Padova - Inaudita provocazione allo Sherwood Festival
Utente: Flavia
4 / 7 / 2009
Verso le 14.30 è stata messa in atto un'inaudata provocazione allo Sherwood Festival proprio mentre si sta costruendo la mobilitazione per il giorno dell'indipendeza di Vicenza dalla guerra.
Dallo stadio Euganeo stavano per partire le macchine che avrebbero portato a Vicenza alcune persone è sopraggiunta la Digos che ha preteso di perquisire i veicoli. Nel frattempo è arrivato un grande numero di polizziotti in tenuta antisommossa che attualmente è schierata anche con i mezzi, davanti ai cancelli del parcheggio dello stadio.
Le strade attorno sono chiuse e la Digos ha esteso la perquisizione anche agli stand all'interno dell'area del festival. Tutte le persone che si trovano all'interno della festa sono attualmente sequestrate dalle forze di polizia. Sul posto sono immediatamente arrivati anche i legali e in questo momento sta avendo luogo la perquisizione di tutti gli stand supervisionata dagli avvocati.
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4/7/2009 > 15:03
Hanno bloccato tutti i pulman: trieste, pisa, emilia romagna, trieste. Non li fanno partire
Tredici morti tra cui un bambino carbonizzato, 50 feriti di cui 35 feriti ustionati in modo grave (alcuni nel 90% del corpo), altre decine di persone contuse, sotto schock, disperse. E poi due palazzine distrutte e altre tre evacuate, alcune centinaia di sfollati. Lutti e devastazione in un paradiso delle vacanze al mare, Viareggio, a causa di un treno merci carico di gpl che a mezzanotte deraglia in stazione e innesca l'apocalisse nel centro della città: una serie di esplosioni e l'incendio.
Poniamoci alcune domande: perche' il treno e' deragliato?
Qual'e' la sicurezza che i dirigenti delle ferrovie assicurano a ferrovieri e viaggiatori?
Aspettiamo una risposta
Il pagliaccio e' andato a dare un'occhiatina alla tragedia e' stato accolto da urli fischi e grida da moltissima gente comune che gli inveiva contro.Hanno dovuto fare un cordone perche' la gente non lo assalisse.Lo si e' saputo e visto molto bene solo da Sky tg24 ! perche' sulle 6 reti dei servi tutto questo lo hanno tagliato meticolosamente, accennando solamente a qualche fischio in mezzo agli applausi.
FATE SCHIFO SIETE PIETOSI E SENZA NESSUNA DIGNITA'..."GIORNALISTI" DEL CAZZO!
Golpe in Honduras: il punto di vista di Fidel Castro
Sospendo una lavoro che sto elaborando da due settimane su un episodio storico, per esprimere la mia solidarietà al presidente costituzionale di Honduras, José Manuel Zelaya.
È stato impressionate vederlo, attraverso TeleSur, arringare la popolazione di Honduras. Ha denunciato energicamente la brutale azione della reazione, che vuole impedire un'importante consultazione popolare.
Questa è la democrazia che difende l'imperialismo!
Zelaya non ha commesso violazioni di sorta delle leggi. Non ha compiuto azioni di forza. È il presidente ed il Comandante generale delle Forze Armate dell'Honduras.
Quello che accadrà sarà una prova per la OEA e per l'attuale amministrazione degli Stati Uniti.
Ieri si è svolta una riunione dell'ALBA, a Maracay nello Stato venezuelano di Aragua. I leaders latinoamericani e dei Caraibi che hanno parlato, lo hanno fatto brillantemente sia per l'eloquenza che per la loro dignità.
Oggi ascoltavo i solidi argomenti del presidente Hugo Chávez che denunciava l'azione golpista attraverso il canale Venezolana de Televisión.
Non sappiamo che cosa accadrà stanotte o domani in Honduras, ma il comportamento valoroso di Zelaya passerà alla storia.
Le sue parole ci hanno fatto ricordare il discorso del presidente Salvador Allende, quando gli aerei da guerra bombardavano il palazzo presidenziale, dove morì eroicamente l'11 settembre del 1973.
Stavolta vediamo un altro presidente latinoamericano che entra con il popolo in una base aerea per reclamare le schede elettorali della consultazione popolare confiscate illegalmente.
Così agisce un Presidente e Comandante Generale!
Il popolo dell'Honduras non dimenticherà mai questo gesto!
18/06/2009
"Il cambiamento significa per i poveri pane e lavoro, non meno regole sul modo di vestirsi né ricreazioni miste per ragazzi e ragazze all?ora di intervallo... La politica in Iran ha molto più a che vedere con la lotta di classe che con la religione". Financial Times, editoriale [articolo di fondo]del 15 giugno 2009.
Accade di rado che le elezioni in cui la Casa Bianca ha un interesse e che vedono la sconfitta elettorale del candidato filostatunitense, non vengano denunciate come illegittime da parte di tutta l'elite politica e mediatica. Di recente, la Casa Bianca e il campo alleato hanno inveito contro le libere (e monitorate) elezioni in Venezuela e Gaza, mentre costruiscono bellamente il "successo elettorale" in Libano, nonostante la coalizione guidata da Hezbollah abbia conseguito oltre il 53% dei voti.
Le elezioni in Iran del 12 giugno 2009 costituiscono un esempio paradigmatico: il presidente uscente, il nazional-populista Mahmoud Ahmadinejad (MA) ha ricevuto il 63,3% dei consensi (24,5 milioni di voti), mentre il candidato dell'opposizione liberale sostenuto dall'occidente Hossein Mousavi (HM) ha ricevuto il 34,2% dei consensi (13,2 milioni di votimetà del 63%). Le elezioni presidenziali in Iran hanno registrato un record di affluenza alle urne superiore all'80% degli elettori, tra cui l'inedita partecipazione al voto di 234.812 iraniani all'estero, ripartiti tra 111.792 sostenitori di HM e 78.300 di MA. L'opposizione guidata da HM non ha accettato la sconfitta e ha organizzato una serie di dimostrazioni di massa che hanno assunto risvolti violenti: dall'incendio e la distruzione di automobili, banche, edifici pubblici e scontri armati con la polizia e altre autorità. Quasi l'intero spettro degli opinion makers occidentali, compresi tutti i principali media tradizionali ed elettronici, i principali siti web liberali, radicali, libertari e conservatori, sono stati portavoce della denuncia di brogli elettorali rivendicata dall'opposizione. Neo-conservatori, conservatori libertari e trotskisti si sono uniti ai sionisti nell'acclamare l'opposizione come avanguardia di una rivoluzione democratica. Democratici e repubblicani condannano l'attuale regime, rifiutano di riconoscere il risultato delle elezioni e apprezzano gli sforzi dei manifestanti per rovesciare il risultato elettorale. Il New York Times, la CNN, il Washington Post, il Ministero degli Esteri israeliano e l'intera leadership dei Presidents of the Major American Jewish Organizations chiedono sanzioni esemplari contro l'Iran e ravvisano "l'inutilità" della proposta di dialogo con l'Iran di Obama.
La bufala del broglio elettorale
I leader occidentali respingono i risultati perché "sapevano" che il loro candidato riformista non poteva perdere... Per mesi hanno pubblicato quotidianamente interviste, editoriali [articoli di fondo] e rapporti dal campo "documentando" i fallimenti dell'amministrazione Ahmadinejad: testimonianze di religiosi, ex funzionari, commercianti e soprattutto donne e giovani delle città con un inglese fluente, destinavano Mousavi a una schiacciante vittoria. La vittoria di Mousavi era descritta come il trionfo delle "voci moderate", almeno secondo il vacuo cliché della Casa Bianca. Personalità di spicco del mondo accademico liberale deducono che la conta dei voti sia stata manipolata perché Mousavi ha perso nella sua enclave etnica: tra gli azeri. Altri studiosi sostengono, sulla base di interviste agli studenti universitari appartenenti ai ceti medi e alti dei quartieri a nord di Teheran, che il "voto giovanile" era largamente favorevole al candidato "riformista".
La cosa più sorprendente nella condanna unanime dell'Occidente rispetto alla denuncia di brogli è che a distanza di una settimana dallo spoglio dei voti, non sia stato prodotto un solo straccio di prova, documentato o anche frutto di osservazioni. Durante tutta la campagna elettorale, non è stata sollevata alcuna accusa credibile (ma nemmeno dubbia) di manipolazione degli elettori. Fintanto che i media occidentali sono stati convinti, dalla loro stessa propaganda, di un imminente vittoria per il loro candidato, il processo elettorale è stato descritto come altamente competitivo, animato da diffusi dibattiti e da un'inedita attività pubblica che non ha incontrato ostacoli da parte del "proselitismo di stato". Era così ferma questa loro fede in uno svolgimento aperto e libero delle elezioni che i leader occidentali e i mezzi di comunicazione di massa erano convinti che il loro candidato avrebbe vinto.
I media occidentali si sono affidati ai propri giornalisti che davano ampia copertura alle manifestazioni di massa dei sostenitori dell'opposizione, mentre ignoravano o sminuivano l'enorme consenso per Ahmadinejad. Peggio ancora, i media occidentali hanno ignorato la composizione di classe delle due fazioni: il presidente uscente ha tratto sostegno dalla ben più numerosa classe povera operaia, contadina, artigiana e da settori del pubblico impiego, mentre la maggior parte dei manifestanti dell'opposizione provenivano dalla classe media e alta degli studenti, dell'impresa e del ceto professionale.
