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Circolo "Pietro Tresso " Schio
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gio, 27 ago

OBAMA IL CRIMINALE HA UN SOSTENITORE IN MENO

E' morto all'età di 77 anni Edward Kennedy, ultimo dei fratelli della famiglia che ha segnato la politica e la storia degli Stati Uniti.

Il criminale di guerra Obama perde un suo sostenitore.

A noi operai di Ted Kennedy non importa un cazzo

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mar, 25 ago

LEGITTIMA DIFESA

Mario Placanica, il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, ha agito per legittima difesa.

Questo e' quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo in una sentenza resa pubblica oggi.

Secondo la sentenza, infatti, il militare che sparo' a Giuliani non e' ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi.

Noi operai non avevamo dubbi. Sempre quando la polizia e carabinieri uccidono lo fanno per legittima difesa.

I cimiteri sono pieni di operai uccisi per legittima difesa.

A Genova polizia e carbinieri fecero un macello ora la corte dei diritti dell'uomo parla di legittima difesa.

E dire che ancora qualcuno crede nel diritto borghese

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DELIRIO LEGHISTA!

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Televisione: la morte dell'anima

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Festa per l'Unità - Paolo Ferrero

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MALGA ZONTA 14 15 16 Agosto

Folgaria (TN)

WEEK END ANTIFASCISTA!

Tre giorni di incontri, musica e campeggio libero in compagnia


programma:

VENERDI 14 AGOSTO
ore 12:00 Pranzo in compagnia

ore 18:00 "Ricordare per Resistere" Dott. Ludd incontra Ezio Simini (Storico)
ore 20:00 Cena in compagnia
ore 21:00 Musica con Matteo Poggia e DJ Set Dott. Ludd

SABATO 15 AGOSTO
ore 12:00 Pranzo antifascista

ore 14:00 "La brigata Garemi e l'estate del '44" Dott. Ludd incontra Ugo De Grandis (storico)
ore 16:00 Canti di resistenza, lavoro, emigrazione e guerra con Pane e Guerra.


DOMENICA 16 AGOSTO

ore 12:00 Pranzo di chiusura !!!


Campeggio libero
Stand Gastronomico
Musica, Festa e Antifascismo in compagnia

organizzato da:
Giovani Comunisti Schio
Associazione Culturale Ludd
ANPI Magrè
ANPI Malo

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UNA MONTAGNA DI BALLE

Ecco la sinossi.

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers ha documentato la cosiddetta emergenza rifiuti campana per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di gestione straordinaria. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dell'Europa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta per difendere il proprio futuro: l'assalto ai fondi pubblici, le zone d'ombra della democrazia, il boicottaggio della differenziata, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative. E se vivere in emergenza fosse solo una strategia per accumulare profitti?

Da un'idea di Sabina Laddaga, Maurizio Braucci e Nicola Angrisano, con la voce narrante di Ascanio Celestini e le musiche di Marco Messina. Regia di Nicola Angrisano.

Saluti, Fabio (Napoli)

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LA '' QUESTIONE COMUNISTA''

E L'UNITA' DELLA SINISTRA *

* Da '' La Rinascita della Sinistra'' di giovedì 23 luglio 2009

di Fosco Giannini

Da molti anni, in Italia, si pone la cosiddetta ''questione comunista''. Chi la pone pensa più precisamente al rilancio di un pensiero, di una prassi e, in ultima analisi, di un partito comunista che - attraverso una
riflessione critica ( ma non liquidatoria ) sul movimento comunista del '900 e più specificatamente sull'esperienza comunista in Italia – possa di nuovo svolgere un ruolo socialmente e culturalmente incisivo e riaprire un' opzione antimperialista, anticapitalista e rivoluzionaria nel nostro Paese.

