VOGLIONO METTERE FUORILEGGE
I COMUNISTI DELLA REPUBBLICA CECA
MOBILITIAMOCI PER I DIRITTI DEMOCRATICI !
Il Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), terza forza politica della Repubblica Ceca con circa il 15%
dei voti, presente nel Parlamento nazionale ed europeo, è da sempre oggetto di violenti attacchi da parte degli
organismi di Stato, indirizzati a limitarne e addirittura ad interdirne l'attività politica.
Sull'onda di una vera e propria caccia alle streghe (lanciata in molti paesi dell'Europa centro-orientale ed ex
sovietica appartenenti all'Unione Europea) che prende forma anche attraverso l'emanazione di leggi che criminalizzano non solo la militanza, ma gli stessi ideali del comunismo, anche nella Repubblica Ceca, fin dal
1989, le forze della destra hanno cercato di legalizzare l'anticomunismo, rendendo sempre più difficile
l'iniziativa del Partito Comunista di Boemia e Moravia, che svolge un ruolo di rilievo nelle lotte contro gli effetti
sociali della restaurazione del capitalismo e, a fianco del movimento pacifista, contro le politiche di asservimento
agli interessi della NATO e degli USA e contro l'installazione dello ''scudo antimissilistico'' attuate dai
governi di Praga.Una delle tappe più significative di questa campagna si è avuta con il recente tentativo del Governo Ceco dim e t t e re al bando l'organizzazione giovanile dei comunisti (KSM). Tale tentativo sollevò una vasta campagna internazionale di protesta, che fu part i c o l a rmente incisiva in Italia e che fu determinante nel ro v e s c i a re i verdetti di condanna e di interdizione del KSM.
La campagna volta a gettare i comunisti nell'illegalità però non è cessata. Essa ha ripreso vigore nei giorni scorsi
con una richiesta avanzata al governo, da parte della ''Commissione Temporale per la valutazione della costituzionalità'' presso il Senato della Repubblica Ceca, di interdizione dell'attività del KSCM, accusato - tra l'altro -
di esprimere una ''visione marxista''.
Il KSCM, in questi ultimi giorni di dicembre 2009, ha chiesto drammaticamente aiuto alla comunità internazionale.
L'Associazione Marx XXI°, esprimendo solidarietà ai comunisti di Boemia e Moravia, lancia alle
forze democratiche, agli intellettuali e ai singoli cittadini questo Appello, volto al ripristino delle regole più elementari
della democrazia.
A nome dell'Associazione Marx XXI°
Andrea Catone, Oliviero Diliberto, Manlio Dinucci,Wladimiro Giacchè, Mario Geymonat, Fosco Giannini,
Domenico Losurdo, Domenico Moro, Guido Oldrini, Paola Pellegrini, Fausto Sorini, Mario Vegetti
Per l'anniversario della nascita di Stalin (21 dicembre 1879), rendiamo disponibile in rete un video autoprodotto alcuni anni fa su soggetto di Riccardo Calderini e Franco Molfese e regia di Fernando Crucitti.
La violenza, l'istigazione alla violenza, l'apologia di reato, dentro e fuori dal web, vanno bandite, perseguite e punite severamente, e le leggi peraltro già ci sono. Basta solo farle rispettare, sempre: chiunque commetta questi reati, a cominciare da chi occupa una carica pubblica. Siamo tutti d'accordo, vero? Leggete qui sotto e guardate il video.
Dal Corriere.it di oggi:
ROMA - Chi istiga a commettere delitti contro la vita e l'incolumità delle persone o ne fa apologia, sarà punito con la reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica (internet e social network), la pena è aumentata. È quanto contenuto nel disegno di legge presentato dal senatore Raffaele Lauro (Pdl).
DOPO L?AGGRESSIONE A BERLUSCONI - «L'aggressione a Berlusconi ha evidenziato la necessità di intervenire sul fenomeno diffuso, caratterizzato da esortazioni alla violenza e all'aggressione mediante discorsi, scritti e interventi che, in virtù delle moderne tecnologie informatiche, riescono ad acquisire una rilevanza mediatica significativa», ha spiegato Lauro, secondo il quale «è diffusa, anche tra i minorenni, l'abitudine a utilizzare gli strumenti informatici per ledere la dignità delle persone con diffamazione, ricatti e ingiurie a sfondo sessuale o razzista. Il legislatore non può più attendere», ha aggiunto il senatore.
Fosco Giannini.
Intervento conclusivo alla presentazione pubblica dell' Associazione politico-culturale '' Marx 21'' ( Roma, Centro Congressi Cavour- Sabato 19 dicembre 2009).
Care compagne e cari compagni,
giudico questo sabato 19 dicembre un giorno importante per le comuniste e i comunisti del nostro Paese.
Nasce l'Associazione politico culturale, di carattere nazionale,
'' Marx 21''.
Nasce ponendosi l'obiettivo di contribuire al rilancio di un pensiero comunista e rivoluzionario all'altezza dei tempi e dell'odierno scontro capitale/lavoro; con l'obiettivo di contribuire e partecipare al processo di riunificazione dei comunisti in un unico Partito dal carattere antimperialista, internazionalista, anticapitalista e di classe; con l'obiettivo strategico di contribuire alla ricostruzione di un blocco sociale e storico dal carattere egemone che, a partire dalla riunificazione del movimento operaio complessivo, riapra in Italia un processo di transizione al socialismo. Un obiettivo forse lontano, forse lontanissimo ma che va perseguito sin da ora.
Da questo punto di vista lasciamo la parola allo stesso documento politico dell'Associazione, che in un suo passaggio così esplicitamente recita:
'' La ricostruzione di un rinnovato partito comunista è un'esigenza, in primo luogo, delle masse popolari e di tutti coloro che sono interessati a contrastare i processi reazionari in corso. L'Associazione MARX21° nasce dalla volontà di favorire questo nuovo processo di unità e autonomia teorica e politica dei comunisti in Italia, nella convinzione che esso non possa essere rinviato ulteriormente né che esso possa avanzare solo con la pur giusta rivendicazione di un nome, di un simbolo, di una bandiera, ma solo con una rinnovata capacità di analisi della società italiana e del contesto mondiale''.
'' Marx 21'' nasce in una fase particolarmente difficile per la democrazia italiana, per le condizioni materiali della classe operaia e del mondo complessivo del lavoro, per i giovani, le donne, gli immigrati. Nasce in una fase difficile e persino drammatica per la sinistra intera e per il movimento comunista del nostro Paese.
Ed è a partire da ciò che va apprezzato il coraggio, la libertà dallo spirito dei tempi e l'assunzione viceversa - del senso storico di lungo periodo che segnano il lavoro delle compagne e dei compagni che hanno voluto dar vita e vogliono fornire un forte senso culturale, politico e sociale all' Associazione.
Vale per essi e per chi vorrà lavorarci il monito di Lenin ai bolscevichi negli anni durissimi della Russia post rivoluzionaria del 1921 : ''Non è scusabile per dei rivoluzionari scriveva Lenin cedere allo scoramento''. E noi non cederemo! Non cederemo né di fronte alla marcia egemonica della nuova destra reazionaria e fascista italiana, né di fronte al pullulare dei liquidazionisti di sinistra che partecipano complici della cultura dominante - al tentativo di cancellare dalla storia e dalla società italiana la più profonda e scientifica analisi delle contraddizioni capitalistiche; il più forte pensiero politico e sociale; la più efficace teoria della rivoluzione; la più densa prassi della trasformazione sociale mai apparse nella storia delle classi subordinate e dei popoli: il comunismo!
Assumere sino in fondo il monito di Lenin a non cedere non vuol dire dimenticarsi -. tuttavia - dell'assunto gramsciano relativo all'ottimismo della volontà e al pessimismo della ragione.
Siamo rinfrancati nel nostro impegno dal fatto che anche la crisi attuale del capitalismo ribadisca la già accertata impossibilità storica del capitale a fuoriuscire dal proprio sviluppo anarchico e antiumanistico, poiché intimamente votato alla spoliazione imperialista dei popoli e dei paesi della Terra; sappiamo di essere nel giusto poiché di conseguenza è posta di fronte all'umanità come affermano i compagni Fidel Castro e Hugo Chavez - la questione storica del socialismo come unica alternativa al capitalismo; sentiamo l'ottimismo della volontà perché le forze politiche e statuali antimperialiste e rivoluzionarie latinoamericane, asiatiche, africane ed europee hanno, in un solo quindicennio, polverizzato la profezia illusoria e idealistica di Fukujama diretta dopo la caduta dell'URSS- a ratificare la fine della storia e il dominio eterno del capitale, dichiarando ''naturali'' i rapporti capitalistici di produzione.
Siamo ottimisti poiché una parte immensa dell'intera umanità è oggigiorno guidata e governata dalle forze comuniste, che costruiscono sul campo modelli di sviluppo e di produzione che hanno al centro non il profitto del capitale ma gli interessi dei popoli e dei lavoratori. E nel contempo contengono e respingono le spinte egemoniche e di guerra degli stati e delle forze imperialiste, agendo positivamente sui rapporti di forza internazionali.
Nel contempo siamo anche segnati dal pessimismo della ragione, che ci aiuta a non nascondere la polvere sotto i tappeti, a mettere a fuoco la drammatica questione comunista italiana, che ha bisogno, proprio in virtù del suo stato di prostrazione, di rilanciarsi attraverso un progetto culturalmente, politicamente ed organizzativamente autonomo.
Qui, nel nostro Paese, e non altrove, il movimento comunista vive una crisi profonda, che trova le sue ragioni nello scientifico e ormai trentennale attacco al movimento operaio e comunista del nostro Paese. Un attacco che trova una delle sue origini nel lungo e per molti versi ancora inesplorato processo di socialdemocratizzazione del PCI; un processo che sbocca, dapprima, nell'angusta teoria dell'eurocomunismo, una teoria con la quale si supera la concezione internazionalista e il pensiero stesso di Palmiro Togliatti; una teoria che induce il Partito comunista italiano a prendere sempre più le distanze dal movimento comunista, antimperialista e rivoluzionario mondiale; ad assumere una cultura regionalista e provincialista, nella quale si illanguidiscono i valori centrali dell'antimperialismo e dell'internazionalismo, una teoria che induce infine il PCI a costruire i propri rapporti preferenziali con le socialdemocrazie europee di Willy Brandt e Olof Palme.