Inoltre, la maggior parte degli opinionisti e giornalisti occidentali di stanza a Teheran, estrapolavano le loro proiezioni dalle osservazioni nella capitale; pochi si sono avventurati nelle province, nelle città e nei villaggi di piccole e medie dimensioni dove Ahmadinejad ha la base del suo consenso di massa. Infine l'opposizione è costituita da una minoranza di studenti attivisti facili da mobilitare per le manifestazioni nelle piazze, mentre Ahmadinejad ha il sostegno della maggior parte dei giovani lavoratori e casalinghe, che esprime la propria posizione nell'urna e ha poco tempo o scarsa inclinazione per impegnarsi nella politica di piazza.
Un certo numero di giornalisti "esperti", compreso Gideon Rachman del Financial Times, rivendica come prova dei brogli elettorali il fatto che Ahmadinejad abbia ottenuto il 63% dei voti nella provincia di lingua azera, contro un avversario, Mousavi, di etnia azera. Il presupposto semplicistico è che l'identità etnica o l'appartenenza a un gruppo linguistico rappresenti l'unica possibile scelta di voto, piuttosto che altri interessi sociali o di classe. Una valutazione più attenta del voto della regione iraniana dell'Azerbaigian occidentale, rivela che Mousavi ha vinto solo nella città di Shabestar tra il ceto medio e superiore (peraltro con un margine contenuto) e che è stato sonoramente sconfitto nelle più ampie aree rurali dove le politiche di redistribuzione del governo Ahmadinejad hanno aiutato la popolazione di etnia azera a cancellare debiti, ottenere crediti a basso costo e facili prestiti per gli agricoltori. Utilizzando i suoi legami etnici, Mousavi ha conquistato nella regione dell'Azerbaigian occidentale solo il voto urbano. Nella provincia di Teheran densamente popolata, Mousavi ha battuto Ahmadinejad nei centri urbani di Teheran e Shemiranat ottenendo il voto della classe media e superiore, ma perdendo ampiamente tra la classe operaia delle periferie, delle piccole città e delle zone rurali.
Il paradigma superficiale e distorto del "voto etnico" adottato da scrittori del Financial Times e del New York Times per sostenere la tesi che la vittoria di Ahmadinejad fosse un "voto rubato" è abbinato al volontario e deliberato rifiuto dei media di riconoscere la validità di un rigoroso sondaggio d'opinione condotto da due esperti degli Stati Uniti solo tre settimane prima delle elezioni, che dimostrava il vantaggio di Ahmadinejad con un margine di 2 a 1, addirittura superiore a quello della vittoria elettorale del 12 giugno. Questo sondaggio ha rivelato che tra gli azeri, Ahmadinejad era favorito con un margine di 2 a 1 su Mousavi, dimostrando come gli interessi di classe rappresentati da un candidato possano superare l'identità etnica degli altri candidati (Washington Post, 15 giugno 2009). Il sondaggio ha anche dimostrato come le questioni di classe, in ogni fascia di età, sono più influenti nel plasmare le preferenze politiche degli "stili di vita generazionali". Secondo questo sondaggio, oltre i due terzi dei giovani iraniani sono troppo poveri per avere accesso a un computer e la fascia d'età compresa tra 18 e 24 anni "costituisce il blocco da cui Ahmadinejad ha tratto più voti" (Washington Post 15 giugno 2009). L'unico gruppo che ha sempre favorito Mousavi, è quello degli studenti universitari e laureati, titolari di imprese e la media e alta borghesia. Il "voto giovanile", che i media occidentali elogiavano come "riformista", costituisce una netta minoranza di meno del 30%, ma è di estrazione privilegiata; un gruppo che utilizza ampiamente la lingua inglese e ha relazioni in esclusiva con i media occidentali. La loro presenza rilevante tra i giornali occidentali ha creato la "sindrome di Teheran del Nord", in riferimento all?enclave in cui vivono gli studenti delle classi agiate. Fini oratori, ben vestiti e con un inglese fluente, sono stati sonoramente battuti nel segreto dell'urna.
In generale, Ahmadinejad ha ottenuto un ottimo risultato nelle province dedite alla produzione di petrolio e della chimica: qui potrebbe riflettersi l'opposizione degli operai dei settori al programma riformista che conteneva proposte di privatizzazione delle imprese pubbliche. Anche dalle province di confine è arrivato un ampio consenso conseguente all'enfasi posta da Ahmadinejad al rafforzamento della sicurezza nazionale per contrastare le minacce degli Stati Uniti e di Israele, alla luce di una escalation degli attacchi terroristici provenienti dal Pakistan finanziati dagli USA e delle incursioni dal Kurdistan iracheno sostenute da Israele, che ha determinato la morte di cittadini iraniani. Il sostegno e il massiccio finanziamento dei gruppi autori degli attacchi costituivano la politica ufficiale degli Stati Uniti di Bush. Essa non è stata ripudiata dal Presidente Obama e in effetti è andata intensificandosi in vista delle elezioni.
Quello che i commentatori occidentali e i loro protetti iraniani hanno ignorato è il forte impatto che le devastanti guerre degli Stati Uniti e l'occupazione in Iraq e in Afghanistan hanno sull'opinione pubblica iraniana: la forte posizione di Ahmadinejad sulle questioni della difesa contrasta le deboli posizioni in materia dell'opposizione filo-occidentale.
La grande maggioranza degli elettori hanno sostenuto il presidente uscente probabilmente perché ritengono che gli interessi di sicurezza nazionale, l'integrità del paese e il sistema di sicurezza sociale, con tutti i suoi difetti e gli eccessi, possano essere difesi e migliorati con Ahmadinejad anziché dai tecnocrati del ceto alto appoggiati dai giovani privilegiati che guardano all'Occidente e che premiano gli stili di vita individuali più che i valori di comunità e di solidarietà.
La demografia del voto rivela una vera e propria polarizzazione di classe che contrappone chi ha un reddito alto ed è favorevole al libero mercato, al capitalismo, ed è individualista e chi fa parte della classe operaia con ha un redito basso, è inserito nella sua comunità ed è favorevole a un'economia "morale" in cui l'usura e la speculazione sono limitate da precetti religiosi. Gli attacchi degli economisti di opposizione alla politica di spesa sociale del governo, di credito e sussidi per i prodotti alimentari di base hanno poca presa sulla maggioranza degli iraniani che beneficiano di tali programmi. Lo stato è visto da loro come protettore e benefattore dei lavoratori poveri contro il mercato, che rappresentano la ricchezza, il potere, il privilegio e la corruzione. L'attacco dell'opposizione all'intransigente politica estera del regime che "anela" l'Occidente riecheggia solo tra gli studenti universitari liberali e nei gruppi che lavorano nel settore del commercio con l?estero. Molti iraniani hanno percepito il potenziamento delle proprie forze armate da parte del regime come baluardo che ha impedito l'attacco americano o israeliano.
La misura della sconfitta dovrebbe dirci come l'opposizione sia lontana dalle preoccupazioni vitali della popolazione. Dovrebbe ricordare all'opposizione che spostandosi verso l'occidente, si è allontanata dalle questioni quotidiane di sicurezza, di abiatazione, dell'occupazione e di sussidi sui prezzi dei prodotti alimentari che rendono la vita sopportabile a coloro che vivono al di sotto della classe media e fuori dai cancelli privilegiati dell'Università di Teheran.
Il successo elettorale di Amhadinejad, visto in una prospettiva storica comparativa non dovrebbe sorprendere. In contesti elettorali simili dove i nazional-populisti si confrontano con i liberali filo-occidentali, hanno vinto i populisti. Un esempio è Peron in Argentina e, più di recente, Chavez in Venezuela, Evo Morales in Bolivia e anche Lula da Silva in Brasile, i quali hanno dimostrato la capacità di riscuotere un consenso attorno al 60% in libere elezioni. La maggioranza in questi paesi predilige la sicurezza sociale ai liberi mercati, la sicurezza nazionale all'allineamento con gli imperi militari.
Le conseguenze della vittoria elettorale di Ahmadinejad sono aperte al dibattito. Gli Stati Uniti potrebbero giungere alla conclusione che continuare a sostenere una vociferante, ma ampiamente sconfitta, minoranza ha poche prospettive per garantire concessioni in materia di arricchimento nucleare e l'abbandono dell'appoggio iraniano a Hezbollah e Hamas. Un approccio realistico potrebbe essere quello di aprire un ampio dibattito con l'Iran, riconoscendo, come ha rilevato di recente il Senatore Kerry, che l'arricchimento dell'uranio non è una minaccia esistenziale per chiunque. Questo approccio differisce nettamente da quello dei sionisti americani, radicati nel regime di Obama, che seguendo le indicazioni di Israele spingono per una guerra preventiva con l'Iran usando il pretesto che non è possibile negoziare con il governo "illegittimo" di Teheran che "rubato un'elezione".
Gli eventi recenti suggeriscono che i leader politici in Europa, e anche alcuni a Washington, non accettano la linea dei mezzi di comunicazione di massa sionisti secondo cui "il voto è stato rubato". La Casa Bianca non ha sospeso la sua offerta di negoziati con il nuovo governo rieletto ma si è concentrata sulla repressione della protesta (più che sul conteggio dei voti). Analogamente, le 27 nazioni dell'Unione Europea hanno espresso "profonda preoccupazione per la violenza" e ha invocato che le "aspirazioni del popolo iraniano siano raggiunte attraverso mezzi pacifici e che la libertà di espressione sia rispettata" (Financial Times 16 giugno 2009 p.4). Ad eccezione della Francia di Sarkozy, nessun leader UE ha messo in discussione l'esito del voto.