Non è facile definire temporalmente la fase dalla quale ''la questione comunista'', in Italia, inizia a porsi, nel senso che non è agevole – essendo anch'esso un processo – stabilire il ''vero momento'' in cui inizia l'involuzione del movimento comunista italiano. Ciò che ora, in assenza di studi più analitici, possiamo asserire è che tale involuzione prende corpo ben prima della ''Bolognina'', che si aggrava nella fase dell'eurocomunismo, durante la quale assistiamo ad una provincialista enfatizzazione del ruolo storico e mondiale delle organizzazioni del movimento operaio europeo che sbocca, da una parte, nel privilegiare sempre più – da parte di quel PCI – le relazioni con le socialdemocrazie europee ai danni di quelle con le forze comuniste europee e, d'altra parte, nella rottura con parti preponderanti del movimento comunista e antimperialista mondiale, al quale ''si affida'' un ruolo rivoluzionario marginale rispetto a quello europeo ( e pensiamo quanto sarebbe risibile oggi un pensiero eurocomunista di fronte al grande processo di liberazione dell'America Latina e al ruolo mondiale della Cina ); un'involuzione che si palesa in forma finale con la ''Bolognina'' ( un passaggio politicamente devastante e culturalmente oscuro, poiché appare tuttora incomprensibile il salto repentino e apparentemente immotivato tra l'essenza socialdemocratica dell'ultimo PCI e l'improvviso determinarsi dell' essenza ''radical'' occhettiana, che cancella dal quadro politico del Paese persino un'opzione socialdemocratica classica e di massa); un processo involutivo che torna ( dopo una prima speranza) nella fase davvero nichilista del ''bertinottismo'', che non solo soffoca nella culla il progetto politico e teorico della rifondazione comunista ma sferra un nuovo,letale, ''uppercut'' alla stessa, residua, autonomia comunista italiana.

Le attuali, drammatiche, condizioni politiche, teoriche, organizzative, elettorali, economiche, del movimento comunista italiano ( diciamo, non casualmente, italiano, poiché le stesse, ultime, elezioni europee hanno dimostrato, al contrario, la tenuta e persino l'avanzamento dei partiti comunisti) sono, esattamente, il prodotto finale di questa lunga catena involutiva.

La questione è che il punto più basso e critico della storia del movimento comunista italiano – quello odierno - coincide con una fase particolarmente acuta delle contraddizioni capitalistiche : già dal prossimo autunno, la crisi del capitale prevede altre centinaia di migliaia di licenziamenti entro il quadro complessivo di un regime politico, quello berlusconiano, antioperaio, razzista e di destra eversiva. Una fase, cioè, in cui un partito comunista dovrebbe e potrebbe svolgere un ruolo centrale di lotta, attraverso il quale ricostruire sia il proprio senso sociale e storico che i propri legami di massa. La crisi, insomma, come un'opportunità, per i comunisti, di uscir fuori dalle secche nelle quali la disgraziata linea eurocomunismo-bolognina-bertinottismo li ha collocati e, per ora, condannati. Un' opportunità di lotta, per i comunisti, avente un valore sociale aggiunto: quello di aggregare attorno al proprio cardine conflittuale e progettuale l'intera sinistra d'alternativa; il valore aggiunto, insomma, dell'unità della sinistra anticapitalista come prodotto dell'iniziativa comunista.

Dunque: noi siamo di fronte, contemporaneamente, ad una crisi dai caratteri mortali del movimento comunista e – insieme- ad una crisi del capitale che si presenta come una sorta di possibilità di resurrezione per lo stesso movimento comunista. Oggi, per i comunisti, sarebbero necessarie, come il pane, tre condizioni: un'accumulazione di forze ( ed è per questo che tanto ci siamo battuti – invano, rispetto ai niet di Paolo Ferrero- per l'unità dei comunisti, per unire PRC, PdCI e diaspora comunista ); una piena autonomia politica e culturale che doti il movimento comunista di un bagaglio politico e teorico di ispirazione leninista e gramsciana e cioè critico e rivoluzionario ( da questo punto di vista occorrerebbe dare seguito alla proposta avanzata dal compagno Diliberto all'iniziativa del 18 luglio a Roma e cioè quella di dar vita ad un Centro studi avente il compito di aprire una stagione di ricerca teorica aperta che su di una base marxista e materialista si ponga l'obiettivo di ridefinire sia un'analisi seria della società italiana che un progetto di transizione al socialismo); infine, una capacità di unire ( sul campo, nell'unità d'azione) l'intera sinistra anticapitalista.