Un lungo attacco alla cultura e all'autonomia comunista che trova il punto alto e liquidazionista nella Bolognina occhettiana e infine nel devastante fenomeno del cosiddetto bertinottismo, che dopo un lungo inganno, dopo la cancellazione di tutta la storia comunista del '900; della categoria dell'imperialismo; di quella gramsciana ''dell'intellettuale collettivo''; assumendo ambiguamente quella della ''non violenza'' quale cavallo di troia per la rinuncia alla difficile trasformazione socialista, alla lotta di classe e persino alla concezione stessa del potere rivoluzionario, getta la maschera tentando di cancellare l'autonomia comunista di Rifondazione e costruire strategicamente, partiticamente, l'Arcobaleno, un partito di sinistra vaga che aveva in sé il progetto di ridurre il comunismo ad una ''tendenza culturale''.
Siamo ora qui in Italia - tra le macerie fumanti prodotte da mille liquidazioni, cancellazioni, tradimenti. Ma siamo qui, nel nostro orto desertificato, con la consapevolezza che il movimento comunista mondiale seppur non privo certamente di problemi è vivo e vegeto, ricopre un ruolo internazionale decisivo e può contribuire assieme all'imprescindibile lavoro e progetto soggettivo dei comunisti del nostro Paese - a rendere il tentativo di rilancio del movimento comunista in Italia un tentativo verosimile.
Ed è anche a partire da questa considerazione che dovremmo tentare di mettere a fuoco gli obiettivi, i piani di lavoro, il programma politico e teorico dell'Associazione '' Marx 21'' .
Il lavoro da fare è grande, per certi versi smisurato, essendo pari alla devastazione politica e culturale anticomunista e antimaterialista che è stata prodotta negli ultimi trent'anni.
Occorrerà che l'Associazione si doti di un Comitato scientifico di valore ( obiettivo che è nelle sue possibilità), un Comitato in grado di mettere a fuoco i temi di carattere teorico e politico da affrontare; in grado di costruire gruppi di lavoro e di studio capaci di sviluppare questi grandi temi. Occorrerà, poi, che l'Associazione sia in grado di divulgare quella ricerca compiuta sui territori, tra i quadri e i militanti comunisti, con lo scopo di fornire nuova linfa vitale all'ormai culturalmente esangue e disorientata militanza e dirigenza comunista. Con lo scopo di unire le comuniste e i comunisti non solo come è indispensabile - nei territori e nella lotta sociale e politica comune, ma anche in una teoria e in una prassi comuniste al passo coi tempi, libere sia dalla nostalgia che dal liquidazionismo.
Molti sono i nodi politici e teorici che sono andati aggrovigliandosi e che la stagione comunista successiva alla Bolognina non ha saputo sciogliere, non ha saputo in nessun modo ''rifondare''.
Il primo nodo da sciogliere è sicuramente quello relativo alla storia del socialismo storicamente realizzatosi. Allo stato delle cose il giudizio ufficiale del mio Partito, il PRC, su questa storia è pressoché liquidatorio. Un giudizio così tranchant e così privo di approccio dialettico che rischia di essere funzionale all'uscita dalla stessa cultura comunista. Un giudizio ed un approccio culturalmente così deboli da concentrarsi, organizzarsi e ridursi su di una sola e monotematica argomentazione: quella della supposta e totale mancanza della democrazia nei paesi del socialismo realizzato, a cominciare, naturalmente, dall'Unione Sovietica. Tralasciando le questioni strutturali, essenziali, che dovevano e debbono trasformare l'analisi in lezioni per l'oggi e per il domani.
Come, ad esempio, l'impossibilità di estendere storicamente l'emulazione e lo stakanovismo quali motori idealisti ed etici della spinta produttiva; l'incapacità di allargare la produzione anche dopo il secondo dopoguerra sovietico alla merci leggere e di consumo popolare; la rinuncia aprioristica ad immettere elementi dinamizzatori ( magari spuri, ma funzionali alla rilancio dello sviluppo produttivo socialista generale) dell'economia sovietica e quindi l'impossibilità finale di trarsi fuori dalla stagnazione economica.
Credo, anche, che vada affrontata la questione della soggettività comunista e rivoluzionaria, nel senso leninista e gramsciano del termine, recuperando appieno il valore dell'affermazione di Gramsci secondo la quale ''la Rivoluzione d'Ottobre è rivoluzione contro il Capitale''. Un'affermazione tendente a superare il positivismo della Seconda Internazionale e la caricatura meccanicistica del marxismo. Tendente a costruire nel determinare l'azione dei comunisti - il giusto rapporto tra condizioni oggettive e soggettive, senza che l'una condizione sovrasti e annulli l'altra. Ricostruendo il nesso tra tattica e strategia.
Pongo tale questione poiché credo in verità che una sorta di filosovietismo di maniera sia stato a lungo utilizzato, dalla potente ala socialdemocratica del PCI, al fine di affidare - in senso positivista alla sola Unione Sovietica il compito di allargare l'area socialista mondiale e di sostenere il processo rivoluzionario internazionale. Affidamento di un compito che prevedeva il venir meno di un altro compito: quello della lotta anticapitalistica e antimperialista conseguente che dovevano volgere i comunisti in Italia.Il venir meno, dunque, della soggettività leninista e gramsciana.
Altra questione da affrontare, per i comunisti, è sicuramente quella della loro forma-partito. Lenin rompe con la Seconda Internazionale proprio a partire dalla struttura organizzativa del partito rivoluzionario; mette in luce il carattere di oggettiva mediazione sociale che ha in sé la Sezione territoriale ( unica istanza organizzativa conosciuta dai partiti socialisti) e propone un'istanza organizzativa sin lì sconosciuta: la cellula di produzione, l'organizzazione del Partito comunista direttamente nei luoghi della produzione e del conflitto capitale/lavoro. Un'istanza organizzativa che segnerà per sempre i partiti comunisti e a lungo lo stesso Partito comunista italiano, che giungerà ad organizzare oltre le necessarie Sezioni territoriali 56 mila cellule nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro, per poi, mano a mano, abbandonare questo tipo di organizzazione e tornare alle sole Sezioni territoriali di stampo secondointernazionalista.
Si tracciano dunque, di fatto, due linee tra loro parallele: quella dell'involuzione socialdemocratica di tipo politico e culturale del PCI e quella dell'involuzione della sua struttura organizzativa.
I due partiti comunisti italiani successivi al PCI e alla Bolognina non sono stati in grado di rilanciare un'organizzazione comunista di tipo leninista e gramsciano, accompagnando tale mancanza, non a caso, con una certa inclinazione istituzionalista; e poiché anche la memoria storica e la consapevolezza teorica della struttura organizzativa direttamente costruita nei luoghi della produzione va spegnendosi e non segna più la cultura dei quadri e dei giovani comunisti, credo sia opportuno che l'Associazione riapra la ricerca sulla forma-partito, come questione dirimente per la natura politica e culturale di un partito comunista.
Essendo naturalmente consapevole della vastità delle questioni che l'Associazione dovrà affrontare, non voglio qui rinchiudermi in una pressappochista e sbrigativa ''lista della spesa''.
Aggiungo solamente tre questioni che reputo centrali nel lavoro di rilancio di un'opzione marxista e comunista: la prima è relativa all'analisi del mondo del lavoro in Italia e cioè lo studio attento della scomposizione e della ricomposizione della classe, sulla base dei nuovi processi produttivi e della nuova composizione del capitale. Questione dalle quale ne deriva un'altra, centrale: quella del rilancio di un sindacato di classe e di massa.
La seconda questione è relativa al mondo dei padroni: qual è oggi la natura del capitalismo italiano? Qual è la sua forza? Qual è il suo grado di autonomia e di dipendenza dall'imperialismo e dal capitale internazionale? Qual è il suo intreccio col capitale finanziario? Qual è il grado di concentrazione monopolistica? Come avviene, oggi, concretamente, l'estrazione di plus valore dal lavoro materiale e da quello immateriale? Conoscere il nemico di classe, insomma, a partire dal fatto che forse, per la battaglia che intendiamo condurre, lo conosciamo troppo poco?
La terza ed ultima questione credo completamente abbandonata nella discussione politica e teorica dei comunisti in Italia è quella relativa alla ''transizione al socialismo''. Qui non abbiamo nemmeno il tempo di evocarla, una questione di tali dimensioni, che dovrà essere invece al centro della ricerca dell'Associazione. Mi limito solo ad indicare, rozzamente, un solo campo d'indagine. Quello relativo alla categoria e all'esperienza concreta del ''socialismo attraverso l'economia di mercato'' o della ''combinazione tra economia pianificata ed economia di mercato'', e cioè di una delle forme possibili di transizione al socialismo, una forma che oggi viene praticata nella Repubblica Popolare Cinese dal gruppo dirigente del Partito comunista e in vari altri paesi socialisti.
La questione che occorrerà sviscerare è la seguente: a fronte della critica che una parte dei comunisti in Italia rivolge all'esperienza cinese ed altre esperienze volte al ''socialismo di mercato'' (una critica severa anche se assumibile nella sua parte relativa alla messa in luce delle contraddizioni sociali che il ''socialismo di mercato'' produce ) occorrerà riprendere - oltreché l'analisi concreta dell'attuale situazione concreta, da allargare sul piano dei rapporti di forza internazionali entro i quali l'esperienza del ''socialismo di mercato'' ha preso corpo- occorrerà riprendere, dicevamo, l'ampia ricerca politica e teorica che Lenin sviluppò successivamente alla cosiddetta fase ''del comunismo di guerra'' e che fu trasformata in prassi col nome di Nuova Economia Politica a partire dal marzo 1921.
Tale politica .- la NEP si sorreggeva su almeno tre grandi cardini messi a fuoco da Lenin attraverso una lunga e dura fase di elaborazione politica e teorica: il primo cardine era rappresentato dall'esigenza storica per la Rivoluzione d'0ttobre - di sopperire all'assente accumulazione capitalistica originaria attraverso una nuova accumulazione sostenuta dallo stesso potere rivoluzionario e funzionale allo sviluppo economico comunista; il secondo cardine era rappresentato dalla categoria intrinseca al termine russo ''uklad'', entrato a far parte dell'analisi leninista sulla NEP e indicante l'esigenza della creazione e dello sviluppo di una struttura socialista in grado di competere con l'economia capitalista sul mercato internazionale e sullo stesso mercato interno; il terzo cardine era rappresentato dalla concezione di Lenin delle ''alture strategiche'', un'immagine militare che rinviava all'esigenza che aveva ( e che ha) il ''socialismo di mercato'' di controllare ( appunto dalle alture strategiche) le aree di sviluppo neocapitalistico della NEP.
Tutto ciò per dire che le attuali scelte sul campo operate dai partiti comunisti con in testa quello cinese, che governa una parte rilevante dell' intera umanità e volte ad un loro e originale modello di transizione al socialismo, non sono solo provviste di una loro autonoma progettualità politica e teorica, ma trovano ascendenze storiche di primissimo livello.
