsunami finanziario che in un modo o nell'altro arriverà da noi. I prezzi degli immobili in Italia sono drogati da un cartello di società immobiliari. Il centro delle città non ha più scopi abitativi, ma di lucro. Il prezzo degli appartamenti non ha alcun legame con la realtà. Le società immobiliari stanno da tempo, in uno strano silenzio dei media, perdendo il loro valore in Borsa. Da gennaio 2008 le prime nove società del settore hanno perso 2,4 miliardi di euro, circa la metà della loro capitalizzazione. Pirelli Real Estate, un po? di più della media: il 57,82%. Il crollo del mercato immobiliare in parte c'è già stato. Chi aveva un euro di azione a Natale, si ritrova con 50 centesimi prima delle vacanze.
Il valore delle case è mantenuto alto in modo artificiale. Le grandi città sono invase da cartelli di vendita e di affitto e intanto si costruiscono sempre nuovi alloggi in periferia.
La cosa strabiliante è che la crisi vera non è ancora arrivata. Negli Stati Uniti le banche a rischio fallimento sono circa 90. Una, Indy Mac, ha chiuso venerdì. Il terzo fallimento negli Stati Uniti per importanza del dopoguerra. Le file della gente che ritirava i risparmi sono la fotografia della situazione.
Qualche consiglio: non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari. Fannie e Freddie stanno arrivando.
Il Congresso romano del PRC è stato percorso in parallelo dalla sovrapposizione del lavoro della Commissione Nazionale del Congresso, che discuteva i ricorsi della 2° mozione sui voti annullati in alcuni congressi di circolo. La costituzione della platea congressuale è stata incerta fino all'ultimo giorno; anzi, perfino la sostituzione di diversi supplenti della 2° mozione si è rivelata ambigua ed insoluta sino alla fine....continua
di Gualtiero Alunni Coordinatore di Roma Mozione 3
mercoledì 16 luglio 2008
Annuncio fin d'ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d'indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato.
Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all'articolo 21 della Costituzione e all'articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali (''Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche...'', con possibili restrizioni solo in caso di notizie''riservate'' o dannose per la sicurezza e la reputazione).
Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l'Unione Cronisti, l'associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.
La Legge Alfano ha superato l'esame della Camera. Immunità per le quattro più alte cariche dello Stato fino al termine del mandato e sospensione dei processi in corso. Il quinto comma della legge sancisce la non reiterabilità dell'immunità oltre la durata della carica o della funzione. Questo il punto che potrebbe permettere al provvedimento di superare il vaglio della Corte Costituzionale, che cancellò l'analogo ''Lodo Schifani'' nel 2004. Staremo a vedere.
Nel frattempo la ''blocca processi'' sta per essere modificata. Che farsene di una sospensione quando ti concedono l''immunità''
Quel diavolaccio di Ghedini si dichiara contrario alla Legge Alfano. Lui i processi li vorrebbe vincere in aula, dice, ma - si sa - la linea è quella del padrone. E il padrone i processi preferisce vincerli in parlamento.
Secondo Ghedini, Berlusconi vorrebbe tanto potersi difendere in aula, ma visti gli impegni di governo è meglio rimandare tutto a legislatura terminata, anche per distendere i toni ed evitare polemiche che fanno male al Paese!
Ne racconta tante l'avvocato Ghedini, una meglio dell?altra, nella breve intervista rilasciataci di fronte alla Camera la mattina dell'otto luglio.
Rieccoci a Milano, al ritorno da Roma.
Di buon mattino, ieri, ci siamo appostati davanti alla Camera per fare qualche domanda e rivolgere qualche critica ai deputati. E' la forma più diretta di vigilanza democratica. Ed è un'esperienza formativa, la consiglio a tutti. Non c'è niente di più antipolitico dell'attuale partitica. Le facce, i modi, i silenzi che oppongono e le risposte che danno. Il fastidio che mostrano di fronte a domande non concordate, l'ignoranza, la spudoratezza e il servilismo di molti di loro. Tema del giorno il Lodo Alfano, per l'impunità del ''premier'' imputato, calendarizzato a tempo di record dal fedelissimo alleato Gianfranco Fini. Se tutto va bene, entro luglio il padrone risolverà le grane giudiziarie senza bisogno di bloccare centomila processi. Non ci sono precedenti se non nella ''Fattoria degli animali''. E ce la raccontano come una concessione da statista.