Oggi, il punto è: come queste tre condizioni possono sussistere e svilupparsi entro la Federazione di sinistra ( la chiamiamo, per favore,'' comunista e di sinistra'' che ha preso avvio a Roma, il 18 di luglio?

Diciamolo chiaramente: l'accumulazione di forze comuniste ( e cioè il processo unitario tra PRC, PdCI ed altre soggettività comuniste); la ricerca e lo sviluppo di un profilo politico e teorico capace, come un nuovo cavallo di razza, di scrollarsi di dosso le mosche dell'occhettismo e del berttinottismo e delineare un profilo politico e teorico all'altezza dei tempi e dello scontro di classe; l'obiettivo di aggregare attorno al cardine comunista la diffusa sinistra anticapitalista e antiliberista : queste tre condizioni possono darsi solo se, entro la Federazione, i comunisti rimangono autonomi, sul piano culturale, politico, organizzativo ed economico; se essi non vengono sussunti nella Federazione; se la Federazione non si mette in testa di divenire un ''nuovo soggetto politico e partitico'' che, inevitabilmente, depotenzierebbe mano a mano la ( residua e già debole) cultura comunista sino a portarla ad estinzione.

In sintesi, la questione è la seguente: la costruzione del partito comunista è una cosa e la Federazione è un'altra; la ricostruzione di un partito comunista dai caratteri finalmente rivoluzionari ( quindi non massimalisti) è una cosa e l'unità della sinistra è un'altra. Se questa distinzione verrà mantenuta potranno darsi – dialetticamente - sia la costruzione di un più forte partito comunista che quella dell'unità della sinistra di classe. Se tale distinzione cadrà saremo di fronte al fallimento di entrambe le opzioni.

Dobbiamo saper criticamente riassumere, da materialisti, le lezioni della storia. E ricordare, dunque, che esperienze di federazioni di sinistra, in Europa, vi sono già state e sono tutte finite male per i comunisti. In Grecia, il tentativo - nei primi anni '90 – di quel Synaspismos guidato da Maria Damanaki ( oggi finita, significativamente, nel Partito Socialista greco) di cancellare – attraverso la Federazione – l'autonomia del Partito comunista di Grecia è finito in una scissione gravissima dello stesso KKE. In Spagna, nell'ormai lunga esperienza dell'Izquierda Unida, il Partito comunista spagnolo ha trovato in verità la propria consunzione e la stessa Izquierda – animale politico ambiguo più che mai, quanto moderato – è ormai di fronte al proprio fallimento politico ed elettorale. In Norvegia l'Alleanza di Sinistra è durata sino a quando i comunisti hanno di nuovo posto il problema dell'uscita dalla NATO : in quel momento essi sono stati espulsi dalla Federazione di sinistra.

Ripetiamo: la questione non è quella di rifiutare, in Italia, la Federazione, anzi dobbiamo ribadire il fatto che l'unità delle sinistra di classe non è solo, socialmente, ''giusta in sé'' ma – se ben condotta – è anche base materiale di rafforzamento della stessa opzione comunista; la questione è che essa non deve divenire la tomba dell'autonomia comunista. Essa non deve porsi l'obiettivo di trasformarsi – bertinottianamente, vendolianamente – in un nuovo partito politico, in un nuovo Arcobaleno.

Lo diciamo perché, invece, le pulsioni alla sua trasformazione in un nuovo partito politico di sinistra sono potenti( trasformarla in una Die Linke italiana, ha affermato chiaramente Vittorio Agnoletto a Roma,il 18 luglio, mentre noi non dimentichiamo che nei recenti documenti politici della Die Linke si cancella tutta la storia del movimento comunista rivoluzionario riassumendo interamente lo spirito e la lettera della Seconda Internazionale). Ed è stato lo stesso Cesare Salvi, nella relazione introduttiva al convegno romano della Federazione, a porre chiaramente il problema della ''necessità'', per ogni soggetto della Federazione, a praticare cessioni di sovranità, politica e culturale. La storia si ripete: già nello Statuto dei primi anni '80 dell'Izquierda Unida si negava ai vari soggetti ( soprattutto al PCE, che era il soggetto più forte) di cedere sovranità, attraverso la negazione, in due articoli decisivi, di sviluppare una politica internazionale autonoma e un radicamento sociale autonomo. E la cessione continua di sovranità è stata la causa essenziale del declino profondo dei comunisti spagnoli. La cessione di sovranità, nella Federazione italiana, colpirebbe solo i due soggetti forti e determinanti per la stessa Federazione: PRC e PdCI.