Tutto ciò per dire che è nostro dovere uscire dal provincialismo culturale in cui la nostra crisi può farci scivolare, imboccando la strada più virtuosa dello studio serio e privo di superstizioni, cristallizzazioni, dogmi e pregiudizi.
E' la scienza, infatti, l'arma in più dei marxisti e dei comunisti. Che, se recuperata, può metterli di nuovo in marcia, per un cammino che sarà lungo e duro, ma che potrà trovare conforto nel fatto tutto materiale che al contrario di ciò che racconta la mistificante cultura dominante il movimento comunista mondiale segna di sé anche questa fase storica; esso ha grandi e socialmente incisive presenze organizzate in ogni continente; può contare, complessivamente, su circa cento milioni di militanti nel mondo; governa stati e regioni immense del pianeta ed influisce sulla politica mondiale.
E il comunismo non è riducibile, come qualcuno ambiguamente vorrebbe, ad essere solamente ''il movimento reale che abbatte lo stato presente delle cose'' ma, più materialisticamente, è la combinazione tra scienza e storia; tra la scienza marxista che mette a fuoco, irreversibilmente, l'oggettività dello sfruttamento capitalistico attraverso la legge economica del plus-valore e attraverso la stessa, concreta, storia novecentesca del comunismo, una storia segnata da rivoluzioni e lotte così grandi da trasformare in pura superstizione il presunto carattere ''naturale'' del capitalismo; rivoluzioni e lotte così grandi da sfiorare la costruzione antropologica del tabù culturale dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo; così grandi da poter abbattere uno dei più minacciosi e potenti mostri della storia: il nazifascismo; così politicamente, socialmente ed eticamente pregnanti da estendersi ed organizzarsi sul piano universale.
E oltretutto come diceva Majakovskij il comunismo è uno dei pochi sogni che possono essere sognati dall'intera umanità, da una collettività universale. E, per questo, realizzarsi.
Buona fortuna e lunga vita all'Associazione '' Marx 21'' !
PASTA - COTECHINO E CRAUTI - POLENTA - VERDURE - CONTORNI FRESCHI - VINO - ACQUA - DOLCE
QUANTO COSTA? SOLO, RIPETO SOLO, 15 EURI 15.
PER QUALE MOTIVO ESSERE PRESENTI? --
PERCHE' SI PARLA DI UN LIBRO ( IL CHE FA CULTURA)
-- CONOSCEREMO QUALCOSA DI PIU' SULLA U.A.A.R.
-- POTREMO DISCUTERE
-- POTREMO MANGIARE E BERE IN ALLEGRIA
-- STAREMO CON AMICI, CONOSCENTI O ANCHE CON PERSONE MAI VISTE PRIMA
-- AIUTEREMO I GIOVANI COMUNISTI A RACCOGLIERE QUALCHE EURINO PER LA LORO ATTIVITA' POLITICA TRA I GIOVANI DELLE SCUOLE E NELLE PIAZZE DEI NOSTRI PAESI. E NON SERVE DIRLO, C'E' BISOGNO DI CHI CERCA DI TOGLIERSI DAL PANTANO IN CUI CI STANNO AFFOSSANDO.
PER PRENOTAZIONI : MESSAGGIO A: red.robin@hotmail.it
MOLTO PRESTO, DICIAMO ENTRO MERCOLEDI' SERA PER DARCI IL TEMPO DI PREPARARE LA GIUSTA QUANTITA' DI VIVANDE. SMS AL N. 335 6432533
SPECIFICARE CHI MANDA L'E-MAIL O L'SMS- SPECIFICARE IL N. DI PERSONE DA PRENOTARE
VI INVITO A PARTECIPARE NUMEROSI, AD INOLTRARE QUESTO MESSAGGIO A VOSTI AMICI, ETC, ETC, ETC.
Un intervento alto e nobile, da riconciliazione nazionale, quello pronunciato da Fabrizio Cicchitto ieri alla Camera dei Deputati. Come si fa a voler male a persone così?
Zanna Bianca Maroni vuole imbavagliare la Rete. Mettere filtri per impedire agli italiani di accedere a dei siti inseriti in una lista nera, una black list mentre è allo studio anche un divieto delle dirette streaming da parte di Paolo Romani. La Cina non ha osato tanto. Da un suonatore (discreto) di sax e da chi azzannò (forse per rabbia) il polpaccio di un poliziotto non me lo aspettavo. Da un difensore dei popoli oppressi.
In un altro Paese un ministro degli Interni incapace di difendere il suo primo ministro si sarebbe dimesso. Lui rilancia alla ricerca di nemici esterni. Il manganello della Polizia è ormai il simbolo della Padania. Colpisce e colpisce. Studenti, operai dell'ALCOA, manifestanti di Piazza Fontana solo l'altro giorno. La Lega delle pallottole a 300 lire, della bandiera italiana con cui ci si può pulire il culo, del "Ho un sogno nel cuore: bruciare il tricolore" cantato a Lugano da quattro ministri leghisti, dei giochi educativi on line come "Rimbalza il clandestino" è contro la violenza della Rete. Se milioni di italiani mandano a fanculo on line un corruttore, puttaniere, piduista, amico dei mafiosi è colpa della Rete che li informa o del corruttore, puttaniere, piduista, amico dei mafiosi?
Il giorno 8 luglio 1998 il quotidiano La Padania fece dieci domande sull'origine (mafiosa?) dei patrimoni di Berlusconi. Forse istigava all'odio anche la Padania? Doveva essere chiusa allora da piduisti alla Cicchitto? Il "mafioso di Arcore", parole di Bossi, è oggi il padrone della Lega che tiene al guinzaglio corto. Maroni sa che in politica nulla è peggio dei rinnegati. Di coloro che hanno lottato, io credo in buona fede all'inizio, contro la P2 e la mafia per ritrovarsi servi di un piduista che definisce un pluriomicida come Mangano "un eroe". Perchè votarli? Per uno del centro destra a questo punto è meglio l'originale. La Rete è la cattiva coscienza della Lega. Chiunque può ascoltare cosa dicevano pochi anni fa i capi leghisti e vedere cosa sono diventati ora: gli stuoini della P2.
Più Rete, meno Lega, è matematico, l'ha capito anche Maroni. Tra un po' lo capiranno tutti gli italiani, anche sopra il Po. Per aiutarli scaricate il pdf con le 10 domande della Padania a Berlusconi, leggetelo ai leghisti, stampatelo e diffondetelo ovunque. Per quelle domande gli italiani aspettano ancora delle risposte. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene decomporsi?). Noi neppure.
«Un uomo in sofferenza psichica ha colpito un'altro uomo in sofferenza psichica che credeva di essere invincibile anche durante i bagni di folla. Tutto qui».
Il più amato dagli italiani - Marco Travaglio
DAL SITO www.pieroricca.org
Solidarietà
Dicembre 14, 2009
Molti mi stanno scrivendo per esprimerci solidarietà e domandarmi cosa possono fare.
Quel che è possibile fare, ed è la forma di solidarietà più utile in questo momento, è telefonare e scrivere a redazioni di giornali, tv e radio per contestare la strumentalizzazione in corso, cioé per respingere l'assurda equazione fra dissenso e violenza, chiedendo di dare spazio al nostro punto di vista e alla nostra versione dell'episodio.
Inutile dire che il passaparola sul web è il vero strumento a nostra disposizione. Usiamolo!
Fra qualche giorno saremo di nuovo in piazza per difendere la verità dei fatti e la libertà del dissenso in modo ordinato e pacifico, come abbiamo sempre fatto.
Liberi cioé violenti
Dicembre 14, 2009
Adesso ci si dovrà difendere dall'accusa, anzi dalla suggestione mediatica di essere in qualche modo coinvolti nel gesto violento di un individuo, pischicamente disturbato a quanto pare, che nè io nè i miei amici conosciamo. Era facile prevederlo conoscendo la vigliaccheria e la bassezza degli zerbini berlusconiani e la sciatteria e i riflessi condizionati degli scrivani ''indipendenti''. E infatti. Mi dicono che su Telelombardia a botta calda già un critico d'arte (indovinate chi) faceva risalire a me le responsabilità dirette o indirette dell'episodio, e ha poi proseguito stamane su Canale 5. Mi dicono che una testata on line scrive che sono quello del treppiede in testa al ''premier'' e che ero in piazza ieri, poiché inspiegabilmente non c'è nessun provvedimento restrittivo a mio carico. Mi dicono che Sky tg 24 ha trasmesso un filmato in cui si ricostruiscono le ''aggressioni al premier'' nel quale compare anche (con tanto di foto in primo piano) la mia contestazione del 5 maggio 2003, che non ha prodotto nemmeno una multa e anzi è stata giudicata un atto di libertà di critica da una sentenza definitiva. Ma una critica evidentemente è considerata un'aggressione, o almeno un insulto, se a riceverla è un gran signore. Mi dicono che il Tgcom fa lo stesso. E il corriere on line di ieri pure. Leggo che sulla Stampa un certo Jacoboni infila in un editoriale l'episodio del buffone e della querela e sostiene che me la sarei cavata con la celia puffone-buffone (falso), evitando di parlare di assoluzione e di riportare in modo corretto la frase incriminata. Il Giornale non si esime dal ritagliarmi un riquadro che dà notizia della mia presenza in piazza, con tanto di precedenti; sostiene che avrei gridato ''mafioso'' al padrone: falso. Potremmo continuare a lungo, temo. Naturalmente il fatto che ieri Berlusconi nella piazzetta dietro il Duomo, sia stato contestato con ben motivata indignazione e in modo pacifico da molti cittadini, (comprese anziane signore e adolescenti) e che i tifosi del ''premier'' abbiano messo le mani addosso e colpito con pugni, calci e le aste delle bandiere alcuni dei contestatori sotto lo sguardo compiaciuto dei capetti del partito dell'amore, non è considerato una notizia. Qual è il senso di tutto ciò' Semplice: si approfitta di un fatto di cronaca (un folle che colpisce un uomo pubblico a margine di un comizio) per gettare fango su chi da anni con buone ragioni esercita una funzione critica e fa opposizione in modo intransigente. Si può farlo con maggiore zelo quando si sa che dall?altra parte non c'è possibilità di un'adeguata risposta mediatica e giudiziaria: ai vigliacchi non dispiace accanirsi contro chi non può difendersi. Alcuni lo fanno perché sono servi senza scrupoli. Altri lo fanno perché sono naturalmente mediocri. Ma il risultato non cambia: dove l'informazione (è in generale l'ambiente culturale) è servile e mediocre, il gesto di un folle diventa un atto di terrorismo e la libertà di critica è equiparata prima all'ingiuria e poi alla violenza. E' incalcolabile il danno morale (per tacere del rischio personale) di un'rchestrazione di tal genere, ma questo paese ormai lo conosciamo e, pur indignati, abbiamo la forza di sorriderne. Continueremo a essere noi stessi e a difendere con ogni mezzo democratico le nostre buone ragioni.