La prima che abbiamo beccata è stata la ministra Prestigiacomo. Appena le ho posto la questione, mi ha definito ''brutto e maleducato'' e se l'è filata con i suoi due portaborse. Pochi minuti dopo avevamo alle calcagna due agenti in borghese. Poi, a mano a mano che entravano e uscivano, abbiamo provato a interpellare il generale Speciale, Renato Farina, Barbareschi, l'ex ministro Visco, Enrico Letta, Bruno Tabacci, la Mussolini, Landolfi, Donadi, Vietti, Ferrero e vari altri.
Le vecchie glorie non mancano mai, un giretto nel palazzo lo fanno sempre: ci hanno rilasciato dichiarazioni pure Mariotto Segni, tuttora impegnato contro la ''Casta'', e l'ex ministro Darida, inferocito contro le toghe rosse.
Il siparietto più divertente è stato con l'onorevole-avvocato Ghedini. Son giorni di super lavoro per il difensore di Berlusconi. Udienze a Napoli, Olbia e Milano; un procedimento al Tribunale dei ministri, ricusazioni di giudici, trasferimenti di processi, leggi su misura, interviste a raffica per difendere le peggiori porcate. L'avevo incrociato il giorno prima a Milano a margine del processo Mills, l'ho rivisto ieri davanti all'Hotel Nazionale. Garbato, affabile, disponibile, Ghedini è una delle espressioni più sofisticate dell'Italietta berlusconiana. Mente con ammirevole disinvoltura, sostiene ragioni indifendibili, ribalta logica, verità, senso comune senza mai perdere il sorriso. Avvocato del ''premier'' e legislatore su misura, Ghedini è l'incarnazione del conflitto di interessi, ma se glielo fai notare ti risponde che lui, come avvocato, vuole assolutamente arrivare a sentenza in quel famoso processo poiché è certo dell'assoluzione; come deputato, tuttavia, voterà con convinzione - e contro il suo interesse professionale - l'immunità penale per il suo cliente. Si tratta - spiega - di una norma necessaria ''per evitare polemiche e sospetti di interesse personale nelle future riforme in materia di giustizia''.
Alle 18 siamo andati a piazza Navona. La manifestazione era necessaria ed è riuscita sul piano della partecipazione. Si sono ascoltati interventi efficaci, che hanno ricordato valori fondamentali, a testimonianza di una parte d'Italia che non si rassegna al trionfo di un regime politico incostituzionale. Naturalmente i media hanno raccontato a chi non c'era tutta un'altra storia, evidenziando in modo strumentale nei titoli e nei commenti due o tre frasi: le battute di Sabina Guzzanti su Mara Carfagna e sul Papa, la critica di Grillo a Napolitano. Il gioco è noto e si chiama manipolazione. Il regime politico incostituzionale si fonda su un regime mediatico di tipo squadrista. Chi non si adegua allo spirito dei tempi viene colpito senza esclusione di colpi.
Conoscendo il gioco, i promotori della manifestazione - Flores, Pardi, Furio Colombo e Di Pietro -avrebbero dovuto essere più accorti nel calibrare la linea e dunque nella scelta dei relatori. Non è una questione di libertà di critica o di satira e nemmeno di condivisione di contenuti: è innegabile che Mara Carfagna non è Rita Borsellino e che Napolitano non è Pertini. Il fatto è che doversi dissociare da una manifestazione che si è convocata è una figura da peracottari. Se si considerano inopportune alcune uscite, non si può pretendere l'autocensura da un Grillo né da una Sabina Guzzanti dopo averli invitati a parlare. Sono leggerezze che il regime mediatico non perdona. Un lusso che di questi tempi non ci è concesso.
DOMANDE E RISPOSTE SUL CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
di Gianluigi Pegolo
su L'ERNESTO del 07/07/2008
Dopo una lunga pausa nelle pubblicazioni sul sito, riprendiamo la nostra attività. Le nostre forze, così limitate, hanno dovuto essere impiegate per intero nel congresso di Rifondazione, rispetto al quale l'area dell'Ernesto e' totalmente impegnata.