I comunisti, in Italia, possono ripartire solo a condizione di poter sviluppare, in piena autonomia, una politica antimperialista e anticapitalista. Se ciò non fosse possibile, per lacci e lacciuoli izquierdisti, il già moribondo movimento comunista italiano si avvierebbe alla morte.

E' stato il compagno Claudio Grassi a chiarire che la questione centrale non deve essere quella di ''quale contenitore'' deve essere la Federazione, ma che cosa essa deve fare, in termini di lotta sociale: è l'impostazione giusta.

Ed e' stata la compagna Manuela Palermi, a Roma, il 18, a ribadire con forza ( tra le risatine di alcune dirigenti PRC di stampo bertinottiano) l'esigenza – anche all'interno della Federazione – di mantenere e sviluppare l'identità comunista.

E' questa la strada : autonomia comunista e unità della sinistra anticapitalista. Se questo rapporto dialettico si rompesse a favore di una deriva izquierdista partitica l?unità dei comunisti ed il Partito comunista, in Italia ( per le condizione date) forse per un lungo periodo non troverebbero più modo di prendere forma e realizzarsi concretamente.

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Care compagne e compagni,
vi giro questo appello contro il golpe in atto in Honduras, invitandovi a diffonderlo e farlo sottoscrivere il più possibile. Tutte le adesioni vanno inviate al seguente indirizzo:
appellohonduras@libero.it
Grazie dell'attenzione e buon lavoro

Francesco Maringiò


DIAMO VISIBILITÀ ALL'HONDURAS PER EVITARE CARNEFICINE!

La situazione in Honduras sta precipitando. Gli squadroni della morte sono in azione. ''Siamo in una situazione peggiore di quella vissuta negli anni '80, quando i militari, che fanno parte del Governo golpista, fecero sparire un grande numero di honduregni'', ha detto Hugo Maldonado, presidente del Comitato dei diritti umani a san Pedro Sula, denunciando che, attorno alla sua casa e a quella di altri dirigenti, girano pericolosi individui armati. Stessa denuncia da parte di P.T., una cooperante europea che teme nel rivelare il suo nome, e che era presente alla grande manifestazione in attesa del Presidente legittimo Manuel Zelaya. L'aereo con Mel Zelaya e con il presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non ha potuto atterrare perché i golpisti hanno messo camion militari sulla pista e per la minaccia di essere abbattuto. Dopo aver sorvolato l'aeroporto, ha dovuto dirigersi fuori dal Paese.

P.T., che è in clandestinità e cambia casa ogni due giorni per motivi di sicurezza, ha visto ammazzare sotto i suoi occhi il diciannovenne che manifestava con altri in un corteo allegro e pacifico. Ieri sera, attraverso la rete giungevano richieste di aiuto internazionale, come quella di Juan Ramon, che era all'aeroporto e invocava l'invio delle Forze Onu. Anche Rigoberta Menchù, Nobel per la pace, è seriamente preoccupata soprattutto per chi si occupa di diritti umani che sta raccogliendo testimonianze sulle illegalità, le minacce, le intimidazioni e le vessazioni perpetrate dai golpisti. Questi volontari ''sono i più indifesi, perché non hanno un luogo dove proteggersi, neppure in Chiesa'', ha dichiarato. E' più che mai necessaria un'attenzione politica e mediatica internazionale per evitare che l'Honduras diventi quel Cile o quell'Argentina che oggi ricordiamo con orrore.

Tutte le forze progressiste dell'America Latina hanno denunciano il colpo di stato come un atto della destra reazionaria, che mira alla soppressione della libertà del popolo honduregno di potersi esprimere nelle urne elettorali per l´approvazione di una nuova Costituzione e di continuare con l´esperienza democratica iniziata con l´elezione del Presidente Zelaya.

