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lun, 01 marITALIA, 14 MILIONI DI SENZA LAVORO
Mentre Berlusconi vanta le grandi realizzazioni del suo governo, in Italia l'unica
cosa che aumenta e' la disoccupazione.

Il tasso di disoccupazione continua a salire e a gennaio si posiziona all'8,6%,
dall'8,5% di dicembre 2009. Lo comunica l'Istat, sottolineando che e' il dato
peggiore da gennaio 2004, inizio delle serie storiche.
Il tasso di disoccupazione giovanile, fa inoltre sapere l'Istat, è pari al 26,8%, con
una crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,6 punti
percentuali rispetto a gennaio 2009. La disoccupazione maschile raggiunge a gennaio
un livello pari a 1 milione 147 mila unità, in aumento del 2,1% (+23.000 unità)
rispetto al mese precedente e del 27,2% (+245.000 unità) rispetto allo stesso mese
dell'anno precedente. Il numero di donne disoccupate è invece pari a 997.000 unità
con una riduzione dell'1,9% rispetto a dicembre (-19.000 unità), a fronte di un
aumento del 9,8% rispetto a gennaio 2009 (+89.000 unità). Il tasso di disoccupazione
maschile risulta uguale al 7,7%, in crescita sia rispetto a dicembre (+0,2 punti
percentuali) sia rispetto a gennaio 2009 (+1,7%). Il tasso di disoccupazione
femminile è pari al 9,8%, in diminuzione rispetto a dicembre (-0,2 punti percentuali)
ma in aumento rispetto al mese di gennaio 2009 (+0,8 punti percentuali).
Il numero delle persone in cerca di occupazione a gennaio risulta pari a 2.144.000.
Questo senza contare i cassintegrati che andranno in mobilita'.
Guardando al numero degli inattivi di età compresa tra i 15 e i 64 anni, esso risulta
pari a 14 milioni 871 mila unità
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Michela Nicolussi Moro
Corriere del Veneto - 25-11-2009
VENEZIA - C?era una volta il cappellano dell?ospedale, che girava per le stanze a offrire supporto spirituale ai malati, in ossequio al precetto evangelico dell?assistenza agli infermi. E non per denaro. Ma nel Veneto bianco e offeso dalla sentenza della Corte europea che ha bandito il crocefisso dalle scuole, quella è una figura superata. Oggi la Regione «regolarizza gli assistenti religiosi» sottoscrivendo un protocollo d?intesa con le Diocesi venete che obbliga Usl, Aziende ospedaliere e tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private accreditate ad assumere i sacerdoti (diocesani e religiosi) con lo stesso contratto degli infermieri. Recita infatti l?accordo deliberato in giunta all?unanimità e a breve firmato dal governatore Giancarlo Galan e dal Patriarca di Venezia Angelo Scola: «La Regione Veneto, considerando che l?assistenza religiosa concorre al miglioramento dei servizi erogati dalle aziende sanitarie e al processo terapeutico dell?ammalato, si impegna a favorirne la presenza nelle strutture sanitarie ». Il protocollo sottolinea che gli assistenti religiosi godranno di inquadramento, trattamento economico e scatti di anzianità previsti dal contratto collettivo nazionale di lavoro per il comparto sanità, in particolare per il personale di categoria D, cioè gli infermieri laureati (stipendio base di 1500 euro netti al mese). I preti saranno assunti dalle aziende sanitarie, ma su designazione dell?Ordinario diocesano, con contratto di durata indeterminata, a tempo pieno o parziale.