L?imprevisto è la reazione di Israele: Netanyahu ha indicato ai suoi seguaci sionisti statunitensi che dovrebbero usare la bufala dei "brogli elettorali" per esercitare la massima pressione sul regime di Obama per impedire che venga messo in atto qualsiasi programma che possa incontrare il rieletto regime di Ahmadinejad.
Paradossalmente, i commentatori USA (di sinistra, destra e centro) che hanno partecipato alla bufala della frode elettorale forniscono inavvertitamente a Netanyahu e ai suoi seguaci americani delle argomentazioni: dove loro vedono guerre di religione, noi vediamo lotta di classe, dove loro vedono la frode elettorale, noi vediamo la destabilizzazione imperialista.
Uno tsunami economico si abbatte sull'America: la Cina guarda e aspetta
di Michael Payne - 22/06/2009
Fonte: Come Don Chisciotte [scheda fonte]
Questa è una storia di due nazioni molto potenti. Una, definita l?unica Superpotenza mondiale, ha una politica estera molto aggressiva e una rete massiccia di installazioni militari sparse sul pianeta. L?altra, la potenza economica mondiale che sta salendo alle stelle, ha una politica estera moderata e non ha una reale presenza militare eccetto che all?interno dei suoi confini. America e Cina, con due filosofie e due agende chiaramente differenti sono in una rotta di collisione che determinerà chi di loro guiderà il mondo nei decenni a venire.
La Cina è guidata da un governo comunista, ma ha anche un sistema economico capitalistico. Tra le principali nazioni industrializzate, la Cina ha la più dinamica, la più veloce economia in crescita. La sua crescita prevista per il 2009 è del 6 percento, mentre l?America e il resto del mondo stanno giusto tentando di sopravvivere. Il suo budget militare è minuscolo, meno del dieci percento di quello americano. Non è coinvolta in guerre all?estero. Siccome la sua economia dipende in gran misura dalle importazioni di petrolio, è stata molto attiva nello stipulare contratti e accordi per il petrolio in tutto il mondo, incluso il Sud America, con un business e sforzi diplomatici molto aggressivi.
L?America [qui e in seguito intesa come Stati Uniti, ndt] è una repubblica democratica, governata da un presidente e un Congresso eletti, con un sistema economico capitalistico. La sua economia si è trovata in progressivo declino per un po? di tempo, in quanto le imprese statunitensi hanno delocalizzato in maniera aggressiva milioni di lavori manufatturieri. Il suo budget militare è più grande di quello di tutte le altre maggiori nazioni industrializzate nel mondo messe assieme. Gli USA mantengono una presenza militare in più di 750 basi in tutto il mondo e sono coinvolti in conflitti e occupazioni sia in Iraq che in Afghanistan. Importano la maggior parte del suo fabbisogno di petrolio da fonti straniere e il loro esercito è impegnato attivamente a proteggere i loro interessi petroliferi in varie parti del mondo.
Sì, queste sono due nazioni molto potenti le cui agende riguardanti gli affari mondiali, le strategie economiche e l?uso delle risorse militari difficilmente potrebbero essere più differenti. E, ancora, queste due nazioni sono legate insieme nel più grande accordo economico al mondo almeno per il momento.
Come ha fatto l?America ad arrivare al punto di essere così dipendente dall?industria cinese e dalla necessità di chiedere continuamente prestiti a essa per finanziare tali acquisti? Come è passata l?America dall?essere una volta la prima nazione creditrice nel mondo ad essere la prima nazione debitrice?
Fin dagli anni ottanta, l?America si è trasformata da principale forza industriale in una nazione che si è concentrata sulla produzione industriale delocalizzata in tutto il mondo, mentre si dedicava ad un?economia dei servizi. La lunga, debole e conflittuale relazione tra i sindacati e il management causò infine una rottura totale, che vide le imprese partire in quarta con le delocalizzazioni. Ciò arricchì gli amministratori delegati, aumentò i profitti e gli stock values, arricchì gli investitori e, in tal modo, iniziò il crollo della classe operaia americana.
A tal punto, la produzione industriale, la pietra angolare dell?America, iniziò un declino rapido e intenso. Questo fu il momento significativo per un?economia che si basa sui consumatori per il settanta percento del PIL. Quando ebbe luogo tale inversione di rotta, dalla produzione industriale all?abbraccio alla delocalizzazione rampante, essa garantì un declino continuo nell?economia, dato che il potere d?acquisto della classe operaia americana iniziò a erodersi.
Durante tale periodo, il Giappone era la stella economica crescente e iniziò ad accelerare il suo motore produttivo. La Cina non era realmente un attore economico principale ma stava iniziando a mostrare il suo reale potenziale. Così la presenza giapponese sul palcoscenico americano subì una fase di rapida crescita in quanto entrò nei mercati elettronico e automobilistico statunitensi come una forza principale che avrebbe potuto fornire prodotti di qualità a prezzi estremamente competitivi.
Come reagirono le imprese statunitensi a questa potenziale minaccia alla loro superiorità? Continuarono il loro processo di delocalizzazione di ogni tipo di industria possibile in qualsiasi luogo trovassero oltreoceano con forza lavoro economica. Naturalmente, l?industria automobilistica statunitense aveva costruito anni prima stabilimenti industriali in Europa e altre nazioni oltreoceano. Ora vorrebbero vedere varie industrie automobilistiche straniere, giapponesi, tedesche, e altre ritornare il favore e costruire stabilimenti in America.
Così eccoci qui, ma cosa riserva il futuro? Dunque, la Cina ha in mano le carte e la maggior parte degli assi. Essa guarda pazientemente e aspetta mentre l?America continua a trovarsi in un oblio economico con una guerra infinita contro i cosiddetti terroristi islamici e la continua enorme importazione di beni che una volta venivano prodotti in America.
La Cina, perlomeno al momento, sta continuando a prestarci miliardi di dollari mentre guarda il nostro commercio e il deficit nazionale salire ad altitudini astronomiche. Oltre ai circa duemila miliardi di dollari che la Cina possiede in riserve di valuta straniera, circa mille miliardi di dollari sono in titoli del governo statunitense. Questo enorme trasferimento di ricchezza dagli USA alla Cina non può continuare con la stessa violenza perché sta erodendo le fondamenta economiche della nostra nazione. Cosa dobbiamo fare?
Una delle risposte a questo dilemma è che l?America semplicemente non può e non deve permettere che tale situazione continui a deteriorarsi. Deve ricostruire la sua base produttiva e invertire la delocalizzazione distruttiva del lavoro o non ristabiliremo le nostre fondamenta economiche.
Robert Reich, ex Segretario del Lavoro sotto il presidente Clinton e noto economista, in un recente articolo ha indicato che stiamo perdendo i lavori di routine, inclusi i tradizionali lavori produttivi, ma invita a non preoccuparsi perché verranno rimpiazzati in futuro dal ?lavoro simbolico-analitico? di ?persone che analizzano, manipolano, innovano e creano. Queste persone sono responsabili della ricerca e dello sviluppo, della progettazione e dell?ingegneria o delle vendite, del marketing e della pubblicità ad alto livello. Essi sono compositori, scrittori e produttori. Essi sono avvocati, giornalisti, dottori e consulenti aziendali?.
Bene, il signor Reich è l?economista e io no, ma non accetto del tutto il suo ragionamento. Questa sembra essere la solita vecchia teoria, leggermente modificata, che sentivamo negli anni ottanta riguardo a come il settore terziario fosse la via del futuro per l?America. Il mio punto di vista è: puoi creare tutti i lavori simbolico-analitici che vuoi, ma se non abbiamo una consistente porzione di forza lavoro americana che esegua lavori che prendono una qualche forma di materiale grezzo, insieme al lavoro, per creare prodotti che vengano acquistati dagli Americani ed esportati all?estero, la maggioranza degli Americani non avrà il potere d?acquisto per alimentare la nostra economia basata sui consumatori.
Possiamo ricostruire la nostra base produttiva se cambiamo la filosofia avvelenata della delocalizzazione industriale che ha portato enormi profitti industriali e la distruzione della forza lavoro americana. Il signor Obama e il Congresso devono approvare una legislazione appropriata, e certamente hanno il potere per farlo, che fornisca detrazioni fiscali alle industrie che non delocalizzano o a quelle che riportano a casa il lavoro. In secondo luogo, a quelle industrie che continuano a delocalizzare devono essere applicate penalizzazioni fiscali.
In aggiunta al ritorno dei lavori produttivi basilari in America, un grande potenziale risiede nello sviluppo di un nuovo enorme settore industriale verde dove gli incentivi governativi in denaro e i fondi privati creino nuovi posti di lavoro per la produzione di pannelli solari, mulini a vento, sistemi di transito rapidi e varie nuove fonti di energia che rimpiazzino i combustibili fossili. Oltre a invertire la delocalizzazione di lavori americani, non c?è via migliore per risolvere i nostri problemi economici che attraverso una aggressiva promozione di programmi per sviluppare nuove fonti di energia.
Per il popolo americano è ora di dire ?quel che è troppo è troppo?, e chiedere al presidente Obama che cominci il processo veramente necessario di invertire la nostra estremamente aggressiva e dispendiosa presenza militare in tutto il mondo, la quale sta causando una terribile emorragia nella nostra base economica. Il nostro debito nazionale sta aumentando così rapidamente che sta diventando insostenibile. Le nostre guerre all?estero, le occupazioni e il mantenimento di quell?enorme complesso di installazioni militari nel mondo sta dissanguando l?America. Il nostro governo deve capire che è ora di ridurre questa intera macchina militare prima che sia troppo tardi e che ci troviamo in una situazione di bancarotta nazionale. La domanda è: come mai Obama e i nostri leader al Congresso non capiscono che le nostre azioni e politiche militari nel mondo stanno portando l?America sull?orlo della bancarotta?