Di fronte al vergognoso comportamento delle televisioni pubbliche che in questi giorni hanno tessuto le lodi del neodittatore Micheletti, invitiamo radio, tivù, giornali e siti internet a dare la massima visibilità a quanto accade in Honduras a causa del comportamento criminale dell'esercito golpista.

Invitiamo tutte le personalità e le forze democratiche ad aderire e diffondere il presente appello.

Primi firmatari
Michele Giorgio, giornalista de Il Manifesto
Dino Greco, direttore di Liberazione
Manuela Palermi, direttora de La Rinascita, già Parlamentare
Paolo Serventi Longhi, direttore di Rassegna Sindacale
Sergio Cararo, direttore di Contropiano
Fortunata Dell?Orzo, direttrice di Barilive.it
Manlio Dinucci, giornalista
Ada Donno, giornalista, presidente AWMR (Donne della Regione Mediterranea)
Fosco Giannini, direttore de l?Ernesto, già Parlamentare
Angela Lano, direttora dell'agenzia stampa Infopal.it
Maurizio Musolino, scrittore, giornalista de La Rinascita della Sinistra
Alfio Nicotra, giornalista, responsabile Dipartimento Pace e movimenti Prc
Grazia Paoletti, giornalista pubblicista, economista, docente universitaria, SPI CGIL
Marco Santopadre, direttore di Radio Città Aperta
Bruno Steri, direttore di Essere Comunisti, già Parlamentare
Jacopo Venier, direttore di Pdci Tv, segreteria nazionale PdCI, già Parlamentare
Marilisa Verti, direttora di El Moncada
Giuseppe Zambon, editore
Bianca Bracci Torsi, partigiana, responsabile Dipartimento Antifascismo Prc
Giorgio Salamanna, partigiano, presidente dell?ANPI di Bari
Maurizio Nocera, scrittore, presidente ANPI di Lecce
Dario Venegoni, giornalista, presidente dell'ANED (Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) di Milano
Fabio Amato, responsabile Dipartimento Esteri Prc
Ennio Antonini, presidenza Centro Gramsci
Giuseppe Aragno, storico
Alberto Burgio, docente di Storia della Filosofia Università di Bologna, già Parlamentare
Pietro Calabrese, pittore, architetto
Gennaro Carotenuto, storico
Giuseppe Casarrubea, storico
Vittorio Delfino Pesce, antropologo, docente dell?Università di Bari
Veniero Gaggio, anticonsumista residente in El Salvador
Haidi Gaggio Giuliani, Partito della Rifondazione comunista
Mario Geymonat, latinista, docente dell?Università Ca' Foscari Venezia
Mauro Gemma, responsabile Comm. internazionale Federazione Torino del PRC
Milena Fiore, Cgil Bari
Andrea Genovali, vice responsabile esteri PdCI
Vladimiro Giacchè, economista
Diana Höbel, attrice
Alexander Höbel, storico
Guido Liguori, International Gramsci Society Italia
Domenico Losurdo, filosofo e docente dell?Università di Urbino
Enrico Maria Massucci, storico
Francesco Maringiò, Responsabile Dipartimento Solidarietà Internazionale Prc
Sergio Marinoni, presidente dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Simone Oggionni, direzione nazionale Prc, direttore www.esserecomunisti.it
Nico Perrone, storico, docente Università di Bari
Vito Francesco Polcaro, INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica)
Loredana Savino, cantante
Sergio Sozzi, architetto
Fausto Sorini, redazione de l'Ernesto, rivista comunista
Associazione Punto Critico

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La prossima domenica, 12 luglio, i nazi arriveranno. Si ritroveranno all'Hotel Noris e da li una delegazione di 10-15 merdacce sarà scortata a deporre un mazzo di fiori e poi sarà riportata indietro e sarà impedito ai fasci di farsi vedere in piazza, come invece fecero due anni fa.

FIDARSI E' BENE, NON FIDARSI E' MEGLIO!

FAI LA TUA SCELTA!