Le regole Insomma i religiosi verranno pagati dalle Usl, che passeranno loro anche alloggio gratuito e «adeguatamente arredato», mensa, uffici oltre a chiesette e cappelle (mantenimento e manutenzione sono sempre a carico dell?«ente gestore»), ma obbediranno solo alla Chiesa. Dalla quale saranno nominati e, in caso, licenziati. Per di più, raggiunta l?età della pensione, potranno «rimanere in servizio in regime di convenzione». Fin qui l?aspetto economico. Quello operativo non è da meno. Il protocollo li autorizza a entrare nell?attività ospedaliera, promuovendo iniziative «di sostegno al processo terapeutico» del malato, contribuendo alla formazione del personale in tema di umanizzazione, partecipando ai Comitati etici, ai corsi di formazione aperti al personale del comparto e organizzando opere di volontariato. Ai sacerdoti sono inoltre garantiti «l?accesso alle strutture di ricovero o assistenza senza alcuna limitazione» e orari flessibili, con l?unico obbligo di assicurare la reperibilità anche di notte. Verranno infine affiancati da diaconi, religiose e laici, loro sì volontari. Il tutto per un?operazione che alla Regione costerà, per ora, 2 milioni di euro. «In un momento storico nel quale l?Europa consente a qualche professore di gettare nel cestino il crocefisso, abbiamo ritenuto utile offrire alla nostra gente un servizio prezioso dice l?assessore alla Sanità, Sandro Sandri . Per un malato può essere di conforto la presenza di una figura religiosa capace di portare serenità e una parola di speranza». Naturalmente, precisa il protocollo, «nel rispetto della volontà e della libertà di coscienza di ciascuno».
Le reazioni Se le Diocesi «esprimono vivo apprezzamento per l?importante accordo», perchè «riconosce e regola il prezioso servizio di assistenza spirituale che sta a cuore alle Chiese del Veneto e le spinge ogni giorno a dare il proprio contributo alla vita buona di questa regione », le Usl restano sorprese («Non ne sapevamo niente ») e i sindacati protestano. «Visto che ai sacerdoti verrà applicato un contratto che abbiamo firmato noi, la Regione poteva anche consultarci dice Cristina Bastianello, Cgil Veneto . Bisogna vigilare affinchè non ci sia ingerenza ideologica della Chiesa nell?attività terapeutica». «Strutturare quella che dovrebbe essere la normale attività di apostolato significa sovvenzionare la Chiesa, mettendo i preti a carico dello Stato osserva Pietro Levorato, Uil Fpl Veneto . E? scorretto equipararli agli infermieri, a differenza loro assunti per concorso e soggetti ai controlli della legge Brunetta, ed è inconcepibile pagarli con i soldi di tutti i cittadini. Anche di quelli laici o di altre confessioni, che a questo punto avebbero diritto ad avere i loro ministri di culto in corsia. La presenza dei religiosi ostacolerà inoltre l?aborto, la somministrazione della pillola del giorno dopo, importanti decisioni su pazienti in stato vegetativo. Senza contare che potrebbero fare proselitismo sui soggetti più fragili». Perplesso anche Diego Bottacin, consigliere regionale del Pd: «Non metto in dubbio l?utilità dell?assistenza spirituale, ma il modo di inquadrarla. Non può essere una sanatoria obbligatoria per tutte le Usl bensì un?azione a loro discrezione, e deve contemplare un concorso oppure una semplice convenzione».
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HAITI: CHAVEZ, GLI USA STANNO «OCCUPANDO MILITARMENTE»
OBAMA MANDI MEDICI E NON SOLDATI
Caracas, 18 gen. - (Adnkronos) - Il presidente venezuelano Hugo Chàvez ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno approfittando del terremoto ad Haiti per «occupare militarmente» il Paese. «Stanno occupando Haiti facendo finta di nulla», ha detto Chàvez, allegando che gli Usa starebbero inviando nel Paese caraibico «migliaia di soldati armati, come per una guerra». Per il presidente venezuelano se Washington vuole davvero aiutare gli haitiani deve inviare «medicinali, acqua e alimenti». «Chi ha detto che mancano soldati con fucili e mitragliatrici? Questo è aggravare il problema. Obama mandi medici, tende e medicine» ha dichiarato Chàvez durante il programma televisivo «Alò Presidente». Il presidente della Venezuela ha annunciato che il suo governo donerà ad Haiti «tutto il combustibile» di cui il Paese caraibico ha bisogno, e ha affermato che la prima nave cisterna partirà oggi. Il ministro degli Esteri venezuelano, Nicolàs Maduro, ha dichiarato che due aerei cargo russi sono arrivati in Venezuela per rafforzare il trasporto di rifornimenti ed utensili verso Haiti.
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sab, 09 gen GLI SPARTACUS NERI DI ROSARNO

Cosa ci fanno più di diecimila immigrati irregolari nelle campagne calabresi? E'
ovvio, portano benessere a chi li sfrutta. Per farlo vivono in condizioni igieniche
da porcile, sono pagati poco e in nero, non hanno nessun tipo di assistenza. La
risposta cieca pronta e assoluta del solito coglione terzomondista è sempre la
stessa: "Sono qui da noi perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono più
fare!". Tutto il contrario, pagate gli italiani il giusto e ci sarebbe la fila di
calabresi disoccupati per prendere il loro posto.