Cosa succederà se non avremo la saggezza e il coraggio di cambiare? Prima di tutto, la nostra posizione debitrice nei confronti della Cina raggiungerà tali enormi proporzioni che la Cina, ad un certo punto, annuncerà di non poter più continuare a prestare all?America tanti miliardi di dollari come in passato, e ciò, in realtà, porrà una moratoria sugli altri prestiti finché l?America non metterà in ordine i suoi sistemi monetario ed economico. A tal punto, il valore del dollaro sarà chiaramente in pericolo e potrebbe diminuire così velocemente da non poter essere più utilizzato come valuta mondiale di riserva.
I finanziamenti per l?intero complesso militare nel mondo inizieranno a prosciugarsi rapidamente. Gli USA dovranno chiudere la maggior parte delle loro basi. E quando questo succederà, cosa faremo con le migliaia e migliaia di militari che abbiamo nel mondo i quali, quando saranno congedati, non avranno opportunità di lavoro in un?economia fallimentare?
Segni di grande preoccupazione stanno iniziano ad emergere dalla Cina. Un rapporto proveniente dalla Cina afferma che Guo Shuqing, presidente della China Construction Bank, controllata dallo stato, sta valutando la possibilità di concedere prestiti in yuan, la valuta cinese di base, alle industrie di import-export cinesi. Ciò permetterebbe alle aziende cinesi e a quelle straniere di usare lo yuan per saldare i propri debiti al posto del dollaro statunitense. Inoltre, la Cina ha recentemente convertito i suoi titolo del tesoro statunitensi da lungo termine a breve termine.
Non sto dicendo che la Cina voglia che l?economia americana collassi non del tutto, perché la Cina sa che l?America, per ora, è la sua vacca da latte e sarebbe felice di continuare a nutrirsi attraverso tale finanza. Tuttavia, realisti come sono, i Cinesi vedono chiaramente come l?America sia diretta su un percorso pericoloso che minaccia di far collassare le sue fondamenta economiche, ed essi potranno sistemarsi per tale eventualità.
Un altro scenario, non bello, potrebbe coinvolgere le nazioni creditrici straniere, in particolare la Cina, le quali potrebbero accaparrarsi tutti i tipi di imprese americane. Infatti, tale scenario è già in corso, con la Chrysler e la General Motors che stanno andando entrambe verso la bancarotta. La Chrysler sopravviverà, almeno per un po?, con la Fiat italiana che possiederà la maggior parte delle azioni e dirigerà le operazioni. La General Motors sta perdendo molte divisioni automobilistiche, dato che un conglomerato industriale cinese sta comprando la linea Hummer della GMC. Questo scenario potrebbe essere il modello per il futuro, quando molte aziende statunitensi falliranno a causa di una cattiva gestione e dell?avidità, e molte nazioni straniere, con la Cina in prima linea, acquisteranno le risorse industriali americane per pochi centesimi di dollaro.
L?America si è per il momento salvata in corner dal punto di vista economico. Ci sono pochi segnali sul fatto che l?amministrazione Obama e il Congresso capiscano la necessità urgente di promuovere aggressivamente una rinascita della produzione industriale e ridurre rapidamente la nostra presenza militare sul pianeta. Se non hanno la lungimiranza e il coraggio e non si possono dedicare a fare le cose nell?interesse della popolazione americana, ecco dunque ciò che accadrà: la Cina diventerà la potenza economica principale nel mondo. Il dollaro americano non avrà più un effetto significativo nel commercio mondiale e verrà rimpiazzato. Il nostro vasto establishment militare nel mondo si disintegrerà velocemente, dato che non ci saranno fondi per alimentare ulteriormente la sua esistenza. A tal punto, l?America avrà perso il suo status di potenza economica leader mondiale e di ?unica Superpotenza?.
Messaggio per il presidente Obama e il congresso statunitense: se mai c?è stato un momento per il vero cambiamento in America, tale momento è adesso!
Titolo originale: "An economic Tsunami bears down on America; China watches and waits"
(ANSA) - ROMA, 15 GIU - ''La nascita della Guardia Nazionale Italiana e lo stesso rilancio delle ronde da parte del ministro Maroni, rivelano una dinamica inquietante. Per la prima volta, al di la' delle parole, siamo di fronte allo sviluppo di strutture parallele, paramilitari, pubblicamente avallate o incoraggiate dallo Stato''. Lo afferma Marco Ferrando del partito Comunista dei lavoratori.
''Le sinistre non possono limitarsi alla critica. Debbono promuovere unitariamente una mobilitazione di contrasto.
Proponiamo ai sindacati - prosegue - a tutte le sinistre, alle associazioni popolari, antifasciste e antirazziste di approntare strutture unitarie di vigilanza operaia e popolare sul territorio, a partire dal nord. Strutture operative che tutelino la sicurezza individuale e collettiva dei soggetti minacciati da rondismo, squadrismo, teppismo; e che parallelamente estendano la propria azione contro ogni forma di criminalita' quotidiana del profitto: incluso lo sfruttamento del lavoro nero, il mancato rispetto della sicurezza sul lavoro, l'evasione fiscale, lo scempio ambientale''.
''Le sinistre - conclude Ferrando - non possono lasciare alle destre il controllo del territorio. E debbono promuovere una propria campagna anti capitalistica sulla sicurezza''.
I Lavoratori autorganizzati delle cooperative di servizi
ai supermercati Bennet di Origgio
in collaborazione con:
''WORK''
(notiziario per il coordinamento dei proletari e dei lavoratori comunisti)
e la Consulta dei Migranti di Marano Vic.
SABATO 6 GIUGNO 2009 DALLE ORE 15,00
AL CINEMA CAMPANA DI MARANO VIC.NO
DIAMO LA PAROLA A CHI LOTTA!
Parlano i lavoratori immigrati delle cooperative di facchinaggio ai supermercati Ben-net di Origgio (Mi), protagonisti di una lotta dura e combattuta contro i licenziamenti e per la difesa delle condizioni di lavoro di circa 4000 lavoratori immigrati: dopo anni di sconfitte e delusioni, il movimento di lotta dei lavoratori milanesi rialza la testa, proprio contro la schiavitù che la borghesia opera nei confronti dei salariati di ogni colore e nazionalità; questi operai, con la loro lotta, hanno dimostrato che i lavoratori uniti e organizzati sono in grado di vincere delle battaglie in difesa dei loro interessi.
Seguirà un dibattito sulla situazione della classe operaia in Italia.
WORKERS UNITED WILL NEVER BE DEFEATED
I LAVORATORI UNITI NON SARANNO MAI SCONFITTI
Hanno partecipato circa tremila persone ai funerali di Bruno Muntoni, Luigi Solinas e Daniele Melis, i tre operai morti martedì scorso nella cisterna di uno stabilimento della Saras di Sarroch (Cagliari).
Bruno, Luigi e Daniele, non hanno visto i coccodrilli che erano ai loro funerali.
Il padrone della Saras Moratti era li a fingere il dolore.
I padroni sono deri coccodrilli, prima per pochi euro sfruttano e ammazzano gli operai, poi fingono di essere addolorati.
Moratti e' sicuro che nessun tribunale della repubblica italiana lo condannera'.
TORTURATI E PROCESSATI
Madrid. Torturati a processo
A otto anni dalla detenzione e denuncia di torture il processo contro dodici
cittadini baschi accusati di appartenenza a Eta
Torturati fino ad autoincolparsi. Picchiati selvaggiamente, minacciati. Fino a
firmare verbali imparati a memoria in cui è scritto che erano collaboratori di Eta,
l'organizzazione armata basca. A Madrid è iniziato il processo, finalmente, anche se
nel frattempo l'accusa è cambiata, in peggio, fino a prospettare condanne per
'appartenenza' a organizzazione terrorista. Tutto si è risolto, per undici del dodici
imputati baschi, in pochi minuti: hanno patteggiato condanne non superiori ai due
anni.
Dobbiamo risalire all'agosto del 2001 per raccontare di una retata della Guardia
Civil: venti arrestati, altri nove che si consegnano spontanemanete al giudice perché
sanno di essere ricercati. Quella retata fu il motore del panico generalizzato in
Navarra fra i giovani che frequentavano il centro sociale di Gasteiz/Vitoria o gli
ambienti della sinistra basca. Perchè gli arrestati, nelle dichiarazioni estorte con
violenza, firmavano accuse contro altri amici e conoscenti in un domino del terrore
che durò per tutto un anno. Ci furono casi di persone che denunciarono torture che
furono scarcerate pochi giorni dopo le violenze, senza dover passare nemmeno per
un'aula di tribunale.
Fra i detenuti c'erano anche Unai Romano, operaio metalmeccanico, passato alle
cronache per una foto: quella della sua faccia sfigurata, gonfia, gli occhi pesti,
neri. Irriconoscibile. E Susana Etxerandio, antropologa, che soffrì torture e
umiliazioni, anche di carattere sessuale.
Citiamo loro, oltre agli altri dieci che li accompagnano, perché le loro
teastimonianze appaiono nel video che presentiamo. E' un estratto del documentario
Cronache basche, realizzato da Matteo Scanni e da chi scrive, vincitore del primo
premio Baldoni del 2007.
Insieme a Unai Romano e Susana Etxerandio c'è anche la testimonianza del direttore
del quotidiano Berria, anch'egli torturato.
Le denuncie per tortura non hanno vita lunga fino a oggi nello Stato spagnolo. Anche
in questo caso nessuna di quelle presentate è riuscita a sortire effetti.