Come sta andando il congresso? E' la domanda che più frequentemente ci pongono i nostri compagni. A questa se ne aggiunge ora un'altra, più allarmata: ma alla fine, di fronte alla notizia di continue irregolarità, il congresso si farà? Naturalmente queste domande rimandano alla fin fine tutte ad un unico quesito. Che ne sarà del nostro partito?
Tra gli effetti collaterali dell'emendamento salva-premier c'è la sospensione di centomila processi (la stima dell'Associazione Nazionale Magistrati). Tra questi c'è il processo per gli abusi di polizia al G8 di Genova. Un processo ormai arrivato in prossimità della sentenza di primo grado. Dopo anni di udienze, ieri e oggi si è espressa l'accusa: ''alla Diaz ci fu un massacro contro inermi'', hanno affermato i pubblici ministeri durante la requisitoria. Le parti civili hanno lottato in questi anni per affermare una verità giudiziaria, pur consapevoli che sul processo incombe la prescrizione nei successivi gradi di giudizio. Grazie a Ghedini ora l'obiettivo si allontana. E con esso sfuma la residua credibilità delle istituzioni.
Ecco una cronaca del Secolo XIX
''Manganelli Tonfa impugnati al contrario per picchiare più forte, calci, pugni e capigliature tagliate esibite come trofei, mobilia e sedie spaccate addosso: è il quadro del «massacro» della polizia sui no global nella scuola Diaz, durante il G8, dipinto oggi dal pm Francesco Cardona Albini nel corso della requisitoria.
Nel processo sono imputati 29 poliziotti tra alti dirigenti, funzionari e capisquadra e 98 sono le parti lese. Le accuse sono a vario titolo violenza privata, lesioni gravi, abuso d'ufficio falso, calunnia, porto abusivo di armi da guerra. Al «massacro» - secondo il pm - assistevano indifferenti, come hanno evidenziato testimonianze e filmati, dirigenti e funzionari di polizia in borghese che stavano a guardare o giravano la testa dall'altra parte. «Il primo poliziotto ad entrare nella scuola - ha ricostruito il pm - è stato un agente del I Reparto Mobile di Roma, ai comandi di Vincenzo Canterini, seguito da altri colleghi anche in borghese». «Dentro la palestra - ha proseguito - c'erano cittadini turchi, statunitensi e 11 spagnoli, dentro ai sacchi a pelo per dormire. Alla vista dei poliziotti si misero in ginocchio invocando la non violenza. Come risposta sono stati colpiti con sedie e mobilia e poi presi a manganellate».
«In pochi minuti - ha sottolineato il pm - la scena si trasformò in un feroce pestaggio da parte dei poliziotti travisati da caschi e da bandane». Anche il pentimento tardivo di Michelangelo Fournier, vice di Canterini, che in una dichiarazione spontanea definì l'irruzione una «macelleria messicana» non ha convinto il pm. «Se Fournier - si è chiesto il pm - è stato con i suoi uomini tra i primi ad entrare come si conciliano le gravi lesioni subite dagli occupanti?. Anche in questa occasione - ha detto - Fournier non ha voluto coinvolgere il proprio reparto e se stesso, parlando solo di altri colleghi che avrebbero picchiato a sangue i no global». Solo ad un certo punto Fournier, secondo alcune dichiarazioni rese dai testi, gridò «Basta, basta».
Il pm ha smantellato la tesi della presunta resistenza opposta dai no global: con dichiarazioni di testi e filmati è stato smentito il lancio di bottiglie e oggetti vari che sarebbe avvenuto prima e dopo l'irruzione. «Il bilancio di 79 feriti nella scuola, di altri fuori dell'edificio, il `martirio´ di Mark Covell (il giornalista free lance inglese massacrato di botte) e soprattutto il terrore degli occupanti, molti dei quali non poterono trattenere i loro sfinteri, non sembra congruo - ha detto il pm - neppure se ci fosse stata resistenza».