Gli africani irregolari sono sempre stati lì, splendenti nel sole dei campi del Sud e
a marcire nelle topaie. E dov'erano, dove sono le varie istituzioni che fracassanno i
coglioni all'ultima bancarella del mercato per l'igiene, lo scontrino, la licenza, la
tassa di occupazione, dove sono? E soprattutto perché le paghiamo se vedono sempre e
solo il fuscello e non la trave? L'Italia è un piccolo Paese, con poche risorse e un
tasso di disoccupazione da far paura. Dobbiamo avere il coraggio di dirci che gli
immigrati sono in prevalenza forza lavoro sfruttata, merce per imprenditori senza
scrupoli e per politici e giornalisti con la erre moscia che cianciano di pozzi
avvelenati. Una risorsa preziosa per i politici che li lasciano al loro destino. E'
in corso una guerra, che qualche volta esplode, tra poveri: immigrati e cittadini
italiani, entrambi presi per i fondelli. Lo Stato si è fermato a Rosarno.
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La rivolta di Rosarno. Maroni, basta con le menzogne. Questo caos lo hai creato tu.
di Redazione di Terrelibere.org
fonte www.terrelibere.org del 09/01/2010
Secondo il ministro dell`Interno l`immigrazione clandestina a Rosarno alimenta criminalità e degrado. Maroni dimentica la rivolta antimafia dello scorso dicembre, la collaborazione degli africani con le forze dell`ordine, le terribili condizioni in cui sono costretti a lavorare e contro cui protestano da sempre. E soprattutto non ricorda di aver annunciato -lo scorso anno - 200 mila euro per far fronte all`emergenza. Oggi ne sono arrivati 900 mila, solo a Rosarno. Come sono stati spesi?
"A Rosarno c`e` una situazione difficile come in altre realtà, perché in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un`immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall`altra ha generato situazione di forte degrado". Il ministro dell`Interno, Roberto Maroni, parla della rivolta degli extracomunitari ieri sera in Calabria. "Abbiamo posto sostanzialmente fine all`immigrazione clandestina: a poco a poco riporteremo alla normalità le situazioni che lo richiedono".
Questa è la realtà che il ministro finge di non conoscere:1) nel marzo del 2009, Maroni arrivava a Reggio Calabria e - colpito dalla situazione dei migranti nella Piana - annunciava 200 mila euro del PON Sicurezza per l`emergenza migranti, in particolare "primi interventi assistenziali in relazione alla situazione di forte disagio presente a Rosarno ed in altre aree della provincia per la presenza di immigrati". Oggi quei fondi sono arrivati, anzi di più: 930 mila euro per il ?recupero urbano delle aree degradate? di Rosarno. Come sono stati spesi? Perché l`emergenza annunciata (che si presenta ogni inverno dal 1990) non è stata affrontata?
1) Non tutti sono "clandestini". Tanti lavoratori hanno il permesso di soggiorno in scadenza, sono stati licenziati nelle aziende del Nord dove lavoravano fino a ieri e rischiano di perdere i documenti se non trovano un altro contratto entro pochi mesi. Sono le regole disumane della Bossi Fini.
2) Tanti irregolari sono denegati (richiedenti asilo a cui è stato opposto un rifiuto). Molti hanno il permesso di soggiorno, ad esempio uno dei due ragazzi feriti nell`attentato che ha scatenato la rivolta.
3) Dire che gli stranieri portano degrado a Rosarno è assolutamente falso; il degrado è frutto dello strapotere mafioso, prodotto da italiani, contro cui il suo governo non ha fatto nulla e che viene di fatto accettato dagli abitanti locali. Gli africani, invece, si sono ribellati alla mafia nel dicembre 2008 ed hanno collaborato con i carabinieri, portanto all`arresto dei loro aguzzini.
4) I migranti irregolari della Piana hanno sempre chiesto di "poter lavorare in condizioni dignitose". Non vogliono essere "clandestini": si trovano a non avere documenti per le assurde leggi razziste varate da uno Stato irresponsabile.