Unai Romano e il suo volto, guardatelo, parlano da soli. Unai è stato incriminato
ulteriormente, proprio perché ha sporto denuncia per le percosse ricevute. Ha
presentato in ottobre ricorso al Tribunale per i diritti dell'Uomo di Strasburgo.
Il corrotto condannato, il corruttore a palazzo Chigi.
Com'era prevedibile, la sentenza di primo grado del processo Berlusconi-Mills non risparmia il corruttore, nella persona del presidente del consiglio dei ministri on. Silvio Berlusconi. Le motivazioni sono state depositate oggi a Milano. Secondo il tribunale l'avvocato Mills, che ha il torto di essere londinese, altrimenti sarebbe in parlamento, è stato corrotto da Berlusconi per testimoniare il falso in modo da consentirgli l'impunità in altri processi ''o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati''. Come sappiamo, Mister B. uscì (definitivamente) dal processo, salvandosi da una condanna ancor più pesante, grazie a una legge, il famoso ''Lodo Alfano'', scritta dal suo avvocato e approvata in tre settimane, come primo a fondamentale atto di genuflessione della nuova legislatura, dai suoi parlamentari su misura. Su questa legge vergogna ora gravano un referendum popolare e un procedimento di legittimità davanti alla corte costituzionale. Si annuncia una giornata di superlavoro per la servitù: divertiamoci a vedere come verrà data questa notizia (che in una democrazia imporrebbe le dimissioni del ''premier'') dalle varie gazzette di regime, mettendole a confronto con la stampa internazionale. E gli oppositori dialoganti, come reagiranno questa volta? ''Non siamo più la sinistra giustizialista e salottiera che eravamo prima'', disse il buon Veltroni nella conferenza stampa convocata per annunciare le dimissioni, un?ora dopo la condanna di Mills. Ora, per coerenza, da Franceschini ci attenderemmo, se non le dimissioni, almeno un mea culpa.
Sabato 30 Maggio ore 16.00, Circolo Operaio "Il Bruco", Magrè (Schio)
QUANDO UNA RONDA NON FA PRIMAVERA lavoro, immigrazione, razzismo - Cos'è la sicurezza?
ASSEMBLEA con:
ANNALISA MURGIA, collaboratrice di ricerca presso l'Università degli Studi di Trento, esperta di lavoro.
STEFANO GALIENI, giornalista di Liberazione, esperto di immigrazione.
Sicurezza. È questo il tema centrale su cui si è concentrato il dibattito politico e mass-mediatico italiano negli ultimi anni. Ci hanno detto, infatti, che avrebbero reso più sicure le nostre città dagli immigrati che puzzano, rubano e uccidono. Ci hanno detto che chi elemosina o lava i vetri delle automobili è un delinquente che merita di essere punito. Ci hanno detto che l'Italia non è un paese multi-etnico, e se un po' lo è, ci penseranno le ronde dei ?bravi cittadini? a rimettere le cose a posto. Ci hanno detto che quei barbari non possono stare qui da noi se non hanno un reddito minimo oppure se non possiedono un lavoro. E con la crisi economica poi. Non vorranno mica rubare il lavoro agli italiani, no? Ci hanno detto che l'esercito a presidiare le città avrebbe risolto ogni problema. Ci hanno detto che con loro saremmo stati sicuri.
Ma cos'è la sicurezza? Non si usa spesso questo termine strumentalmente, per alimentare la paura?
No. Sicuramente c'è qualcosa di cui aver paura. Fanno paura i tre morti e più al giorno sul posto di lavoro, la precarietà che impedisce ai giovani di programmarsi un futuro, i licenziamenti giustificati con la crisi economica, il clima di intolleranza e il razzismo che si ripercuote sul diverso, sull'altro -l'immigrato, il barbone, il comunista, il rasta-. È di questo che vogliamo parlare nell'assemblea di sabato 30, di questo e delle vie di uscita da una tale situazione, delle soluzioni per vincere la precarietà - del lavoratore, del migrante, del giovane e per poter costruire un presente e un avvenire certi, giusti. Sicuri.
21 maggio 2009 - Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, lancia della raccolta firme per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo l'esito del processo di Mills per corruzione.
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FERMATI, SE NO MUORI
"Spegni il motore, ascoltami, spegni il motore che è meglio. O vieni con le buone oppure muori, tornare a casa sano e salvo è meglio di morire, quindi fermati, altrimenti.... ". La minaccia di affondare quel gommone stracarico di extracomunitari partiti durante la notte dalla spiaggia libica di Zuwara, è del comandante di una motovedetta libica, una delle tante che nelle ultime settimane hanno dato il via alla caccia ai clandestini che partono dalle loro coste. E' una scena drammatica, che si consuma in alto mare. Un filmato di "contrabbando" fatto uscire dalla Libia per
dimostrare che loro, i libici, fanno sul serio, soprattutto adesso che hanno ricevuto dall'Italia tre motovedette nuove di zecca con le quali effettueranno, così hanno concordato con il governo italiano, il pattugliamento delle coste africane.
Avevamo gia' detto che gli accordi tra Berlusconi e il dittatore Gheddafi prevedevano che la mattanza degli immigrati fosse a carico dei soldati libici. I gloriosi marinai italiani fanno solo da postini. Meritano una medaglia
mer, 20 mag
I CIE SONO DEI LAGER: PAROLA DI BERLUSCONI
Berlusconi deve essere in stato confusionale.
L'eta', Noemi, Mills gli hanno fatto perdere il senso di quello che dice.
Berlusconi non vorrebbe ma alla fine deve dirlo: "Non vorrei dirlo, ma i centri di identificazione degli immigrati somigliano a dei campi di concentramento, tanto è vero che il Parlamento ha negato che la permanenza possa essere aumentata a sei mesi".
Berlusconi non ricorda piu' che i CIE li ha voluti lui e Maroni.
Berlusconi non ricorda piu' che la permanenza fino a 6 mesi nei lager CIE e' stata una proposta sua e di Maroni
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mer, 20 mag
G8 DELL\'UNIVERSITA\'A TORINO
A Torino sono confluiti i rappresentanti dei paesi del G8, degli outreach 5 (Brasile, Cina, India e Sud Africa), del gruppo Mem (Corea del Sud, Australia, Indonesia) e di alcuni paesi della sponda del Mediterraneo, del Medio Oriente, dell?America Latina e dell?Africa.
Ormai e' evidente che i G8, G9,G12, G20, non servono a niente. O meglio servono per una vacanza per i politici di turno, questa volta per i rettori delle universita'.
Servono alla polizia per provare le tecniche di repressione contro le proteste.
Cariche a freddo e scontri tra polizia e studenti che contestano il G8 sull'università. Domani la manifestazione nazionale
Lancio di fumogeni e cariche poliziesche a Torino al G8 University. Centinaia di studenti assediano il Castello del Valentino, sede della facoltà di Architettura, dove è in corso il vertice sull'istruzione superiore alla presenza di 40 rettori. Gli studenti che protestano contro il summit hanno lanciato fumogeni e uova contro il cordone di polizia schierato a difesa del castello del Valentino, dove si svolge il vertice. La polizia ha replicato con una carica che ha respinto indietro i manifestanti fino in corso Marconi all'altezza di via Madama Cristina, dove i ragazzi che protestano stanno ora tentando di bloccare la strada con i cassonetti dell'immondizia. Tre ragazzi sono stati fermati. L'intera zona è presidiata da un imponente servizio d'ordine di polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Un gruppo di giovani si è staccato e si è diretto verso il centralissimo corso Vittorio Emanuele manifestando davanti alla stazione ferroviaria di Portanuova. Chiedono che vengano rilasciati i giovani fermati dopo le cariche di stamattina. Poi hanno abbandonato la piazza e in via Roma bloccando praticamente il traffico. Tensione altissima dunque alla vigilia della grande manifestazione nazionale di protesta prevista domani, in occasione della chiusura del G8 dell'Università. In tarda mattinata gli studenti hanno rimosso il blocco alla stazione ferroviaria di Porta Nuova.
La sinistra ha demonizzato troppo Berlusconi. Parola di Nichi Vendola?
Caro Piero
sono perfettamente d'accordo con lo spirito del servizio di Duccio su Vendola. Anzi vorrei aggiungere delle considerazioni.
Nichi Vendola dice: ''Berlusconi è un individuo geniale. È una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un'intera epopea della vita culturale nazionale. È un prototipo di uomo nuovo che si è saputo imporre sulla scena nazionale''.
Parole di un uomo innamorato? Può darsi. Ma del resto fanno il pari con altre squisite gentilezze che la sedicente sinistra radicale da tempo riserva al nostro premier. Bertinotti, da presidente della camera a ridosso delle elezioni del 2008 disse: ''Stimo Berlusconi, è un uomo politico capace''.
Lo stesso Bertinotti che oggi da dello ''spregiudicato'' a Prodi.
Vogliamo poi parlare della mitica linea editoriale di Liberazione ai tempi di Sansonetti e di quel famoso articolo di fondo così geniale e lungimirante che si intitolava ''Chi se ne frega di rete4!''
Lo stesso Sansonetti così spesso presente nei salotti di Vespa, sempre così ben disposto a fare il carino con Berlusconi, a scambiare con lui qualche battuta sul Milan, e a non fargli mai una domanda vera ad esempio sul conflitto di interessi o, che so, sul processo Mills.
Lo stesso Sansonetti che fra l'altro, guarda caso, è stato il primo a saltare quando Vendola non ce l'ha fatta al congresso di Rifondazione.