Assegnato a Maurizio Belpietro l'Ambrogino d'oro 2009. Vittorio Feltri l'aveva già vinto in precedenza. Alla memoria di Enzo Biagi lo scorso anno era stato negato. Premiata anche Marina Berlusconi, presidente di Mondadori. Il bagno di folla non c'è stato, in strada c'era solo una folla di poliziotti a proteggere i premiati dalle critiche degli ''amici di Spatuzza'': così ci chiamano i servi del farabutto. E alcuni ragazzi di un centro sociale che giustamente contestavano un'altra scelta della giuria: un terzo Ambrogino è stato assegnato a quella squadra dei vigili urbani che con l'ausilio di un bus-galera dava la caccia ai clandestini sui mezzi pubblici. Il loro tentativo di esibire uno striscione al passaggio di Lady Moratti è stato represso da una carica di polizia. Ci siamo dovuti mettere in mezzo per evitare il peggio. A chi daranno l'ambita onoreficenza cittadina il prossimo anno? Propongo il giudice Metta, gli eredi Mangano e Claudio Brachino.
AGILE -- ex EUTELIA
COME LICENZIARE 9000 PERSONE SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA !!!
E' iniziato il licenziamento dei primi 1200 lavoratori di
OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI IN: AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega
Agile ex Eutelia è stata consegnata a professionisti del FALLIMENTO.Agile ex Eutelia è stata svuotata di ogni bene mobile ed immobile.Agile ex Eutelia è stata condotta con maestria alla perdita di commesse e clienti .Il gruppo Omega continua la sua opera di killer di aziende in crisi , l'ultima è Phonemedia 6600 dipendenti che subirà a breve
la stessa sorte. Siamo una realtà di quasi 10.000 dipendenti e considerando che ognuno di noi ha una famiglia, le persone coinvolte sono circa 40.000 eppure nessuno parla di noi. Abbiamo bisogno di visibilità Mediatica, malgrado le nostre manifestazioni nelle maggiori città italiane ( Roma - Siena_Montepaschi -- Milano -- Torino -- Ivrea -- Bari -- Napoli - Arezzo - ) e che alcuni di noi sono saliti sui TETTI, altri si sono INCATENATI a Roma in piazza Barberini, nessun Giornale a tiratura NAZIONALE si è occupato di noi ad eccezione dei TG REGIONALI e
GIORNALI LOCALI. NON siamo mai stati nominati in nessun TELEGIORNALE NAZIONALE perchè la parola d'ordine è che se non siamo visibili all'opinione pubblica il PROBLEMA NON ESISTE.
==> Dal 4-Novembre-2009 le nostre principali sedi sono PRESIDIATE con assemblee permanenti <==
*Se sei solidale con noi INOLTRA QUESTO DOCUMENTO ad almeno 10 amici nei prossimi 30 minuti, non ti costa nulla , ma avrai il ringraziamento di tutti i lavoratori e le Lavoratrici di Agile ex Eutelia che da mesi sono senza stipendio *
*Altrimenti questa azienda morirà *
Piazza Fontana. (Video) Quella sera in Questura a Milano quando Pinelli cadde dalla finestra....
La testimonianza di Pasquale Valitutti, il compagno anarchico che fu l'ultimo a vedere Giuseppe Pinelli ancora vivo al dibattito sulla presentazione di "Piazza Fontana. Una strage lunga quarant'anni" a cura di Contropiano e Libreria Quarto Stato
Il Partito Comunista della Polonia sulla messa al bando dei simboli comunisti
L?isteria anticomunista ha da molto tempo superato i limiti della ragionevolezza. Anzi, recentemente ha oltrepassato i limiti dell?assurdo.
Jaroslav Kaczynski, ex primo ministro e leader del partito al potere aveva dichiarato pubblicamente che il comunismo era responsabile della morte di decine di miliardi di persone. Se la menzogna ha un carattere anticomunista, non è neppure necessario assumere misure coercitive. Tutto ciò che può attizzare l?odio va bene. Tali dichiarazioni possono essere rilasciate senza subirne le conseguenze. Nessuno si è permesso di chiedergli la cosa più ovvia: se conosce il numero degli abitanti della terra.
LO SPETTRO CHE SI È AGGIRATO NELLE AULE DEI TRIBUNALI
La legge DELL'EST
di Ugo Mattei
negli anni Venti dopo la Rivoluzione d'Ottobre il sistema giuridico sovietico è stato preso a modello nella definizione dei diritti sociali di cittadinanza nei paesi del capitalismo occidentale
Nel dicembre del 1887, dopo pochi mesi di frequenza, un giovane studente di origini piccolo borghesi fu espulso dalla facoltà di Giurisprudenza dell'Università imperiale di Kazan in Russia. Frequentava circoli anti-zaristi. Le cose gli erano andate meglio rispetto al fratello, giustiziato poco prima per un attentato allo Zar. Il giovane, Vladimir Ilich Ulianov, era un tipo determinato. Fece domanda di riammissione a Kazan, ma la domanda venne respinta. Fece domanda per andare a studiare all'estero, ma anche questa non fu accolta. Finalmente riuscì ad iscriversi, come «studente esterno» ossia senza diritto di frequenza, all'Università di San Pietroburgo. Nel 1891, il giovane Ulianov si presentò per sostenere l'esame di avvocato. Ricevette il massimo voto in tutte le materie: l'unico candidato del suo anno a raggiungere tale eccellenza. A dispetto del brillante avvio, Ulianov non era destinato a una luminosta carriera forense.
Meno di una generazione dopo aver dimostrato di conoscere il diritto zarista meglio di tutti, Ulianov, ormai noto come Lenin, lo abolì interamente con un tratto di penna. Incominciava, circondato da inenarrabili difficoltà, un itinerario nella creazione di un nuovo ordine giuridico, il cui impatto globale continuò fino a vent'anni fa, consentendo al mondo giuridico occidentale di raggiungere lo zenith della sua civiltà.
La legalità sovietica
Non credo esista un aspirante avvocato (o notaio o magistrato) che, durante la preparazione del suo esame, non odii l'oggetto del suo studio fino al punto di desiderarne, anche solo per un momento, la sua abolizione. Né credo esista una più efficace descrizione dell'atteggiamento di un rivoluzionario rispetto al diritto di quella che si trova in Voltaire: «Volete buone leggi? Buttate tutte quelle che avete e createne delle nuove». Non molti tuttavia sanno che tale anelito diffuso (lo si ritrova tale e quale nella retorica dei primi anni della Rivoluzione Americana sbeffeggiata da Grant Gilmore) fu soddisfatto dai bolscevichi in modo più avanzato e costruttivo di quanto non sia mai riuscito a chiunque altro. Un esperimento di costruzione di una nuova giuridicità che non ha mai avuto parti per tutto il Novecento.
Mi pare risponda ad una necessità di verità storica, proprio nel periodo in cui siamo circondati da mediocre letteratura celebrativa della rivoluzione del 1989 che spunta, guarda caso, copiosa proprio in concomitanza con lo straparlare sulla fine della crisi, ripercorrere almeno per brevissimi cenni, il contributo dato all'ordine giuridico globale dai settant'anni di sviluppo della legalità socialista. Ciò non solo per finire il trittico di esperienze giuridice «altre» pubblicato su queste pagine (Il manifesto del 30 settembre e del 15 novembre), ma soprattutto per superare un'immagine della legalità socialista che ancor oggi, a vent'anni dalla fine della Guerra Fredda, risente della più becera propaganda atlantista. Infatti, durante la Guerra fredda autori come Hayek, Rostow, o Roscoe Pound e successivamente innumerevoli cantori sulla scia di Fukuyama hanno costruito un feticcio di legalità occidentale in contrapposizione con l'(il)legalità socialista.
I processi alla Lubianka
La costruzione dell'immagine dominante di legalità occidentale non passa soltanto attraverso la «mancanza» di legalità nell'altro contemporaneo, dalla Cina al mondo islamico, ma si fonda soprattutto nel rifiuto di riconoscere il contributo del socialismo realizzato alla nostra stessa esperienza giuridica, quindi attraverso un diniego dell'esperienza storica realizzata non soltanto in Unione Sovietica ma anche da noi in passato. Parlando nel 1990, Bush padre dichiarava che, «con l'Unione Sovietica finalmente scomparsa», gli Stati Uniti avrebbero «costruito un mondo in cui il regime di legalità avrebbe sostituito la legge della giungla, un mondo in cui le nazioni riconoscono le responsabilità condivise per la libertà e la giustizia, un mondo dove il più forte rispetta il diritto del più debole».
Si tratta adesso di far finalmente giustizia di questa idea della legalità socialista come «legge della giungla» accompagnata da truculente immagini di processi sommari condotti alla Lubianka, o nella periferia Africana dal Negus rosso durante il terrore del Derg. È chiaro che ci si incammina su una strada non facile perché quello che ci interessa è proprio ristabilire il contributo del socialismo realizzato (con stalinismo e tutto il resto) alla legalità internazionale e non il contributo di civiltà dell'ideale socialista, il che è tanto più facile e scontato quanto meno interessante. In effetti non è sufficiente cimentarsi sulla tragica diatriba degli anni trenta che costò la vita a Evgeny Pashukanis, autore di un fondamentale The General Theory of Law and Marxism, caduto in disgrazia a seguito della polemica con il grande inquisitore Andrey Vishinsky, sulla sparizione necessaria o meno del diritto (e quindi sul suo ruolo e su quello dello Stato) nella transizione fra il socialismo e il comunismo.
Voglio piuttosto mostrare come le idee giuridiche di Lenin abbiano portato ad una riscrittura incredibilmnte avanzata del diritto nuovo, promulgando leggi volte finalmente alla liberazione e non all'oppressione. Mi sembra che specchiarsi in questo diritto abbia obbligato il capitalismo a trasformare profondamente le proprie istituzioni giuridiche di sfruttamento economico in direzione più inclusiva e rispettosa della persona. È ovvio che la diversa narrativa che intendo proporre condivide l'analisi e la valutazione di Angelo d'Orsi sulle conseguenze della caduta del muro di Berlino sulla civiltà giuridica, il che ci obbliga oggi ad un immane sforzo ricostruttivo perchè il capitalismo non ha più incentivi internazionali a mostrare un volto civile.