5) Molti arrivano al Sud perché sperano di trovare uno Stato meno asfissiante, e di sfuggire al clima da caccia allo straniero creato dalla Lega.6) Gli stranieri - sia "clandestini" che regolari - sostengono l`economia agricola del Sud. Senza di loro, arance, pomodori ed ortaggi marcirebbero nei campi. I loro salari da fame sono indipendenti dal prezzo di mercato. Braccianti e consumatori pagano una filiera malata, caratterizzata da passaggi parassitari, forme estorsive, presenze mafiose.
7) Qual è la "normalità" che Maroni vuole portare nella Piana, cacciando i "clandestini"? Quella dei morti ammazzati a colpi di kalashnikov dopo una lite per un posteggio? Quella delle autobombe? Quella dei razzi anticarro di provenienza jugoslava trovati in normali appartamenti? Quella dei ragazzini di 14 anni ammazzati con un colpo alla nuca?
Se proseguirà l`azione criminale della Lega, la rivolta di Rosarno si estenderà rapidamente al Nord. Milioni di lavoratori stranieri - che sostengono la nostra economia, pagano le nostre pensioni, tengono in piedi interi settori produttivi - non ne possono più di essere criminalizzati e sfruttati.
Furore a Rosarno. Scene di lotta di classe nell'Italia del XXI° Secolo
di Rete dei Comunisti
su Contropiano del 09/01/2010
Il "riot" di Rosarno è, dopo quello di Castel Volturno, una delle più visibili rivolte dei lavoratori immigrati.avvenute in Italia. Le dinamiche della rivolta sono partite da una gratuita provocazione causata da alcuni abitanti locali di Rosarno che hanno iniziato a sparare contro un gruppo di immigrati. Questa è stata la scintilla che a provocato la rivolta. Il riot ha ricordato, non tanto nelle quantità ma nella qualità, le rivolte delle banlieu francesi o dei ghetti statunitensi, dove la rabbia si scaglia contro tutto, perché tutto è precluso, una macchina, una casa, un lavoro, una vita?Anche questa è una delle tante facce della crisi e dei suoi effetti nei nostri territori.
Ma chi sono questi immigrati di Rosarno? Stiamo parlando di lavoratori che come moderni wobbly lavorano tra le due coste italiane seguendo i flussi del lavoro agricolo di raccolta, dalla Puglia, alla Campania alla Calabria. Vivono accampati in capannoni fatiscenti e non hanno nessuna garanzia sociale e democratica. L?unico elemento identitario, auto-riconosciuto, che hanno è quello etnico e per alcuni religioso. Sono alla mercè di un padronato agricolo, spesso colluso con la malavita organizzata, che prospera su questo segmento, non sindacalizzato e dove non viene rispettato il benchè minimo diritto.
Le immagini che ci giungono da Rosarno pongono degli interrogativi importanti a tutti rispetto ai livelli di contraddizioni particolari mai vissute in Italia.
Che queste rivolte avvengano al Sud è un dato interessante, che dimostra il ritardo con cui si è analizzato le modifiche del territorio e delle diverse comunità urbane. L?immigrazione dei giovani scolarizzati del sud verso il nord produttivo e razzista, si somma ad un sud che vive anche grazie ad una nuova manodopera operaia immigrata, producendo dinamiche razziste per certi versi ancora più spietate che al nord. In quanto la concorrenza diventa ancora più stringente tra le fasce popolari.
I ritardi della sinistra sono molteplici, l?aver puntato esclusivamente sotto un aspetto umanistico-etico il problema immigrazione, porta a non cogliere le dinamiche di classe che si sono innestate, Per Lenin nel socialismo non c?era un grammo di etica, perché l?unità della classe si misurava nella sua utilità rispetto alla lotta di classe. Fintanto che non si dimostra perché è utile per un lavoratore italiano unirsi ad un lavoratore immigrato e viceversa, gli elementi identitari e razzisti avranno sicuramente la meglio.
Esiste inoltre un duplice problema: da una parte il trovarsi davanti un soggetto che è di fatto espulso dalla ?civile democrazia? dall?altra la cronica mancanza di organizzazione e di strumenti sindacali di difesa. Finche non si avrà il coraggio di intervenire e provare a dare forma organizzata a questa rabbia, rivolte come quelle di Rosarno si susseguiranno e amplieranno i margini della guerra tra poveri.