«Non c'è stato da parte della polizia alcun `assalto al castello´ asserragliato da occupanti - ha aggiunto - ma solo un' irruzione a freddo, decisa a tavolino». Cardona Albini ha anche confutato le dichiarazioni rese il 3 agosto 2001 dal prefetto Arnaldo La Barbera (morto durante le indagini preliminari),a sua volta indagato, il quale sostenne di essersi messo il casco per ripararsi dal lancio di pietre e oggetti gettati dalle finestre della scuola. «Da filmati in nostro possesso si vede La Barbera davanti alla scuola senza casco e nessun lancio di oggetti».
Davanti alla scuola erano inoltre presenti Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all' epoca rispettivamente direttore dello Sco e vice direttore dell' Ucigos, a loro volta imputati nel processo, oggi ai vertici dell' Antiterrorismo e dei servizi segreti. Il pm ha ribadito, come già detto ieri dal collega Enrico Zucca, di aver trovato molta difficoltà in queste indagini, se non dei veri e propri «ostacoli» a causa dell'omertà degli imputati e della polizia che non ha reso noto neppure i nomi di chi partecipò all'irruzione. «Ad oggi - ha concluso il pm - non sappiamo neppure in quanti vi parteciparono».
La requisitoria, che si concluderà il 10 con le richieste di condanna, ha suscitato anche oggi commenti politici. L'on. Giovanna Melandri (Pd), Ermete Realacci (Pd) e Paolo Cento (Verdi) hanno ribadito che la pagina della Diaz è una ferita ancora da sanare con l'accertamento delle responsabilità e una pagina vergognosa della nostra Repubblica''.
TESTIMONE OCULARE: L'11 SETTEMBRE HO VISTO ESPLOSIONI E CADAVERI NEL WTC7
In un video esclusivo, Barry Jennings parla delle esplosioni nell'edificio numero 7 prima del crollo delle torri gemelle
E' stato diffuso per la prima volta un video esclusivo dell?addetto di pronto intervento Barry Jennings, che parla di esplosioni nel WTC 7 prima del collasso delle due torri e di come dovesse scavalcare i corpi di cadaveri mentre cercava di lasciare l'edificio.
Il videoclip, che doveva comparire in Loose Change ma che fu tagliato d'accordo con i desideri di Jennings dopo che fu minacciato, è stato ora reso pubblico nell'anticipazione di un documentario della BBC sull'edificio numero 7 che è atteso come un tentativo di screditare la versione di Jennings in un tentativo di rafforzare la versione ufficiale.
In realtà, quello che Jennings testimonia contraddice completamente la versione ufficiale su quanto avvenuto nell'edificio numero 7.
Le iniziative da noi organizzate in queste due settimane sono dedicate a Nicola Tommasoli e a tutti i giovani che consapevolmente o inconsapevolmente hanno perso la vita a causa della violenza fascista.
ATTENZIONE : RITROVO SPOSTATO IN PIAZZA FALCONE BORSELLINO
(leggere qui sotto il comunicato)
Venerdì 4 luglio 2008 comunicato :
Cari compagni e care compagne,
PER MOTIVI DI ORDINE PUBBLICO NON DIPENDENTI DALLA NOSTRA VOLONTA'
il presidio antifascista previsto per domenica 6 luglio ore 9,30 in Piazza Duomo a Schio si svolgerà con le stesse modalità in
PIAZZA FALCONE BORSELLINO
Come raggiungere la piazza : la strada più breve è quella di parcheggiare la macchina nel piazzale di fronte al Municipio di Schio. In basso a sinistra nel palazzo comunale c'è una galleria che vi porta in Via Pasini.
Usciti dalla galleria vi trovate di fronte il Palazzo Fogazzaro. Sulla destra c'è un'altra galleria che vi porta in P.zza Falcone e Borsellino.
A quanto pare ai fascisti è stato vietato il corteo e l'utilizzo del sacrario e si ritroveranno all'Hotel Noris. E' molto probabile che qualcuno di loro venga in centro storico.
Per precauzione raccomandiamo a tutti i compagni e compagne la massima attenzione e di evitare di aggirarsi da soli per le altre strade di Schio.
Vi aspettiamo in Piazza Falcone Borsellino alle ore 9,30.