Una costituzione da studiare
La legislazione bolscevica iniziò fin dal 1917 a farsi carico delle condizioni della popolazione sovietica. Lenin sognava un sistema fondato sul diritto ad un tetto sulla testa, a cure mediche gratuite e ad un lavoro. Nessun governo nella storia si era mai prima fatto carico di simili responsabilità sociali. Prima degli anni Venti, quando ancora l'industrializzazione era lontana, la legge garantì il posto di lavoro in un momento storico in cui in Occidente il padrone poteva licenziare il lavoratore in qualunque momento. I lavoratori sovietici avevano diritto all'assicurazione medica a spese del datore di lavoro, a benefici in caso di inabilità al lavoro, a periodi significativi di riposo retribuito durante la malattia. La giornata lavorativa ricevette un limite di otto ore per sei giorni la settimana (ridotte a 7 nel 1928) quando ancora negli Stati Uniti era incostituzionale limitare per legge l'orario di lavoro per i fanciulli. Si andava in pensione dai lavori usuranti a 50 anni, e si istituirono scuole di formazione permanente, gratuite, in cui i lavoratori potessero conseguire titoli medi e superiori. Nacque il quei primissimi anni la contrattazione collettiva di lavoro e furono istituite forme di democrazia industriale. Un sostenuto programma di nazionalizzazioni rese effettivi questi diritti, soprattutto quello all'impiego. Durante la crisi del '29 quando la disoccupazione raggiunse cifre da capogiro in Occidente, l'economia sovietica vantava livelli occupazionali altissimi.
Le donne ricevettero un livello di protezione giuridica che altrove fu raggiunta, quando raggiunta, mezzo secolo più tardi. Per esempio, alle madri sole con figli a carico fu garantito trattamento preferenziale, impiego vicino casa, e asili gratuiti di supporto. Tutti questi diritti, inclusi quelli alla pari retribuzione fra i generi, vennero costituzionalizzati per la prima volta da Stalin nel '36. Già dal '17 si cercò di rendere effettivo il diritto ala casa mediante moratoria sugli affitti e, poco dopo, equo canone. Le industrie dovevano offrire casa ai lavoratori. Dal 1921 nelle case nazionalizzate il lavoratore non doveva pagare né affitto né spese. Impressonanti programmi di edilizia pubblica risolsero, seppur in maniera insoddisfacente, il problema della casa già con l'industrializazione degli anni Trenta.
Lo scontento del quarto stato
I progressi rispetto alla legislazione occidentale furono altrettanto significativi in altri settori: l'eguaglianza fra gli sposi, il divorzio e l'aborto, introdotti senza restrizioni già nel 1917. Le donne avevano il diritto ad assentarsi per maternità conservando il posto di lavoro. Già dal 1918 oltre mezzo secolo prima che in Italia i bambini nati fuori dal matrimonio si videro riconosciuti gli stessi diritti dei figli legittimi. Nel diritto penale Lenin si sforzò di rendere effettivo il principio di rieducazone dovuto alla concezione del crimine come prodotto delle condizioni sociali. Le pene furono radicalmete ridotte, il carcere sostituito da campi di rieducazione in cui si poteva imparare un lavoro. L'eutanasia fu depenalizzata e così la sodomia fin dal 1920. Importanti programmi, informati alla tutela dei diritti delle lavoratrici del sesso, vennero istituiti per risolvere il problema della prostituzione. Nel diritto internazionale il governo sovietico denunciò la prassi dei trattati segreti pubbicandone oltre 100 conclusi dallo Zar ai danni dei più varii popoli. Nel 1919 il governo bolscevico rinunciò a tutti i suoi privilegi internazionali comprese capitolazioni e extraterritorialità di cui godeva in Persia, Cina, Afghanistan e Turchia.
Questo insieme di legge nazionali gettarono nel panico le Cancellerie occidentali alle prese con lo scontento del quarto stato. La risposta a questo stato di cose generò una trasformazione giuridica che sembrava definitive anche in Italia ancora quando, nei primi anni Ottanta, frequentavo la facoltà di Giurisprudenza da studente (statuto lavoratori, equo canone, legge sulla casa). Subito dopo la conferenza di Versailles, nel primo dopoguerra, nacque l'Ilo (Organizzazione Internazionale del lavoro) e il modello sovietico ispirò gli aspetti più sociali delle Costituzioni del secondo dopoguerra, nonché gli aspetti che oggi sembrano più utopistici della Carta delle Nazioni Unite e della Convenzione Europea per i diritti dell'uomo. La legislazione sovietica guidò la trasformazione nella concezione occidentale del diritto internazionale (inclusa la decolonizzazione), del diritto di famiglia, del diritto penale, del diritto contrattuale, di quello di proprietà e perfino della desegregazione razziale negli Stati Uniti. Nell'Occidente capitalista il rapporto fra diritto privato e diritto pubblico uscì sconvolto a favore di quest'ultimo. Con il muro di Berlino e con l'epurazione dei giuristi della Germania Est che seguì l'unificazione, caddero non soltanto un ideale ma l'anelito all'incusione sociale tramite il diritto che sopravviveva nella Repubblica democratica tedesca.
Senza incentivi esterni, in nome della flessibilità, dell'efficienza e del mercato siamo tornati all'autoritarismo bigotto dei padroni delle miniere, che esportiamo sotto la voce democrazia.
Nel 2007 la Cina otteneva il 7% della sua produzione energetica totale da fonti rinnovabili (solare, eolica, idrica, ecc.), ma punta ad arrivare almeno a un quinto del totale nel 2020. 1
Inoltre il governo cinese, alla fine di novembre, ha deciso di ridurre entro il 2020 del 45% il livello globale di emissioni di CO2 rispetto al 2005.
È solo un aspetto della gigantesca riconversione ecologico-produttiva che sta avviando la Cina socialista a partire dal 2003, per creare progressivamente un'economia verde ed uno sviluppo sostenibile in Cina, anche e soprattutto dal punto di vista ambientale ed energetico.
A questa prospettiva danno (giustamente) credito tutta una serie di studiosi e di centri studi occidentali, come la società di consulenza McKinsey (9 febbraio 2009) secondo la quale la Cina potrebbe riuscire entro il 2030 a ridurre le importazioni di petrolio dal 30 al 40% e tagliare le emissioni del CO2 del 50% attraverso investimenti nelle nuove tecnologie verdi, secondo il rapporto.
Per trasformare l'economia cinese in una ''green economy'', McKinsey stima che dal 2009 al 2030 dovrebbero essere investiti una media di 170-230 miliardi di euro all'anno, l'equivalente dell'1,5-2,5% del PIL cinese. Per esempio, scrive McKinsey, con l?aumento delle auto elettriche le importazioni di greggio ''potrebbero essere ridotte di un terzo''
Già ora, ha notato sempre la McKinsey, la combinazione di politiche di governo e iniziative su larga scala a livello industriale ha permesso, infatti, a Pechino di tagliare il volume di CO2 e di altri gas serra prodotti per ogni unità del PIL del 4,9% ogni anno negli ultimi 15 anni, rispetto alla riduzione degli USA dell?1,7% e della Germania del 2,7%?. 2
La strategia economica ed ecologica della Cina si fonda su sette elementi centrali, di cui analizzeremo brevemente presente e futuro, situazioni odierne e dinamiche nei prossimi anni.
?1) Sviluppo delle energie rinnovabili e pulite, quali l'energia solare, eolica, idrica e delle biomasse. I progressi ottenuti dalla Cina nel campo dell?energie pulite sono già enormi: nel luglio del 2009 la Cina aveva istallato 18 GW (giga watt) di energia elettrica idraulica, contro gli 86,07 installati in tutto a fine 2002, mentre nell'energia eolica 14,74 GW, più di otto volte rispetto al 2001 con un raddoppio ogni anno.3
I progetti per il futuro sono ancora più ambiziosi, visto che l'energia eolica arriverà a produrre nel 2020 ben 100 GW, sette volte la cifra attuale ottenuta dalla Cina nel settore in esame; si assisterà ad un'espansione iperaccellerata del settore fotovoltaico, in cui già ora il paese asiatico soddisfa quasi un terzo della domanda mondiale.4
* 2) Risparmio energetico.
Come ha notato il sito ecologista Gefis il 28 agosto 2009, anche l'edilizia in Cina ha potenzialità enormi per diventare un settore trainante della green economy. Le stime dicono che i 40 miliardi di metri cubi attuali edificati nel paese dovrebbero quasi raddoppiare arrivando a 70 nel 2020: un mercato potenziale di 220 miliardi di dollari per l'edilizia verde se solo uno su due adottasse soluzioni low-carbon, di 439 se si applicassero norme più severe. Pechino pare intenzionata a seguire questa strada con standard di conservazione dell?energia dal 2010 per tutti i nuovi edifici di almeno il 50% che diventa il 65% in alcune città.
Altri passi avanti per il colosso asiatico, che conta ancora sul carbone per oltre i?80% della sua produzione elettrica; li sta facendo sull?efficienza energetica in generale. Nel piano di rilancio economico il governo cinese, ad esempio, ha previsto diverse misure per alcune industrie che dovrebbero portare ad un risparmio pari a 240 milioni di tonnellate di carbone entro il 2010.
Intanto l'etichetta energetica imposta agli elettrodomestici avrebbe fatto risparmiare 90 miliardi di kwh. Che la Cina punti decisamente a ridurre lo spreco di energia d'altra parte è chiaro anche dall'unico obbiettivo che è stato fissato nella lotta all'effetto serra: quello contenuto nel piano 2005-2010 di ridurre del 20% la propria intensità energetica (il rapporto tra energia consumata e ricchezza prodotta).5
Dal 1980 al 2008, il consumo energetico per ogni 10000 yuan di prodotto nazionale lordo cinese si è ridotto di tre volte ed è calato del 4,59% nel 2008 rispetto all'anno precedente, dimostrando un processo accelerato di aumento nell'efficienza e risparmio rispetto al consumo energetico.6
* 3) Auto elettriche.
Il pacchetto di stimolo economico, approvato dal governo cinese nell'ottobre 2008, ha puntato molto sul fatto che in futuro il mercato automobilistico cinese, in enorme espansione, sia basato nei prossimi decenni soprattutto su auto ecologiche o ibride.
Il pacchetto stimolo ha stanziato 2,9 miliardi di dollari per la promozione dei veicoli elettrici nei prossimi 3 anni, con incentivi d'acquisto, fondi per la ricerca e commesse pubbliche.
Solo quest'anno le città cinesi acquisteranno 13mila veicoli elettrici. L'obbiettivo è di arrivare entro il 2011 a produrre in Cina mezzo milione di mezzi elettrici. Nel 2009 il mercato cinese dell'auto è diventato il più grande al mondo, superando gli USA; Si stima che saranno 10 milioni le auto vetture entro fine anno. Per il 2030 la stima è che sulle strade cinesi ci saranno 287 milioni di automobili, il 30% del totale mondiale:chiara l?importanza di una motorizzazione a basso impatto ambientale?. 7
* 4) Creazione, anche assieme ad altre nazioni, dell'Eldorado in campo energetico con il raggiungimento di una produzione su larga scala di energia attraverso la sintesi termonucleare.