Quando gli schiavi si ribellano e la loro rabbia spaventa la borghesia
di Lucio Garofalo
su Lettere ad Essere comunisti del 11/01/2010
La rivolta rabbiosa ed improvvisa (ma prevedibile) dei braccianti africani della piana di Gioia Tauro, che hanno messo in atto una furiosa guerriglia urbana che rievoca le scene incendiarie della banlieue parigina o dei ghetti di Los Angeles di alcuni anni fa, ha turbato i sonni tranquilli di una società piccolo-borghese che si è ridestata attonita e sgomenta dal torpore in cui sono sprofondate pure le masse proletarie italiane, vittime di un razzismo strisciante alimentato quotidianamente dai media e dal governo in carica.
Gli ipocriti e i benpensanti si scandalizzano facilmente di fronte alla rivolta degli immigrati, deprecando l?aggressività e la rabbia con cui si è manifestata, celebrando l?intervento armato delle forze dell?ordine, come se la violenza di chi reagisce all?oppressione non abbia una ragione morale superiore alla violenza perpetrata dall?oppressore. Gli schiavi non possono e non devono ribellarsi al loro padrone.
La violenza fa parte di una società che la condanna come un delitto quando ad esercitarla sono gli ultimi e i più deboli, i negri, i proletari e gli oppressi in genere, ma viene legittimata come un diritto quando è una violenza sistemica esercitata dal potere, per cui viene autorizzata in termini di repressione armata finalizzata alla salvaguardia dell'ordine costituito, un ordine retto (appunto) sulla violenza di classe.
Non a caso la violenza viene esecrata solo quando è opera degli oppressi e degli sfruttati. Si pensi alla rivolta di massa che alcuni anni fa esplose con furore nella banlieue parigina, espandendosi con la rapidità di un incendio alle altre periferie suburbane della Francia. Si pensi all?esplosione di rabbia e violenza dei lavoratori immigrati di Rosarno, in maggioranza di origine africana, oppressi e sfruttati a nero, maltrattati e vessati dai caporali e dalla criminalità al limite della sopportazione umana.
Per comprendere tali fenomeni sociali occorre rendersi conto di ciò che sono diventate le aree periferiche e suburbane in Francia, ossia luoghi di ghettizzazione, degrado ed emarginazione, occorre verificare le condizioni brutali e disumane in cui sono costretti a vivere i lavoratori agricoli immigrati in Italia, sfruttati al massimo dagli sciacalli della malavita organizzata locale e dal padronato capitalistico di stampo mafioso e legale.
In Italia meridionale si è formato un vero e proprio esercito di forza-lavoro migrante, in gran parte di origine africana, che si muove periodicamente dalla Campania alla Puglia, dalla Calabria alla Sicilia, seguendo il ciclo dei raccolti agricoli, che lavora nei campi in condizioni al limite della schiavitù e vive in ghetti subumani costituiti da baracche di cartone e nylon sostenute da fasce di plastica nera, in aree misere e degradate.
Questi braccianti irregolari, in quanto clandestini, sono costretti a lavorare a nero e sotto al sole per 14 ore al giorno, retribuiti con meno di 20 euro giornalieri, sfruttati in condizione di estrema ricattabilità, sottoposti all?arroganza dei caporali e alle vessazioni della criminalità mafiosa che controlla sia i flussi migratori che il lavoro nero. Questa manodopera agricola offerta a bassissimo costo è estremamente conveniente, in quanto viene prestata senza rispettare alcun contratto sindacale e quindi senza osservare alcuna norma di sicurezza e di retribuzione, consentendo notevoli profitti economici.
Dunque, per capire l?emblematica rivolta dei ?nuovi schiavi? bisognerebbe calarsi nella loro realtà quotidiana dove il disagio sociale e materiale, il degrado urbano, la violenza e lo sfruttamento di classe, la precarietà economica, il dolore, la disperazione e l?emarginazione degli extracomunitari, costituiscono il retroterra materiale, sociale ed ambientale che produce inevitabilmente drammatiche esplosioni di rabbia, violenza e guerriglia urbana come quelle a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni in Calabria.
Invece, tali vicende sono etichettate e liquidate (ingiustamente e banalmente) come atti di ?teppismo? e ?delinquenza?, secondo parametri razzisti e classisti che sono tipici di una mentalità ipocrita e benpensante che da sempre appartiene alla piccola borghesia.
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