ORE 9,30 CENTRO DI SCHIO

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Occhi aperti sull'inchiesta di Torino
6 / 7 / 2009

Quando la mattina vieni svegliato di soprassalto, magari perché la Digos ti sfonda la porta di casa con un ordine di custodia cautelare in carcere, spalanchi gli occhi all'improvviso e la vista impiega qualche minuto di più per mettere a fuoco i dettagli e definire con maggior esattezza i contorni delle figure. Ecco, questo sforzo di rendere più lucido il nostro sguardo, per comprendere meglio ciò che sta accadendo, conviene farlo al più presto di fronte agli arresti della notte scorsa per la manifestazione contro il G.8 università di Torino. Perché, con il passare delle ore, iniziano a vedersi dettagli che tanto di dettaglio non sono, ma rendono questa operazione politicamente più leggibile.


All'inizio, sembrava qualcosa di (purtroppo) già visto negli ultimi dieci anni. All'indomani della straordinaria prova di resistenza e vitalità di Vicenza e alla vigilia del summit de L'Aquila, uno dei tanti apparati di Stato (servizi, Ros, Digos, Direzione centrale della polizia di prevenzione, come si chiama oggi la vecchia Ucigos, scegliete voi quale ) trova un magistrato compiacente, una figura marginale, una terza fila, disposto a perdere la faccia con un dossier poi destinato al sicuro ridimensionamento in sede di giudizio e il gioco è fatto: un po' di arresti, giuridicamente ingiustificabili per l'assenza di motivazioni, per il tempo trascorso dai fatti, per capi d'imputazione di lieve entità, corroborati da un po' di materiale video in cui non si capisce nulla, tanto per dire che si sono ''bloccati i violenti, prima che potessero scatenare la guerriglia'' intorno al vertice. Non era successo forse così con la meschina provocazione dell'inchiesta e degli arresti per ''cospirazione politica'', partiti dalla Procura di Cosenza, alla vigilia del Forum sociale europeo di Firenze nel novembre 2002 ? Cosa c'è di meglio per deviare l?attenzione da un summit destinato a non fornire alcuna risposta alla crisi e al drammatico peggioramento delle condizioni di vita di milioni di donne e uomini '' Cosa c'è di meglio per distrarre l'opinione pubblica dalle difficoltà di legittimazione del Governo ''


Poi, a mezzogiorno in punto, si presenta alla conferenza stampa di gestione degli arresti, nientepocodimenoche il Procuratore capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli: è lì per apporre il suo sigillo sull'intera operazione il magistrato vicino al PCI, protagonista prima delle inchieste e dei processi politici contro i movimenti degli anni Settanta, poi dell' ''Antimafia di Stato'' per eccellenza, procuratore che lascia Palermo dopo essere stato sconfitto nel tentativo di incastrare Andreotti Belzebù come capo di Cosa Nostra. Caselli non ha dubbi e, di fronte ad un corteo che si è difeso con un grande striscione-scudo di fronte alla violenza della polizia, già sentenzia: ''Erano organizzati in modo paramilitare''. E allora proviamo a stropicciarci meglio gli occhi. Perché un uomo del centrosinistra, uno degli idoli di ''Repubblica'' e di ''Micromega'', insomma un mezzo ''Padre della Patria'' si dovrebbe scomodare per reati da pretura di provincia (resistenza a pubblico ufficiale e lesioni lievissime, con prognosi non superiori ai quindici giorni) ? Perché un fine storico del diritto, com'è per formazione, decide di mandare in galera ventun persone, sapendo che non c?è minimo fondamento giuridico alla loro incarcerazione ?