A differenza della fissione nucleare, la fusione termonucleare può garantire energia illimitata per decine di milioni di anni (si basa sul litio e deuterio, estremamente abbondanti in natura), con impianti di assoluta sicurezza e limitate scorie nucleari deperibili in poche decine di anni.
La Cina ha costruito un reattore a fusione termonucleare che già nel settembre del 2006 ha prodotto corrente elettrica, seppur per un breve istante, dando il primo successo al ''progetto EAST'' approvato dal governo cinese con lungimiranza ancora nel 1998. 8
Inoltre la Cina partecipa a pieno titolo al progetto internazionale ITER, con Europa, Russia, Corea, Giappone e (forse) Stati Uniti: l'ITER entro il 2014 costruirà a Cadarache, in Francia, un grande impianto/laboratorio per lo sviluppo in pochi decenni dell'utilizzo su larga scala della più eccezionale fonte energetica, la fusione termonucleare che alimenta il nostro Sole e tutte le stelle dell'universo.
* 5) La costruzione di centrali nucleari a fissione della ''terza generazione'' , sul modello di reattori Westinghouse.
Dai 8,6 GW istallati nel 2008 avendo come fonte il nucleare civile, la Cina prevede di passare ai 40 GW del 2020. 9
* 6) La progressiva riforestazione del suolo cinese, che dal 1990 ha interessato ben 520000 km (due volte l'Italia) e che continuerà su scala ancora più accelerata nel gigantesco paese asiatico durante i prossimi decenni.
Secondo Tiziano Taiti (luglio 2008), la Cina già da alcuni anni sta svolgendo un enorme sforzo per quanto riguarda la riforestazione del proprio territorio nazionale, ma negli ultimi tempi l'impegno ha raggiunto dei livelli veramente imponenti.
Le aree complessivamente riforestate in questi anni ammontano a ben 52,4 milioni di ettari. Cifra questa che fa della nazione cinese la prima nel mondo per quantità di territorio riforestato. Un'estensione immensa!
Se calcoliamo tutta l'area boschiva complessiva e quindi in questo dato inseriamo anche il quantitativo di ettari di terreno riforestato, essa raggiunge la considerevole cifra di ben 175 milioni di ettari che equivalgono al 18,21% di tutta la superficie nazionale. Numeri che fanno della Cina la terza nazione al mondo per copertura boschiva.
Cifre di portata davvero enormi, ma se dall'area boschiva passiamo a considerare il numero di alberi effettivamente piantati ci rendiamo ancora più conto della colossalità dell'impegno profuso dalle autorità cinesi in questo campo. In trent'anni sono stati piantati ben 51,54 miliardi di alberi e solo nell'anno 2007 sono stati impiantati ben 2,27 miliardi di alberi''.10
A partire dal 2008 e con un'ulteriore stanziamento pubblico, pari a 3,5 miliardi di yuan (seicento milioni di dollari) per il solo 2009, la Cina punta apertamente a riforestare entro il 2020 altri due milioni di chilometri quadrati, pari a più di sei volte l'estensione dell''Italia''
* 7) Riutilizzo ai fini energetici delle biomasse, con esclusione preventiva dei cereali, attraverso un piano statale varato dal governo cinese nell'estate del 2009.
''Secondo il piano dello sviluppo dell'industria energetica delle biomasse (2007/2015) varato recentemente dal Ministero dell'Agricoltura, nel 2015 gli usufruttuari rurali di biogas dell?intero paese raggiungeranno quota circa 60 milioni di famiglie, con una produzione annuale di biogas di 23,3 miliardi di metri cubi. Verranno istituiti 8 mila progetti per la produzione di biogas nei centri d'allevamento di animali terrestri e marini di certe dimensioni, che saranno in grado di produrre annualmente670 milioni di metri cubi. Nel frattempo, verrà costruito un gruppo di centri d'applicazione di combustibili ricavati da paglia e stazioni per i rifornimento concentrata di gas derivante dalla combustione gassose della paglia, per sviluppare in modo appropriato le colture delle risorse energetiche attraverso l'utilizzo di terreni marginali, in modo da soddisfare la domanda nazionale di materie prime per combustibili liquidi.
Il piano avanza inoltre che nel 2010 nell'intero paese sarà costruito un gruppo di basi per la produzione di energia da biomasse agricole e le tecnologie fondamentali di certi settori raggiungeranno il livello avanzato internazionale. Nel 2015 verranno costruite un gruppo di basi per la produzione di energia da biomasse agricole, con la costituzione fondamentale di un sistema di innovazione tecnologica e sviluppo industriale, una notevole riduzione dei costi per la valorizzazione, l'utilizzo e la realizzazione preliminare della commercializzazione dell'industria.
Nel paese lo sviluppo delle risorse energetiche derivanti da biomasse agricole presenta enormi potenzialità. Secondo quanto illustrato dal responsabile del Ministero dell'Agricoltura, ''attualmente il nostro paese produce annualmente circa 600 milioni di tonnellate di paglia,tra cui 300 milioni possono essere usate per produrre risorse energetiche equivalenti a 150 milioni di tonnellate di carbone standard. Circa tre miliardi di tonnellate di escrementi di animali e uccelli, se venissero effettivamente utilizzati, potrebbero produrre enormi quantità di biogas. In molti terreni marginali quali le zone montane, le pendici incolte ed il suolo salino e arido si possono piantare canne da zucchero, sorgo dolce, patata dolce ed altre colture per produrre risorse energetiche. Inoltre, sono un gran numero i gusci del riso, i cuori del mais ed i residui di canna da zucchero ed altri prodotti secondari della lavorazione agricola che possono essere trasformati in biomasse per l'energi''.11
I ''sette punti'' sopra analizzati a loro volta fanno parte della nuova e globale concezione dello sviluppo (la ''categoria scientifica di sviluppo'') elaborata dal partito comunista cinese e dal suo nucleo dirigente, guidato da Hu Jintao a partire dal 2003, nella più profonda indifferenza della (masochistica ed impotente) sinistra antagonista del mondo occidentale.
Sulla concezione ''scientifica dello sviluppo'' torneremo in un prossimo futuro, dedicandovi uno studio tematico ad hoc.
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dom, 06 dic 09:12
MAFIA: CATTURATI IL NUMERO 2 E IL NUMERO 3
Berlusconi dichiara: "A Milano e Palermo due colpi straordinari"
"Le nostre forze dell'ordine hanno effettuato due colpi straordinari a Palermo e a Milano. A Palermo siamo riusciti a catturare Gianni Nicchi che è il numero due di Cosa nostra e a Milano abbiamo catturato Danilo Fidanzati che è il numero tre di Cosa nostra.
Presidente Berlusconi quando cattureranno il numero 1?
PARTENZA DA AUTOSTAZIONE DI SCHIO ORE 5.20, CI SI TROVA QUINDI PRIMA DELLE 5.20
PARTENZA DA VICENZA CASELLO OVEST ORE 6.00 CI SI TROVA QUINDI PRIMA DELLE 6.00
arrivo A ROMA REBIBBIA
Cari compagni, amici, colleghi, studenti, gente che passa e che va...
IL GIORNO 5 DICEMBRE P.V. SI TERRA' ROMA UNA MANIFESTAZIONE CONTRO IL GOVERNO BERLUSCONI, IL GOVERNO CHE STA DISTRUGGENDO LA SCUOLA PUBBLICA, CHE METTE DECINE DI MIGLIAIA DI FAMIGLIE ( DI LAVORATORI DELLA SCUOLA DEI SERVIZI DELLA SANITA' DELL'INDUSTRIA) SUL LASTRICO; IL GOVERNO CHE CON UN VOTO DI FIDUCIA SCIPPA IL PARLAMENTO DEL DIRITTO DI DISCUTERE DEL FURTO DELL'ACQUA DALLE NOSTRE CASE; IL GOVERNO CHE, FACENDO PASSARE PER FANNULLONI E DELINQUENTI CENTINAIA DI MIGLIAIA DI LAVORATORI DELLO STATO, EMANA LEGGI PER SALVARE DALLA GIUSTA CONDANNA UN VERO DELINQUENTE: BERLUSCONI.
PER QUESTO, PERCHè PENSO CHE CI INTERESSI TUTTI, COME CITTADINI, INSEGNANTI, LAVORATORI, STUDENTI, MI PERMETTO DI MANDARE QUESTO MESSAGGIO NON SOLO AD INDIRIZZI PRIVATI MA ANCHE A LISTE DI INDIRIZZI.
PARTECIPIAMO ALLA MANIFESTAZIONE. FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE.
LA MANIFESTAZIONE è INDETTA DA IDV E PRC+PdCI E ALTRI SOGGETTI POLITICI E NON.
IL PRC - FEDERAZIONE DI VICENZA ORGANIZZA UN PULLMAN ( SPERIAMO PIù DI UNO) PER SCENDERE A ROMA IL 5 DICEMBRE. PARTENZA ORE 4.30 DA BASSANO, POI SCHIO, POI VICENZA, POI VERONA E POI GIù VERSO ROMA.
COSTO DEL VIAGGIO 25/27 EURO PER I GRANDI E UN PO' MENO PER I GIOVANI (15EURO?) PRENOTATE MANDANDO UNA EMAIL A red.robin@hotmail.it OPPURE TELEFONATEMI.
A BREVE DARO' INDICAZIONI PIU' PRECISE PER LE ORE DI PARTENZA DALLE VARIE LOCALITA'
...
Fini, fuorionda su Berlusconi: "Ha il consenso per governare, ma non l'immunità assoluta!!"
Subito dopo la criminale disintegrazione dell?URSS, l?Ucraina era tra i paesi più sviluppati del mondo. Ciò è riconosciuto dagli stessi nazionalisti borghesi. Avevamo prestazioni sociali straordinarie, del cui valore allora la gente non sembrava rendersi conto. Istruzione gratuita e un sistema sanitario di qualità e soprattutto gratuito. Secondo quanto aveva previsto il partito, entro l?anno 2000 tutti avrebbero dovuto disporre di un alloggio gratuitamente. I prezzi dei principali prodotti alimentari, le spese per l?alloggio, le tariffe del trasporto pubblico erano gli stessi da 50 anni. Le spese comunali, le tariffe del gas e dell?energia elettrica, ammontavano a pochi centesimi. La gente consumava prodotti naturali. Disoccupazione, inflazione, vita senza un tetto, licenziamenti, indebitamenti, crediti al 30% di interesse, ecc., erano cose che conoscevano solo quelli che non vivevano nell?URSS.