E poi insomma Vendola dice che anche a lui stanno a cuore le leggi? E allora dov'era per esempio Vendola quando si raccoglievano le firme contro il Lodo Alfano? Avete mai sentito Bertinotti (di cui Vendola è una specie di figlioccio politico) tuonare contro il conflitto di interessi?
Io diffido da ragionamenti politici astratti, non supportati da fatti, ma anzi, clamorosamente contraddetti da continue e incomprensibili smancerie verso Berlusconi il cui unico effetto, al di là dei poco credibili chiarimenti a posteriori, è di legittimare lui e il suo conflitto di interessi dentro le istituzioni!
Il 14 maggio 1948 Ben Gurion dichiarava a Tel Aviv la nascita dello Stato di Israele.
Secondo il piano di spartizione votato dall'ONU il 29 novembre 1947, la Palestina, allora sotto mandato britannico, avrebbe dovuto essere divisa in due stati, uno arabo ed uno ebraico. Ma lo stato arabo non nacque mai, perché Israele conquistò il 75% del paese e il restante 25% se lo presero la Transgiordania (poi Giordania) e lEgitto.
A farne le spese furono i palestinesi: 13.000 di loro perirono, 800.000 di loro furono cacciati dalle loro case e terre e persero tutto; da allora, insieme ai loro discendenti (in tutto 4,2 milioni di persone) vivono nella miseria dei campi profughi, con tutto il suo retaggio di disoccupazione, povertà, privazioni, umiliazioni. È per questo che la nascita di Israele è ricordata dagli arabi come la nakba, la catastrofe.
Fu in sostanza un'immensa operazione di ''pulizia etnica'' che ancora oggi lo stato di Israele rifiuta di riconoscere, continuando a sfuggire alle proprie responsabilità e a negare ai profughi il diritto al ritorno (mentre Israele riconosce a qualsiasi ebreo/a di qualsiasi parte del mondo il diritto di trasferirsi sul suo territorio e ottenerne la cittadinanza).
Oggi alcuni ''festeggiano'' la nascita di Israele: per noi non c'è niente da festeggiare, visto che i palestinesi sono oggi più che mai oppressi da uno stato razzista e colonialista che occupa e ruba loro le terre per costruirvi colonie, sottrae risorse idriche, costruisce un vergognoso muro in Cisgordania per separare i colonizzati dai colonizzatori, affama con un inaccettabile embargo gli abitanti di Gaza che ha appena finito di bombardare e reprime i palestinesi che lottano contro questa situazione, arrestandoli (nelle carceri israeliane vi sono 11.000 prigionieri palestinesi, di cui più di 300 sono minorenni), torturandoli e definendoli ''terroristi''.
Oggi più che mai è necessario ricordare tutto questo e schierarsi dalla parte degli oppressi contro gli oppressori.
Il presidente Napolitano ha ricordato due giorni fa, nell'occasione della giornata delle vittime del terrorismo e del primo incontro tra le vedove Pinelli e Calabresi, l'anarchico milanese fuoruscito da una finestra al quarto piano della Questura di Milano. Singhiozzava il presidente migliorista e simultaneamente ribadiva, anche per oggi, il teorema degli ''opposti estremismi'' con il quale allora si voleva e pedissequamente anche oggi si vuole soffocare l'opposizione vera alla dittatura capitalista e alla fascistizzazione. A Pinelli, sul cui demenziale ''malore attivo'', che secondo il magistrato D'Ambrosio, futuro candidato PCI, ne aveva causato la spontanea estromissione dalla finestra, da questa sola istituzione è stato riconosciuto il ruolo di ingiustamente perseguitato e vessato, 40 anni troppo tardi. Nessuno ha ricordato che fu Calabresi a togliere l'inchiesta sulla strage di Piazza Fontana a un collega, che stava indagando sugli ambienti di estrema destra (poi risultati colpevoli), per indirizzarla verso i compagni della sinistra. Nessuno ha ricordato che le indagini sul volo da una finestra piena di poliziotti furono condotti e fatti archiviare dagli stessi e che non si volle mai approfondire nulla con un procedimento giudiziario. Neanche oggi.
Quando forse qualcuno presente nella ''stanza piena di fumo'' e perciò ''da ventilare'', potrebbe aver avuto qualche evoluzione di coscienza. Nessuno ha colto l?occasione del 40° per ricordare le decine di giovani ammazzati nelle piazze del terrorismo di Stato, da Giuseppe Pinelli a Giorgiana Masi a Francesco Lorusso, laboratorio degli ammazzamenti in atto e programmati oggi a casa nostra e in giro per il mondo.
Noi di Lotta Continua quelli che non hanno tralignato - invece ricordiamo, ricordiamo tutto. Ricordiamo di aver rovesciato il paradigma di un potere ottuso, perfido e sanguinario attraverso lo smascheramento della ''Strage di Stato'', con le nostre lotte, con innovazioni davvero rivoluzionarie di contenuti e forme, di assoluta validità contemporanea, con canzoni come questa: la migliore orazione funebre per il compagno Pinelli.
LA BALLA DEL PINìELLI
Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo che caldo faceva
brigadiere apra un po' la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.
Signor questore io gliel'ho già detto
lo ripeto che sono innocente
anarchia non vuoi dire bombe
ma giustizia amor libertà.
Poche storie confessa Pinelli
il tuo amico Valpreda ha parlato
è l'autore del vile attentato
e il complice di certo sei tu.
Impossibile, grida Pineili
un compagno non può averlo fatto
e l'autore di questo delitto
tra i padroni bisogna cercar.
Stiamo attenti indiziato Pinelli
questa stanza è già piena di fumo
se insisti apriam la finestra
quattro piani son duri da far.
Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva
brigadiere apra un po' la finestra
ad un tratto Pinelli cascò.
L'hanno ucciso perché era un compagno
non importa se era innocente
''Era anarchico e questo ci basta''
disse Guida il feroce questor.
C'è un bara e tremila compagni
stringevarno le nostre bandiere
noi quel giorno l'abbiamo giurato
non finisce di certo così.
Quella sera a Milano era caldo
ma che caldo, che caldo faceva
brigadiere apra un po' la finestra
una spinta e Pinelli cascò,
E tu Guida e tu Calabresi
Se un compagno ci avete ammazzato
Per coprire una strage di stato
Questa lotta più dura sarà.
Dei tanti modi in cui si divide l'Italia, particolarmente avvilente è quello che separa coloro che ritengono moralmente e politicamente rilevante la provata frequentazione di personaggi appartenenti o attigui alla criminalità organizzata, tra questi era Paolo Borsellino, e quanti necessitano del ''timbro della Cassazione'' per prendere in considerazione un esame di coscienza. Tra gli ultimi è Pier Ferdinando Casini, che ultimamente sputa sulle liste bloccate pur non disdegnandole quando c'è da candidare un campione come Totò Cuffaro. Questi, per tenersi in forma, è oggi indagato insieme al successore, Raffaele Lombardo, e ad una ventina di giornalisti che i due governatori pare avessero assunto presso l'ufficio stampa della presidenza della Regione Sicilia senza regolare procedura d'assunzione, tutti con contratto da capo redattore. Si sa, in Sicilia un posto in regione non si nega a nessuno!
L'infaticabile Duccio ha incontrato Casini, figura chiave dell'odierna opposizione.
Quel giornalaccio che è Libero ha intitolato un suo articolo: ''L'abbraccio Calabresi-Pinelli non cancella le colpe dei terroristi''. Lascia quindi sottintendere che Pinelli abbia qualcosa a che fare con il terrorismo. Ora, quei pochi che hanno ancora un minimo di memoria sanno che Valpreda e gli anarchici si fecero anni di galera, furono trattati da ''mostri'', ma furono poi prosciolti poiché si appurò secondo le procedure della Magistratura che non c'entravano nulla con l'attentato di Piazza Fontana. Dunque, la famosa versione, fornita ufficialmente dalle Autorità, secondo cui Pinelli si buttò dalla finestra gridando: ''ormai sono scoperto'', era una menzogna di una bassezza senza pari. La versione ulteriore, credibile quanto la precedente, fu che Pinelli fece un balzo verso la finestra per sottrarsi ad un interrogatorio (evidentemente condotto con estrema gentilezza e fair play) e ''accidentalmente'' cadde (un interrogatorio così ''signorilmente'' condotto non aveva esaurito le sue energie ed egli sbagliò evidentemente nello slancio preso).
Non contesto la scelta della vedova Pinelli. Avrà avuto le sue buone ragioni dopo anni di vergognoso silenzio sulle vicende della morte di suo marito (mentre Calabresi veniva celebrato come Martire) per accettare l?invito di Napolitano, a mio modesto avviso profondamente sbagliato. In effetti, quell'abbraccio, al contrario di quanto dice il suddetto fogliaccio, non cancella le colpe di chi mentì infamando una persona profondamente onesta, ma solo ''fuori del coro'' nel criticare questa società, che consente di mentire e infangare gli innocenti come fanno i mentitori reazionari e ottusi (ci sono anche i reazionari intelligenti e dignitosi).