Proviamo a rileggere le parole di Massimo D'Alema, non quelle di trent'anni fa quando dirigente della Fgci applaudiva la repressione dei movimenti, ma quelle pronunciate ieri sera al ''Democratic Party'' di Roma. Baffino, in sostanza, ha detto: stanno per arrivare altre ''scosse'', dobbiamo prepararci ad assumere importanti responsabilità ed attrezzare il nostro partito, che non è un ''centro sociale''. Ecco, qualcuno nel centrosinistra sta costruendo il dopo-Berlusconi, l'uscita di scena di un Presidente del Consiglio troppo ''sputtanato'', si sta predisponendo a fornire a questo Paese nella crisi un governo un po' più adeguato alle domande che vengono dai poteri globali e dalle oligarchie capitalistiche. Magari un governo di ''unità nazionale'' o di ''larghe intese'', guidate da un tecnico (il governatore di Bankitalia Draghi) o da un personaggio presentabile della destra (Letta, Tremonti o Fini). E quando ci si prepara ad un passaggio politico come questo, bisogna dare un segnale preciso ai movimenti, a quanti praticano il terreno del conflitto sociale. Prima, fino alle scorse elezioni politiche, c'era il cuscinetto della cosiddetta ''sinistra radicale'': era il meccanismo della rappresentanza e la sua variante senile, salottiera e parolaia, del ''bertinottismo'', a cui toccava il ruolo di contenimento della spinta al cambiamento proveniente dai movimenti. Non a caso, sempre ieri sera, D'Alema s'incazzava con quanti tra i suoi avevano fatto una scelta ''bipartitica'', buttando fuori dal parlamento Bertinotti & Co.. Ma adesso, appunto, quella sinistra lì non c'è più, è sparita ed è direttamente con i movimenti, con la loro indipendenza che devono tornare a confrontarsi. E proprio su questo versante devono dimostrare di poter controllare la situazione. Privi di fantasia come sono, lo fanno con gli strumenti di sempre: riscoprono il nemico nell' ''Autonomia'' (come si legge negli ordini di custodia), mettono in campo i magistrati di una volta, quelli su cui ''si può contare'', dividono nei movimenti i ''buoni'' dai ''cattivi'', quelli disposti a subire l'inevitabile sconfitta, chinando la testa, da quelli che resistono. Così pensano di legittimarsi un'altra volta per governare, alla faccia della democrazia e del consenso elettorale.


Ci riusciranno ? Incrociando le dita, pensiamo proprio di no. Questa volta si sbagliano e di grosso. Perché hanno costruito una grossa operazione sul nulla, si sono presi la libertà di ventuno persone sulla base di accuse ridicole e inconsistenti, lanciando così un boomerang che gli tornerà sui denti. Ma soprattutto perché utilizzano gli strumenti inquisitori più vecchi contro la cosa più nuova che sia successa in questo paese negli ultimi anni, contro la prima rivolta di massa di quel lavoro cognitivo che non pagherà mai la loro crisi, che è destinato ad organizzare nella trasformazione radicale le libertà e le ricchezze comuni e che questa piccola carognata gliela farà tutta rimangiare.

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sab, 04 lug
VICENZA CONTRO LA BASE USA
La borghesia e' luridamente ipocrita.

I politici italiani , di destra e sinistra, denunciavano la violenza contro le manifestazioni in Iran.

I politici italiani, di destra e sinistra, applaudono la violenza della polizia contro i manifestanti di Vicenza.

I politici italiani, di destra e sinistra, denunciavano la borghesia iraniana per

l'utilizzo dei Jammer, e i jammer vengono utilizzati dalla polizia italiana.

Inizia cosi' la settimana di festeggiamenti per il G8 dell'Aquila.


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Padova - Inaudita provocazione allo Sherwood Festival
Utente: Flavia
4 / 7 / 2009

Verso le 14.30 è stata messa in atto un'inaudata provocazione allo Sherwood Festival proprio mentre si sta costruendo la mobilitazione per il giorno dell'indipendeza di Vicenza dalla guerra.

Dallo stadio Euganeo stavano per partire le macchine che avrebbero portato a Vicenza alcune persone è sopraggiunta la Digos che ha preteso di perquisire i veicoli. Nel frattempo è arrivato un grande numero di polizziotti in tenuta antisommossa che attualmente è schierata anche con i mezzi, davanti ai cancelli del parcheggio dello stadio.

Le strade attorno sono chiuse e la Digos ha esteso la perquisizione anche agli stand all'interno dell'area del festival. Tutte le persone che si trovano all'interno della festa sono attualmente sequestrate dalle forze di polizia. Sul posto sono immediatamente arrivati anche i legali e in questo momento sta avendo luogo la perquisizione di tutti gli stand supervisionata dagli avvocati.
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