Leggi tutto ...................................................................................................................................................
ven, 20 nov @ 21:02
OPERAI ALCOA OCCUPANO LA FABBRICA
Dopo i violenti scontri con la polizia a Roma, gli operai dell'Alcoa occupano la
fabbrica.
"Abbiamo occupato lo stabilimento con tutti i
dirigenti all'interno, la dichiarazione di chiusura dell'Alcoa prevista
per il primo dicembre va eliminata altrimenti non rilasceremo i
dirigenti e non sbloccheremo l'occupazione".
Queste le affermazioni
nell'mms inviato a c6.tv dagli operai del colosso Usa dell'alluminio in seguito alla
chiusura degli impianti italiani. A rischio ci sono duemila posti di lavoro. I
lavoratori di Portovesme decidono così di bloccare l'azienda.
Protestano anche i lavoratori dell'Alfa Romeo di Arese, tutti in Cassa
integrazione, davanti alla sede di Assolombarda, mentre una delegazione sindacale sta
discutendo con i rappresentanti della Fiat del trasferimento del Centro Stile da
Arese a Torino. Numerosi gli striscioni e le bandiere di Slai-Cobas, Fiom-Cgil e
Flmu-Cub.
"La chiusura dell'Alfa - spiega Corrado Delle Donne dello Slai-Cobas - è uno sfregio
per tutta Milano, l'Alfa Romeo è stata regalata alla Fiat a suon di tangenti, e
Torino, dopo aver incassato 2 mila miliardi per Arese a fondo perduto vuole chiudere
tutto, toghe rosse cercasi". Secondo Delle Donne "al danno si aggiunge la beffa,
perchè Fiat se ne va da Arese ma lascia a comandare l'area un suo ex manager, Luigi
Arnaudo".
Davanti alla sede di Assolombarda è stata posata la riproduzione di un bonifico da 4
miliardi di lire eseguito l'11 marzo 1992 da Credito Italiano alla Banque
Internationale de Luxembourge a favore del cliente 'Gabbiano'. "Quel Gabbiano - ha
spiegato Delle Donne - era Bettino Craxi e l'assegno fu staccato da Cesare Romiti
perchè l'Alfa venisse ceduta alla Fiat anzichè alla Ford". I lavoratori hanno rivolto
anche un appello alla Lega Lombarda: "Anche L'Alfa Romeo è in Padania, non è
Terronia, voi dove siete?".
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Comunisti nel mondo anche nel 21° secolo ?
di Fausto Sorini *
Note e considerazioni sul processo di riorganizzazione delle forze comuniste a livello internazionale e in Europa. A distanza di oltre 30 anni dalla breve stagione eurocomunista, se valutiamo con obbiettività i diversi itinerari che hanno contraddistinto la storia dei cinque maggiori partiti comunisti dell'Europa occidentale (la situazione nell'Europa dell'Est, che in parte comprende anche il caso tedesco, richiede un approccio diverso), un elemento risalta. E cioè che, mentre la vicenda del comunismo italiano, spagnolo e francese degli ultimi decenni è stata complessivamente e prevalentemente segnata dalla crisi, dal declino, in taluni casi dall'auto-dissoluzione, nella vicenda del comunismo greco e portoghese senza indulgere ad alcun trionfalismo acritico o alla proposizione di modelli prevale comunque un elemento di tenuta strategica, identitaria e di organizzazione, di radicamento sociale e di classe, di inequivoca collocazione antimperialista, di ripresa anche elettorale su livelli (7-10%) che oggi sarebbero considerati invidiabili dai partiti che si richiamano al comunismo negli altri tre paesi citati, e che viceversa attraversano una crisi profonda, come non mai.
Con voto di fiducia il governo ha imposto il passaggio ai privati della gestione delle reti idriche, un fatto di enorme gravità per chiunque capisca l?importanza di mantenere sotto il controllo pubblico i beni comuni. La mobilitazione sui territori prosegue, mentre si annuncia un referendum abrogativo. QUI il comunicato del forum italiano per l?acqua pubblica.
Luca Casarini, leader no-global iscritto alla Cgia
*VENEZIA * Ha deciso di fare il grande passo: iscrizione alla Cgia, la Confederazione generale italiana dell'artigianato. «Già, ho aperto un'impresa individuale di consulenza sul marketing e design pubblicitario e la scorsa settimana l'ho re gistrata. Non sono contrario alle partite Iva. Anzi, sto con loro e prometto di dare battaglia insie me a loro perché siamo la classe più debole di quest'epoca». Ad annunciarlo non è un artigiano, anzi, un piccolo imprenditore qualsiasi. E' Luca Casarini, il leader dei no-global che fino a qualche tempo fa infiammava le piazze contro il potere. Ora ha famiglia, un figlio di tre anni, e questa nuova at tività in proprio. E sta già lottando per la soprav vivenza, contro il Fisco «iniquo e vessatore», contro lo Stato «che impone e non garantisce», contro gli studi di settore, «la mannaia dei politi ci di sinistra». *Insomma, parla da piccolo e arrabbiato im prenditore del Nord Est. *
«Parlo da chi è costretto a sostenere i costi im pressionanti di un'impresa che si affaccia sul mercato. Siamo costretti a pagare senza avere un ritorno. Mi spiego: già siamo soli, non abbia mo alcun servizio da parte dello Stato perché non è che ti paga chessò, il commercialista, e siamo pure in balia delle fluttuazioni di merca to. Cioè, il lavoro devi cercartelo, non sei sicuro di averlo, te lo devi guadagnare, conquistare. E sei soggetto a una tassazione da lavoro stabile e sicuro. Tutto questo trasforma i piccoli impren ditori in schiavi del Fisco. Per esempio, perché devo pagare l'imposta sull'attività produttiva? Devo pagare perché lavoro, perché produco? Questa è una fabbrica sociale dove la partita Iva è la forma minima di lavoro. E invece di ricevere aiuti, paga».
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> *Disobbedienza fiscale?* «Io sono contro il Fisco iniquo. Dove finisco no i miei soldi delle tasse? Se mi proponesse l'asilo nido gratuito per mio figlio, o un soste gno all?università o agli ospedali, pagherei volen tieri. Ma siccome finiscono per il 90% in spese di guerra, in superstipendi di manager pubblici, in emolumenti di politici, non ci sto. Ho capito che la cocaina costa ma non posso comprargliela io. Non voglio mantenere un baraccone».
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> *Casarini sta con gli evasori?* «Li capisco bene anche se io preferisco parla re di obiezione fiscale. La materia dev'essere ridiscussa dalla a alla z affinché i soldi non finisca no più a Roma per poi sparire nel nulla. E' ipocrita la sinistra che guarda alle partite Iva come evasori. A dirlo sono soprattutto quei politici che non hanno mai fatto altro in vita loro. Si aprano una partita Iva e poi ne riparliamo. Ci provi an che Bersani».
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> *Simpatizza per Bossi e Berlusconi?* «Ma no. Quelli fingono di proteggerci, in real tà stanno a Roma. Il loro è un finto federalismo. Sono al potere, figuriamoci, sono lo Stato. Io so no per un federalismo vero, per una contrattazio ne più vicina con il potere».
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> *Quanto dichiara Luca Casarini?* «Vedremo, questa è la mia prima volta. Se va avanti così penso di non superare i 15 mila euro».
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> *Dovrà fare i conti con gli studi di settore...* «Altra mannaia, altro imbroglio. Serve allo Stato per mantenere i super stipendi e il resto. L'ho vista io la villetta di Visco a Pantelleria...».
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> *Come si colloca il marxismo in questa sua scelta?* «Mi considero un neomarxista critico. Franca mente non ho mai avuto una grande passione per lo Stato che da noi è garantito da Fini e dalla sinistra nella forma del patriottismo costituzionale. Questo Stato che impone e non garantisce, ha 700 parlamentari pagati con soldi pubblici, e versa enormi quantità di denaro alle grandi aziende. No, preferisco l'autonomia».
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> *Diranno: quando Casarini non lavorava urla va contro gli imprenditori, adesso che fa l'imprenditore li difende, comodo* «Io sono sempre stato dalla parte dei più deboli. Ora sono contro la grande industria e a favore delle partite Iva che rappresentano il nuovo tessuto produttivo di base. Il mondo è cambiato, Marx non basta più. E poi lo diceva lui stesso: diffidare dei marxisti».
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dom, 15 nov
AQUILA: DEPORTAZIONI
"Caro Presidente Napolitano,
nella Sua recente visita nella nostra Terra sottolineò la fiducia riposta nelle
istituzioni dalla nostra popolazione.
E si, di fiducia ne abbiamo avuta tanta, nelle amministrazioni centrali e locali.
Abbiamo vissuto mesi nelle tende per non abbandonare la nostra Terra perché ognuno di
noi aveva ed ha i suoi buoni motivi per restare".
"Abbiamo per questo sopportato mesi di vita nelle tende, invece che in moduli
provvisori come si era sempre fatto per gli altri terremoti, avendo fiducia nella
promessa "a settembre un tetto per tutti".
Settembre è passato da un pezzo, siamo entrati nell'ottavo mese di tenda, le
promesse non sono state mantenute e la temperatura, come la fiducia, inevitabilmente
scende sotto-zero".
"Ci viene proposto di trasferirci in alberghi lontani dalla nostra città. Chi non è
stato evidentemente capace di gestire l'emergenza, ora vorrebbe che dopo otto mesi
abbandonassimo il nostro territorio. Se non una casa, chiediamo quanto meno una
soluzione per restare qui e non morire di freddo. Lo chiediamo da maggio. Ci viene
risposto che i tempi non permettono soluzioni tempestive".
"Dopo otto mesi! Dopo aver constatato che le Istituzioni, quando vogliono, possono
procedere con la massima urgenza e rapidità: in occasione del G8 vennero di fatto
costruite strade e un aeroporto in men che non si dica. Le situazioni di emergenze
vanno affrontante con sforzi eccezionali".
"Sono, caro Presidente, in una situazione di emergenza centinaia di persone, molte
delle quali anziane, costrette a dormire in tenda a zero gradi? E' una situazione
tollerabile in un Paese civile a otto mesi dal sisma?".
"Al nostro rifiuto di "farci deportare" la Protezione Civile sta rispondendo con
ricatti pratici e pressioni psicologiche: minaccia di staccare la corrente elettrica,
toglie i servizi di assis tenza essenziali, abbassa paurosamente la qualità del cibo,
praticamente immangiabile. Le visite delle forze dell'ordine si fanno sempre più
frequenti. Tenta insomma di renderci la vita ancora più impossibile, come se questa
fosse vita ... Quale fiducia dobbiamo riporre in queste Istituzioni? In chi ci ha per
mesi ingannato ed ora ci minaccia? Perché dei cittadini che chiedono il minimo per la
sopravvivenza debbono essere percepiti dalle Istituzioni come un problema da
eliminare?".