Viviamo un'epoca di infame ''revisionismo''; l'unico per cui si rischia la galera è quello che osi dire solo ''bah'' sui crimini attuali di chi massacra in Medio Oriente (si è capito chi è?). Per tutto il resto, la menzogna spadroneggia. Con l'ultimo 25 aprile, grazie ad un antifascismo di gran lunga peggiore (nella sua capacità di abiura) del fascismo, si è definitivamente ridotta la Resistenza a ''lotta di liberazione''; allora, se così fosse, quell'episodio esaltato (con la solita enfasi e retorica di chi non crede in nulla) come rinascita morale dell'Italia sarebbe del tutto minore, e puramente accessorio, rispetto alla funzione delle ''truppe alleate'', che ci hanno ''liberato'' da ogni altro asservimento che non fosse quello ai predominanti (e prepotenti e massacratori di massa come a Dresda o a Hiroshima e Nagasaki) di turno. La vera Resistenza, che rappresenta l'80% dei morti, arrestati e messi in galera o al confino, torturati, ecc., è stata bellamente tradita. Può essere che sbagliasse anzi sicuramente l'esempio del ''socialismo reale'' si è dimostrato storicamente fasullo ma comunque quell'80% per cento non ha lottato per la ''liberazione'', ma per una trasformazione sociale; si era creduto che si potesse instaurare un ''ordine nuovo'' di maggiore giustizia ed eguaglianza. Non si accetta di morire e soffrire per tornare allo sfruttamento capitalistico ''democratico'' invece che ''autoritario''. Tuttavia, pure quelli che hanno partecipato a quella lotta pochi sopravvissuti ancora, ma in posizioni di potere, di occupazione dei media, ecc. non proprio di secondo piano avallano questa vergognosa revisione, permettono di fare del 25 aprile una festa degli americani e dei loro reggicoda in questo paese di servi (''Ahi serva Italia''ecc.'' fu scritto dal 'Massimo Poeta'' tanti secoli fa!).
E' proprio bene non leggere mai più Le lettere dei condannati a morte della Resistenza (europea e italiana). Il ''magone'' sarebbe troppo pesante da sostenere. Il tradimento è stato totale e ignominioso; come del resto è capitato innumerevoli volte nella storia. Ogni volta, purtroppo, si vive male e si prova disgusto (e anche sentimenti ''leggermente'' peggiori verso ''alcuni''). Comunque, ormai il rinnegamento è totale e non più rimediabile; e quell'epoca è passata. Un altro letterato diceva all'incirca: ''è finita l'epoca dei gattopardi, ora siamo in quella delle iene e degli sciacalli''. Diciamo pure: degli scarafaggi, dei lombrichi, delle limacce. Quindi, andiamo avanti e pensiamo al futuro, provando disgusto per i vermi che ci circondano e imperversano in tutti i media; ma finirà anche la loro ''stagione'', e non saranno certo ricordati se non come esempio del peggio che, nella storia, sempre si alterna al meglio, in una lotta che non avrà mai fine.
Secondo il gen. Rosario Castellano comandante del contingente italiano in Afghanistan tutte le procedure e le regole d'ingaggio sono state rispettate. Ed è morta una bambina afgana.
Ascoltiamolo[1], in una dichiarazione che ha rilasciato ad una commissione parlamentare italiana appena giunta, per una coincidenza, in quel Paese:
''I militari italiani coinvolti hanno attuato correttamente tutte le procedure previste e solo quando la vettura era arrivata a meno di dieci metri dal convoglio, i militari hanno fatto fuoco sul vano motore''.
Questo è il testo apparso sulle edizioni del mattino dei giornali.
Sono queste le procedure?
Se così si sono svolti i fatti, dobbiamo concludere che gli afgani hanno la curiosa abitudine di trasportare le loro bambine nei vani motore delle autovetture.
Un colpo di rimbalzo?
E' ben difficile che, alla distanza di dieci metri, un colpo di mitragliatore, anziché forare la lamiera del cofano (meno di 1 mm di spessore), rimbalzi. Ci sembra anche molto improbabile che giunga a ''rimbalzare'' fino a distruggere il lunotto posteriore. Se ancora i nostri dubbi sono insufficienti, richiamiamo l'attenzione sul foro d'entrata di un altro proiettile, che è stato certamente sparato quando l?autovettura aveva già oltrepassato il blindato italiano, colpendo la parte posteriore della Toyota.
Ecco, allora, che nelle edizioni del pomeriggio il generale si corregge:
''Giunta a meno di dieci metri dal blindato italiano, il mitragliere ha fatto fuoco prima sul terreno poi contro la vettura.''
Ah, adesso iniziamo a capire: passava una Toyota con a bordo una famiglia che andava ad un matrimonio e pioveva a dirotto. Quali sono le procedure previste per avvertire? Sentiamo nuovamente il generale:
''La pattuglia italiana ha adottato le procedure previste: avvertimento con la mano, con un grido, lampeggiando con gli abbaglianti, infine sparando colpi in aria.''
Più che delle procedure se il generale ci consente ci sembrano un condensato di buone intenzioni: ''avvertire con un gesto della mano''!, ''con un grido''!, ''con i lampeggianti'' Ma, dove credeva mai che si trovasse quel blindato l'alto ufficiale sulla tangenziale di Bologna? Il generale è mai stato per caso, sia chiaro sul ciglio di una strada mentre passa un convoglio di blindati? Dopo quella del ''cofano'', sarebbe capace di far intendere che si riesce ad ascoltare il cinguettio degli uccellini.
Proviamo ad immaginare cos'è una strada afgana dopo decenni di guerra: una pista o poco più, che quando piove si trasforma in un tratturo di fango. E, quando passa una colonna corazzata, s'aggiunge un frastuono dell?accidente.
Poteva, il povero padre afgano nel volgere di pochi secondi! vedere il cenno con la mano Uagliò, spostatevi? oppure capire il grido (in italiano, ovviamente) e fermati! ed interpretare correttamente (tutti gli afgani hanno frequentato un corso sulle procedure d'ingaggio) il lampeggiare dei fari? Sui ''colpi in aria'' sorvoliamo, che è meglio.
Possiamo suggerire all'alto ufficiale che esistono dei pannelli a forte luminescenza intermittente, delle luci stroboscopie e quant'altro, che possono essere facilmente installati sul primo automezzo della colonna? Vuole qualche indirizzo per comprarlo su E-bay?
Personalmente, preferiremmo che le nostre truppe lasciassero quel Paese perché non si capisce proprio che cosa ci stanno a fare vorremmo però ricordare, de minimis, che sarebbe meglio installare sul primo automezzo un pannello con (possibilmente, se non è di troppo disturbo) una scritta lampeggiante nella loro lingua. O è chiedere troppo? Con la lauta indennità di missione che percepisce, caro generale, potrebbe anche cacciare i soldi di tasca sua.
Vediamo allora com'è andata.
I militari italiani non avevano nessuna intenzione d'uccidere quella bambina, chiariamolo subito: la colpa è di chi li comanda.
Siccome le procedure d'ingaggio sono ''riviste'' sempre al peggio ossia, libertà di fare fuoco, degli afgani chi se ne frega nessuno dei tanti papaveri pluri-stellati ha pensato ad una cosa ovvia come un semplice pannello d?avvertimento ben visibile, con qualsiasi tempo.
A quel punto, il mitragliere avrà pure fatto fuoco sul cofano, ma suvvia, generale, non facciamo ridere i polli come si può pensare che, in quelle condizioni (pioggia, due veicoli in movimento, paura), il mitragliere potesse tirare come se fosse stato al poligono?
Difatti, non ha smesso di sparare nemmeno quando l'auto aveva superato il suo mezzo, altrimenti non avrebbe colpito la parte posteriore della Toyota. E' rimasto come usa dire con il dito ''incollato'' al grilletto.
Sa qual è stata la ''negligenza'' di quei poveri afgani? Quella d'essere dei semplici cittadini e non dei guerriglieri, perché quelli se vogliono vi fanno a pezzi, da lontano e con un semplice razzo RPG.
Hanno fatto fuori, con gli stessi mezzi, i Merkawa israeliani in Libano: vuole che ci mettano tanto? Ragioni, generale, invece di ''spararle'' sulle agenzie.
Adesso caro il mio generale per colpa della sua negligenza e della spocchia che avete nel sangue (cosa ci facevano, le palmette dell'Afrika Korp germanico, sulle nostre jeep in Afghanistan?), ci tocca contare pure il cadavere di una bambina di tredici anni.
E le dico ''ci'' tocca perché lei ha cucita sulla divisa una bandiera, la nostra bandiera, quella dell'Italia che all'art. 11 della sua Costituzione ''rifiuta la guerra''. Che è la bandiera di tutti noi, non solo di chi è in missione ''di pace''.
Perciò, generale, si vergogni perché ha gettato discredito e vergogna non tanto su di lei francamente, ce ne potesse fregare di meno quanto sulla nostra bandiera, che tutti ci rappresenta. Lo rammenti: tutti.
E, soprattutto, non cerchi di mascherare la vergogna con dei mezzucci perché ricordi si pecca in pensieri, parole, opere ma anche in omissioni.
Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
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info cinema:
Complici del silenzio (Alessio Boni, Florencia Raggi, Stefano Incerti)
l'umanità (le migliaia di sparizioni tra gli oppositori del governo Videla) perpetuati nell'Argentina degli anni dal 1976 all'83: complici ed inermi, per il regista Stefano Incerti, i media e lo Stato italiano. Complici del silenzio racconta la Storia vista con gli occhi di un cronista (Alessio Boni) che arriva a Buenos Aires nei giorni della finale dei Mondiali di Calcio.
Sanofi-aventis investe in Messico
100 milioni di euro in un nuovo impianto per la produzione di vaccini contro l'influenza stagionale e pandemica
- L'accordo firmato a Mexico City durante la visita di Stato del Presidente francese Nicolas Sarkozy -
Papi e' andato a Napoli per una visita veloce alla sua piccola Noemi. Un gruppo di giovinastri lo ha fischiato e insultato. Papi non ti preoccupare erano solo invidiosi della tua Noemi.
Papi, ora abbiamo capito perche' andavi a Napoli ogni domenica. Non era la spazzatura la tua preoccupazione, ma la gioia di rivedere la piccola Noemi.