"Ma, come si dice, la speranza è l'ultima a morire. Per questo ci rivolgiamo a Lei,
la più alta Istituzione, perché si diano risposte al nostro problema. La soluzione è
semplice, a portata di mano e, soprattutto, immediata: moduli removibili, container,
qualsiasi cosa ci faccia uscire dalle tende e rimanere nella nostra Terra. E'
chiedere troppo alle Istituzioni l'installazione in pochi giorni di qualche decina di
soluzioni abitative temporanee?".
"E' la nostra ultima speranza, il nostro ultimo tentativo. Se anche questo risulterà
vano, la inviteremo nelle tende dove le riconsegneremo le nostre schede elettorali.
In una democrazia che nega i bisogni fondamentali che senso ha andare a votare?".
(firmata "gli sfollati delle tendopoli aquilane") sottoscritta anche da tutti i
comitati cittadini del capoluogo terremotato.
Tre articoli, procedura d'urgenza, un nome suggestivo, ''processo breve'', e il gioco è fatto: l'ennesima porcata è servita. Il pretesto è far durare meno i processi (a colpi di mannaia, senza riformare la procedura né razionalizzare l'organizzazione); l'obiettivo è farne saltare due o tre. L'impunità di un ometto di fango per questi black block della politica, per questi maiali
orwelliani è la priorità della nazione. Scassano codici, procedure, ordinamenti pur di celebrarla per legge. Sono davvero senza vergogna.
Li sbugiarda con stile Franco Cordero in QUESTO articolo.
L'onorevole Ghedini,avvocato personale di Berlusconi, ha l'adrenalina a mille.
E' l'eroe della nuova legge salva Berlusconi.
Il disegno di legge sul processo breve è arrivato in Senato, presentato dal Pdl e
sottoscritto dalla Lega. Composto da tre articoli, prevede tra l'altro che la
prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico
ministero per i processi in corso in primo grado e per reati «inferiori nel massimo
ai dieci anni di reclusione».
Un consiglio ai magistrati: non perdete tempo con i processi a Silvio
Quello che i giornali nascondono su Yoani Sanchez
Ci risiamo con una nuova campagna mediatica contro l?Isola di Cuba e la sua Rivoluzione.
Abbiamo visto in questi giorni sui giornali di tutte le estrazioni politiche, la notizia ripresa niente meno che dal Miami Herald e dal El Pais del ?sequestro? della ?nota? blogger cubana Yoani Sanchez.
Quasi sempre quando si riportano le notizie vengono accompagnate da foto che illustrano l?accaduto, ma la blogger che ha tutte le possibilità per mettere in rete immagini dei segni del pestaggio ricevuto, questa volta non ci fornisce neanche una misera foto a testimonianza dell?accaduto, nonostante le ?decine di testimoni che hanno assistito al sequestro e al pestaggio? secondo quanto da lei dichiarato.
L'Unione europea annette i Paesi dell'Est e viene via via costituendosi come nuovo polo imperialista del sistema mondiale. Un recente sondaggio indica che il 57% dei cittadini della parte orientale della Germania rimpiange le conquiste socialiste dell'ex DDR.
Unione Europea: integrazione o annessione?
La crisi svela il rapporto di dominio/dipendenza
A vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino le potenze capitalistiche occidentali sono riuscite ad annettersi vasti territori con una popolazione di 100 milioni di persone, integrate nelle sue istituzioni e nel mercato della UE. . Siamo di fronte non all'unificazione di paesi con pari dignità, ma ad un'espansione del nucleo forte della UE verso Est, una conquista e un'annessione compiuta con le armi del moderno imperialismo. Come la DDR nel 1990 non fu ''unificata'' con la Germania di Bonn, ma annessa ad essa in un rapporto dipendente e subordinato, per cui non vi fu alcuna nuova Costituzione alla base di un nuovo Stato, ma si mantenne la Legge fondamentale della RFT.
di Andrea Catone
Nel marzo di quest'anno Olli Rehn, commissario europeo per l'allargamento, nella prefazione ad un opuscolo propagandistico redatto a cura della Direzione generale dell'allargamento, annunciava trionfalisticamente:
''L'anno 2009 segna un doppio anniversario storico. In autunno, saranno già venti anni dalla caduta del muro di Berlino. Nel mese di maggio celebreremo il quinto anniversario dell'allargamento dell'Unione europea, che ha permesso di riunificare l'Europa dell'Est e l'Europa dell'Ovest. Per cinque anni, l'allargamento della UE ha dato benefici sia ai cittadini dei vecchi Stati membri che a quelli dei nuovi. Sul piano economico, l'allargamento ha offerto nuove opportunità per l'esportazione e gli investimenti, creando nuovi posti di lavoro per i cittadini dei vecchi Stati membri, migliorando al contempo le condizioni di vita nei nuovi Stati membri''.
Perché ricordiamo la Rivoluzione d'Ottobre
di Alexander Höbel
A 92 anni dalla Rivoluzione d'Ottobre, qualcuno potrebbe chiedersi (e chiederci) perché celebriamo ancora quell'evento. A parte il fatto che anche date come il 14 luglio 1789 continuano a essere giustamente ricordate e celebrate, il punto centrale è un altro; e cioè che continuiamo a pensare che quell'evento abbia cambiato la storia del mondo, e che i suoi insegnamenti ( e in generale la lezione del leninismo ) siano tuttora fondamentali. continua.....
Viva la Rivoluzione d'Ottobre! Viva il socialismo!
Viva la Rivoluzione d'Ottobre!
Viva Antonio Gramsci!
Viva Giuseppe Di Vittorio!
Viva i Morti di Reggio Emilia!
Viva il Socialismo
Contro la rassegnazione e contro il revisionismo!
Per il quarto anniversario della Rivoluzione d'Ottobre
Lenin, 14 ottobre 1921
.... Noi abbiamo cominciato quest'opera. Quando, entro che termine precisamente, i proletari la condurranno a termine? Ed a quale nazione apparterranno coloro che la condurranno a termine? Non è questa la questione essenziale. È essenziale il fatto che il ghiaccio è rotto, la via è aperta, la strada è segnata.
Continuate pure le vostre ipocrisie, signori capitalisti di tutti i paesi, che «difendete la patria» giapponese contro quella americana, l'americana contro la giapponese, la francese contro l'inglese, ecc! .... Alla guerra imperialista, alla pace imperialista, la prima rivoluzione bolscevica ha strappato i primi cento milioni di uomini. Le rivoluzioni successive strapperanno a simili guerre ed a simili paci l'umanità intera.
E l'ultima nostra opera la più importante, la più difficile, la più incompiuta è l'organizzazione economica, la costruzione di una base economica per il nuovo edificio socialista che sostituisce quello vecchio e feudale distrutto, e quello capitalista semidistrutto. In questa opera, che è la più difficile e la più importante, abbiamo, più che in ogni altra, subito insuccessi e commesso errori. Come se si potesse incominciare senza insuccessi e senza errori un'opera simile, nuova al mondo! Ma noi l'abbiamo iniziata. Noi la continuiamo. Noi correggiamo appunto ora, con la nostra «nuova politica economica», tutta una serie di errori da noi commessi, noi impariamo come si deve proseguire nella costruzione dell'edificio socialista, in un paese di piccoli contadini, senza cadere in questi errori.
Le difficoltà sono immense. Noi siamo abituati a lottare contro difficoltà immense. Non per nulla i nostri nemici ci hanno soprannominati uomini «granitici» e rappresentanti di una «politica che spezza le ossa». Ma noi abbiamo imparato anche, per lo meno sino a un certo punto, un'altra arte, necessaria nella rivoluzione, la flessibilità, la capacità di cambiare rapidamente e bruscamente la nostra tattica, di tenere in considerazione i mutamenti delle condizioni obiettive, di scegliere una nuova via verso il nostro scopo se quella di prima si è dimostrata inapplicabile, impossibile per un determinato periodo di tempo.
...
Con uno studio tenace e perseverante, verificando praticamente l'esperienza di ogni nostro passo, non temendo di rifare più volte ciò che si è incominciato, correggendo i nostri errori, considerandone attentamente il significato, noi passeremo anche nelle classi successive. Noi seguiremo tutto il «corso», quantunque le circostanze della economia e della politica mondiale lo abbiano reso molto più lungo e difficile di quanto non avremmo voluto. Per quanto siano dure le sofferenze del periodo transitorio, le calamità, la fame, lo sfacelo, noi non ci perderemo d'animo e, ad ogni costo, condurremo la nostra causa a una fine vittoriosa.
Concezione del Diritto e transizione al socialismo nella Repubblica Popolare Cinese
Intervista ad Oliviero Diliberto, segretario nazionale PdCI, di ritorno da Pechino
a cura di Andrea Catone
Sei di ritorno dalla Cina, con cui da diversi anni collabori alla stesura del codice civile, pubblicando tra l?altro articoli su riviste giuridiche cinesi. La Cina hai dichiarato al TG - scrive oggi il codice civile guardando al Diritto romano e non al modello anglosassone, una scelta favorita dalla traduzione in cinese venti anni fa, dei principali testi di diritto romano. Quali sono le ragioni di questa scelta, quali le sue implicazioni?
[Qui Milano Libera] Il trionfo della corruzione (pt.1)
Per aver gridato al ladro senza il permesso delle guardie, domani 5 novembre insieme a sei amici più un occasionale passante saremo a processo in veste di imputati. ''Riunione non autorizzata'' è il disonore che ci viene addebitato. Mi appello all'inclemenza della corte: chiedo fin d'ora una condanna esemplare: per me, che sono il promotore, gli altri non c'entrano. Se il beneficiario della corruzione si fa le leggi per non essere condannato, coerenza vuole che chi grida allo scandalo non abbia scampo.
Dalle ore 9.30 presso il Tribunale di Milano, Palazzo di Giustizia
Via Freguglia, 1, 1^ Sez. Penale, Piano terzo
Mentre stiamo chiudendo il numero in tipografia ci è arrivata la notizia della morte della compagna Diana Blefari Melazzi nel carcere di Rebibbia.
Lasciamo agli avvoltoi della comunicazione, macchiati di sangue quanto i suoi carcerieri, ogni speculazione.
A noi resta il dolore e la rabbia per un'altra vittima della violenza dello stato.
A pugno chiuso.
E' morta Diana
era malata
ma in qualche modo ci son riusciti
l'hanno assassinata
è morta Diana
la Blefari Melazzi
saran contenti tutti
padroni governanti giudici e consulenti
PAZZI
fonte SENZA CENSURA N. 30
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