Nel pomeriggio Papi e' stato all'Aquila a verificare l'agibilita' dell'ospedale (Papi e' un tecnico specializzato) alla fine della passeggiata ha dichiarato: " Vi do' una buona notizia abbiamo verificato ( Papi e Berlusconi) che potremo riaprire entro fine maggio l'ospedale dell'Aquila. L'ospedale, ha aggiunto, potra' funzionare tra il 60 e il 70% ".
Terremotati siate contenti. Avete un papi affettuoaso che parla e promette.
Terremotati siate contenti. La magistratura indaga sempre e vigila. Il colpevole e' il signor terremoto. Vedrete che prima o poi sara' spiccato un mandato di cattura.
Terremotati siate contenti e ricordate che in Abruzzo ci sono ancora le baracche del terremoto del 1905
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PARANOIA IN MESSICO. UNA STORIA DI MAIALI E DI BUFALE
Puerto Escondido, Oaxaca, Messico. Scrivo da un paese che sembra sprofondato nella follia. La località in cui mi trovo, nell'estremo sud, è stata finora risparmiata dalla ''imperversante'' influenza suina, che tanto clamore ha suscitato nel mondo e che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato con un grado di pericolosità 5, in una scala da 1 a 6. Malgrado la tranquillità che mi circonda, a ogni ora del giorno vedo in tv gente che circola con mascherine azzurre, medici che danno consigli alla popolazione, politici che dicono la loro (quale che sia il loro grado di competenza) supermercati presi d'assalto da turbe di compratori che vogliono fare scorta di alimenti in vista di un?improbabile carestia.
In tutto il paese sono chiusi da tre giorni i siti archeologici, i musei, i cinema e i teatri, le scuole e le università, molti uffici pubblici, molti complessi industriali. A Città del Messico un sindaco ambizioso, Marcelo Ebrard, in perenne competizione con il presidente del distretto e con il governatore dello stato, ha voluto mostrarsi più papista del papa: così ha ordinato la chiusura completa di bar, ristoranti, discoteche e locali notturni, visti quali potenziali luoghi di assembramento e di propagazione dell'influenza suina. Peccato che si sia scordato di chiudere anche la metropolitana, dove ogni giorno si ammassano cinque milioni di viaggiatori e che è certamente più affollata di un ristorante. Locali chiusi anche ad Acapulco e in altre città in cui l'influenza non si è manifestata per nulla. Il presidente della repubblica è apparso in tv a raccomandare alla gente di rimanere in casa propria, in tutto il paese. Perché tanto allarme? Vediamo le cifre ufficiali di un'epidemia così spaventosa da paralizzare l'intero Messico e da fare rischiare il collasso a un'economia già malridotta. Il 30 aprile i contagiati da influenza suina erano valutati in 99, con un totale di 7 (SETTE!) deceduti per complicazioni respiratorie cioè per la degenerazione dell'influenza in broncopolmonite.
Il Messico ha 100 milioni di abitanti, la capitale (dove si è verificata la metà dei casi) ne ha 20 milioni. Considerate le proporzioni, si direbbe che sia più probabile annegare nella propria vasca da bagno che morire di influenza suina. Inoltre, va tenuto presente che un'influenza ''ordinaria'', in Messico, comporta in media 1600 decessi per complicazioni respiratorie , e addirittura 26.000 negli Stati Uniti.
Non iniziate a intuire la patacca?
Oggi 1° maggio, mentre scrivo, il consueto briefing mattutino delle autorità sanitarie messicane (perennemente scortate da membri della OMS) si è aperto con un annuncio rassicurante: i contagiati sono SCESI a 121, i morti sono SCESI a 12 (DODICI). Pare che nessuno ricordi ciò che era stato detto il giorno prima. E la mancanza di memoria non riguarda solo politici e sanitari. Dopo Cuba e Argentina, anche Israele ha annunciato la sospensione di tutti i voli verso il Messico senza ricordare che non esiste alcun volo diretto Israele-Messico. Insomma, un delirio totale. Che ne è dei 3000 contagiati e dei 159 morti annunciati il 23 aprile, quando tutta la faccenda è cominciata? Semplicemente si è scoperto che per lo più si trattava di casi di influenza normale e del doloroso, ma inevitabile, seguito di decessi di soggetti a rischio. L'importante è mettere la mascherina, distribuita in milioni di esemplari, alla popolazione, per quanto sia troppo porosa per fermare il virus (tanto quello ordinario quanto quello suino), e quest'ultimo sopravviva nell'aria solo pochi secondi. Interrogate in merito, le autorità hanno ammesso l'inutilità del bavaglio (di cui la tv raccomanda ossessivamente l'uso), e detto che si tratta di un metodo per ''rassicurare la popolazione''. Ma perché un'influenza così sporadica (i casi, in tutto il mondo, sarebbero al momento 331) suscita tanto allarme? Perché si è verificata in aprile e non in inverno, è la prima risposta delle autorità. In realtà è una risposta dubbia: tra marzo e aprile, un'epidemia di influenza si è verificata anche in Italia (come può testimoniare un autorevole collaboratore di Carmilla), dovuta probabilmente all'alternanza di giorni caldi e giorni freddi, senza che nessuno andasse a scomodare i suini. Seconda risposta: si tratta di un virus di tipo ''nuovo'', sconosciuto in precedenza (adesso battezzato A H1 N1). Ma se è nuovo, perché definirlo ''suino'', quando nessun maiale messicano risulta malato di influenza e in grado di trasmetterla all''uomo'' Perché ricorda un caso di influenza effettivamente suina accaduto mesi fa... negli Stati Uniti!
E qui forse ci avviciniamo alla radice del problema. Negli Usa i casi di influenza suina sono 121, di cui uno o forse due fatali (chi dice uno allude a un bambino messicano morto in California; ma dimentica un adulto statunitense deceduto in marzo). Malgrado questo, la OMS non sconsiglia i viaggi in California o a New York (altra sede del contagio), né prescrive le misure rigorose suggerite al Messico. Un motivo ci può essere. Nel 2005, sotto la presidenza messicana di Fox, furono effettuate ''manovre congiunte'' tra Ministero della Salute messicano e i suoi partner nel TLC (Trattato del libero commercio), Usa e Canada. Si simulò un'epidemia di influenza suina in Messico, e il CDC (Center for Disease Control) fornì istruzioni su come comportarsi in un caso del genere (tutto questo l'ho appreso da un documentario andato in onda ieri sera nell'ambito del programma Los Reporteros, di Televisa, a notte tarda). Quando un'influenza anomala si è manifestata in Messico, le autorità sanitarie locali non si sono rivolte ai quattordici laboratori messicani in grado di analizzare il virus eventuale, bensì direttamente al CDC e all'OMS, che hanno immediatamente decretato la pandemia e suggerito l'applicazione delle misure raccomandate al Messico tre anni prima. Così, a fronte di 7-12 morti e a 130 infettati (veri o presunti) 100 milioni di messicani devono girare con l'inutile mascherina ''rassicurante'' e starsene a casa, mentre la loro industria turistica va a pezzi. Invece i bar californiani sono regolarmente aperti e i turisti circolano liberamente.
Dopo la mezza bufala dell'influenza aviaria, CDC e OMS (anche questa egemonizzata dagli Stati Uniti) colpiscono ancora.
Solo che questa volta non è una bufala: è una porcata.
BERLINO - Scontri tra manifestanti e polizia hanno caratterizzato le prime ore della festa del primo maggio in alcune città della Germania con un bilancio di decine di agenti feriti. Lo hanno reso noto le autorità tedesche. A Berlino la conclusione
di una festa organizzata in strada, nel quartiere orientale di Friedrichshain, ha visto circa 200 dimostranti, che scandivano slogan contro il capitalismo, lanciare bottiglie e pietre contro la polizia, auto e tram. Il bilancio è stato di 29 agenti
feriti e di 12 persone fermate. Diversi contenitori per i rifiuti sono stati dati alle fiamme e alcune pensiline alle fermate degli autobus sono state distrutte. La polizia ha detto che in precedenza la festa, cui avevano partecipato circa 2.000
persone, era stata pacifica. Ad Amburgo gli agenti feriti in scontri con i manifestanti sono stati tre. La polizia a Berlino è pronta ad affrontare nuovi problemi nella giornata di oggi in cui sono in programma raduni e marce organizzate
da partiti di estrema destra, sindacati e formazioni di sinistra.
TURCHIA
Diverse centinaia di manifestanti si sono scontrati oggi con la polizia a Istanbul, mentre migliaia di sindacalisti e di lavoratori sfilavano per la festa del primo maggio nel centro della città. Lo riferiscono giornalisti sul posto. I poliziotti antisommossa hanno fatto tre cariche usando anche idranti contro gruppi di centinaia di manifestanti che lanciavano pietre, nel quartiere di Sisli. Un numero imprecisato di persone sono state fermate. I manifestanti sotto le bandiere della confederazioni
sindacali Disk e Kesk, dei partiti di sinistra e della formazione filocurda Dtp scandivano slogan come "mano nella mano contro il fascismo", "a repressione non ci fermerà","lunga vita al primo maggio", "lunga vita alla rivoluzione e al socialismo".
Il parlamento turco ha adottato mercoledì una legge che ripristina la festività del primo maggio abolita dopo il colpo di stato militare del 1980. Il primo maggio del 1977 uomini armati, sospettati di essere militanti di estrema destra appoggiati dai
servizi segreti, avevano aperto il fuoco sulla folla uccidendo 34 persone sulla piazza Taksim.